Telescopi

I resti di supernova G11.2-0.3 (Foto X-ray: NASA/CXC/NCSU/K. Borkowski et al; Optical: DSS)

Al workshop “Chandra Science for the Next Decade” che si sta tenendo a Cambridge, nel Massachussets, è stata presentata una nuova immagine dei resti di una supernova chiamati G11.2-0.3 ottenuta usando l’Osservatorio per i raggi X Chandra della NASA. Per anni questi erano stati considerati i resti della supernova registrata dai cinesi nel 386 D.C. e per questo motivo conosciuta come SN 386 ma i nuovi esami indicano che si trattò di una diversa supernova.

La nube molecolare dietro la nebulosa di Orione vista da HAWK-I (a sinistra) e da ALMA (a destra) (Immagine ESO/Goicoechea et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive una ricerca sulla nube molecolare situata dietro la nebulosa di Orione. Un gruppo di ricercatori ha utilizzato lo strumento HAWK-I montato sul Very Large Telescope (VLT) e il radiotelescopio ALMA, entrambi dell’ESO, per osservare momenti chiave di fenomeni astrochimici, cioè delle reazioni chimiche che avvengono nello spazio e in questo caso in quell’area e un giorno porteranno alla nascita di nuove stelle.

L'area attorno alla galassia nana DDO 68 con un possibile satellite viste da LBT (Immagine cortesia Francesca Annibali/INAF)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” descrive una ricerca sulla galassia nana DDO 68. Un team internazionale di ricercatori guidato da Francesca Annibali dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) ha utilizzato il Large Binocular Telescope (LBT) per effettuare le osservazioni che hanno permesso di dimostrare che anche una galassia molto piccola può catturare galassie ancora più piccole.

Rappresentazione artistica di Io con i suoi vulcani e il collasso dell'atmosfera durante le eclissi (Immagine SwRI/Andrew Blanchard)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Journal of Geophysical Research” descrive una ricerca finanziata dalla NASA sull’atmosfera di Io, una delle lune “galileiane” di Giove. Un gruppo di scienziati guidati da Constantine Tsang del Southwest Research Institut ha rilevato i cambiamenti che avvengono nell’atmosfera di Io, notando come essa collassi quando entra nell’ombra di Giove e la temperatura scende.

DEM L316A vista dal telescopio spaziale Hubble (Immagine ESA/Hubble & NASA, Y. Chu)

Una fotografia scattata dal telescopio spaziale Hubble mostra i resti di una stella morta molto tempo fa. Si tratta di scie di gas ionizzato che emettono ancora un debole bagliore, l’ultimo prodotto dell’immensa energia generata in una supernova di tipo Ia. Questi resti di una supernova chiamati DEM L316A si trovano nella Grande Nube di Magellano, una galassia satellite della Via Lattea, a circa 160.000 anni luce dalla Terra.