Telescopi

Immagine che mostra le apparizione della supernova SN Refsdal. Nel cerchio in alto una possibile apparizione nel 1998, in quello centrale l'apparizione del 2014 e in quello in basso l'apparizione del 2015 (Immagine NASA, ESA, S. Rodney (John Hopkins University, USA) and the FrontierSN team; T. Treu (University of California Los Angeles, USA), P. Kelly (University of California Berkeley, USA) and the GLASS team; J. Lotz (STScI) and the Frontier Fields team; M. Postman (STScI) and the CLASH team; and Z. Levay (STScI))

Il telescopio spaziale Hubble ha permesso di osservare una supernova proprio durante l’esplosione. Ciò grazie al fatto che la sua apparizione era stata predetta. Per la prima volta, l’utilizzo di complessi calcoli legati alla teoria della relatività hanno permesso di cogliere la supernova soprannominata Refsdal nel momento in cui è esplosa. È la prima volta che un risultato del genere è stato conseguito sfruttando l’effetto di lente gravitazionale dell’ammasso galattico MACS J1149.5 + 2223, che ha curvato la luce proveniente da quella stella mostrando l’esplosione più volte in diverse aree del cielo.

Rappresentazione artistica dei dieci esopianeti gioviani caldi osservati in questo studio (Immagine NASA, ESA, and D. Sing (University of Exeter))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive una ricerca che offre una spiegazione all’apparente scarsità d’acqua rilevata su certi esopianeti del tipo chiamato Giove caldo o gioviano caldo. Si tratta di giganti gassosi proprio come Giove che però orbitano molto vicini alle loro stelle e di conseguenza hanno temperature superficiali molto elevate. Un team internazionale di astronomi ha utilizzato i telescopi spaziali Hubble e Spitzer per studiare dieci esopianeti di questo tipo.

L'ammasso galattico MACS J0416.1-2403 osservato dal telescopio spaziale Hubble con la galassia soprannominata Tayna nel riquadro (Immagine NASA, ESA, and L. Infante (Pontificia Universidad Catolica de Chile))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astrophysical Journal” descrive la scoperta della galassia più tenue dell’universo primordiale. Secondo questo studio, questa galassia è nata quando l’universo aveva “solo” 400 milioni di anni circa e per questo motivo è stata soprannominata Tayna, che significa “primogenita” nella lingua Aymara. Per rilevarne la luce è stato utilizzato l’effetto di lente gravitazionale di un ammasso galattico. Esso ha permesso di catturare la luce estremamente fioca di un totale di 22 galassie antichissime usando i telescopi spaziali Hubble e Spitzer.

Illustrazione artistica dell'evento ASASSN-14li che mostra il disco di materiali attorno al buco nero supermassiccio e altri resti della stella distrutta in una coda di materia espulsa (Immagine spettro: NASA/CXC/U.Michigan/J.Miller et al.; illustrazione: NASA/CXC/M.Weiss

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” descrive le osservazioni di un buco nero supermassiccio con una massa alcuni milioni di volte quella del Sole che ha distrutto una stella con la conseguente formazione di un getto di materia che si muove a una velocità vicina a quella della luce. Quest’evento, chiamato ASASSN-14li, era già stato descritto poche settimane fa in un’altra ricerca i cui risultati erano stati pubblicati sulla rivista “Nature”.

Immagine della stella VY Canis Majoris catturata dallo strumento SPHERE del VLT (Foto ESO)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” descrive uno studio sulla stella VY Canis Majoris, una delle più grandi della Via Lattea. Lo strumento SPHERE montato sul VLT (Very Large Telescope) dell’ESO ha permesso di ottenere immagini molto dettagliate di questa stella permettendo di studiare la polvere che la circonda e la notevole massa che perde nel tempo emettendola.