Telescopi

Rappresentazione artistica di un seme di buco nero supermassiccio. Nei riquadri il candidato visto da Chandra (sopra) e da Hubble (sotto) (Immagine X-ray: NASA/CXC/Scuola Normale Superiore/F. Pacucci, et al. Optical: NASA/STScI. Illustration: NASA/CXC/M. Weiss)

Un articolo in fase di pubblicazione sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive una ricerca sull’origine dei buchi neri supermassicci. Un team di scienziati italiani guidati da Fabio Pacucci della Scuola Normale Superiore di Pisa ha utilizzato i telescopi spaziali della NASA per identificare due antichissimi oggetti che rappresentano i migliori candidati “semi” di buchi neri trovati finora.

La nebulosa LHA 120-N55 fotografata con il VLT (Foto ESO)

L’ESO ha pubblicato nuove fotografie della nebulosa LHA 120-N55, generalmente chiamata semplicemente N55, scattate con il VLT (Very Large Telescope). Si tratta di una nebulosa a emissione situata dentro una cosiddetta superbolla chiamata LMC 4 e ha un alone che nelle immagini ha vari colori come un mantello che adorna stelle di recente formazione ed è composto di gas rimasto dopo che la maggior parte è stata assorbita da quelle stelle.

Immagine dei resti della supernova Tycho (X-ray: NASA/CXC/GSFC/B. Williams et al; Optical: DSS; Radio: NSF/NRAO/VLA)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” descrive una ricerca sui resti della supernova Tycho, la cui esplosione venne vista sulla Terra nel 1572 in un evento ampiamente documentato. L’espansione dei materiali rimasti è ancora interessante e un team di astronomi l’ha studiata con l’osservatorio per i raggi X Chandra della NASA, Karl G. Jansky Very Large Array (VLA) e molti altri telescopi per creare una sorta di film che la mostra.

Rappresentazione artistica dei più grandi pianeti nani del sistema solare (Immagine Konkoly Observatory/András Pál, Hungarian Astronomical Association/Iván Éder, NASA/JHUAPL/SwRI)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” descrive una ricerca sull’oggetto transnettuniano chiamato 2007 OR10. Un team di astronomi ha utilizzato il telescopio spaziale Kepler della NASA e dati dell’archivio delle osservazioni del telescopio spaziale Herschel dell’ESA per studiare questo corpo celeste. Il risultato è che hanno scoperto che esso è decisamente più grande di quanto sembrasse ed è probabilmente un pianeta nano.

concetto artistico di vari pianeti scoperti dal telescopio spaziale Kepler (Immagine NASA/W. Stenzel)

Ieri la NASA ha tenuto una conferenza stampa per annunciare che 1.284 esopianeti sono stati verificati tra i candidati scoperti usando il telescopio spaziale Kepler. Si tratta di gran lunga del più grande numero di pianeti aggiunti alla lista ormai lunga di quelli conosciuti. Un articolo su questa scoperta è stato appena pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal”.