Telescopi

La Nebulosa della Tarantola con le pulsar PSR J0540-6919 e PSR J0537−6910 cerchiate (Immagine NASA's Goddard Space Flight Center; background: ESO/R. Fosbury (ST-ECF))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” descrive lo studio della prima pulsar che mette raggi gamma scoperta al di fuori della Via Lattea. Catalogata come PSR J0540-6919, fa parte di un’area ricca di stelle conosciuta come Nebulosa della Tarantola o 30 Doradus, all’interno della Grande Nube di Magellano, una piccola galassia satellite della Via Lattea. L’emissione di raggi gamma da questa pulsar è stata individuata dal LAT (Large Area Telescope), uno degli strumenti del telescopio spaziale per raggi gamma Fermi.

V774104 (Foto cortesia Subaru Telescope by Scott Sheppard, Chad Trujillo, and David Tholen. Tutti i diritti riservati)

Al 47° meeting annuale della American Astronomical Society’s Division for Planetary Sciences a National Harbor, nel Maryland, è stata annunciata la scoperta di un corpo celeste chiamato per ora solo V774104. Usando il telescopio Subaru alle Hawaii, un team guidato da Scott Sheppard della Carnegie Institution for Science e Chad Trujillo dell’Osservatorio Gemini alle Hawaii ha scoperto quello che sembra l’oggetto più distante finora individuato nel sistema solare essendo a circa 15,5 miliardi di chilometri dal Sole, circa il triplo di Plutone e circa 103 volte quella della Terra.

Schema dell'espulsione coronale. A sinistra, la corona si raccoglie verso l’interno, al centro diventa luminosa e a destra prima di essere espulsa dal buco nero (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive l’osservazione dettagliata di un’enorme eruzione di raggi X da parte di un buco nero supermassiccio conosciuto come Markarian 335 o Mrk 335. I telescopi spaziali Swift e NuSTAR sono stati usati per esaminare questo fenomeno di proporzioni gigantesche concludendo che è stato originato da un’espulsione coronale.

Rappresentazione artistica di una gigante rossa con un campo magnetico interno (Immagine cortesia Rafael A. García (SAp CEA), Kyle Augustson (HAO), Jim Fuller (Caltech) & Gabriel Pérez (SMM, IAC), Photograph from AIA/SDO)

Un articolo pubblicato nei giorni scorsi sulla rivista “Science” descrive una ricerca che ha usato la tecnica dell’astrosismologia per stimare l’intensità dei campi magnetici nelle vicinanze dei nuclei di alcune giganti rosse. Ciò ha permesso di stabilire che la loro intensità può essere anche 10 milioni di volte superiore al campo magnetico della Terra. È la prima volta che gli scienziati sono riusciti a indagare all’interno di questo tipo di stella.

La cometa Lovejoy o C/2014 Q2 fotografata il 12 febbraio 2015 (Foto cortesia Fabrice Noel)

Un articolo appena pubblicato sulla rivista “Science Advances” descrive una ricerca sulla cometa Lovejoy, catalogata come C/2014 Q2. Un team di di ricercatori guidato da Nicolas Biver dell’Observatoire de Meudon, in Francia, ha analizzato i composti emessi assieme all’acqua quando la cometa è passata vicino al sole, il 30 gennaio 2015, e ha scoperto 21 diverse molecole organiche tra cui alcol etilico e glicolaldeide, uno zucchero semplice.