La navicella spaziale Dragon al decollo sul razzo vettore Falcon 9 all'inizio della missione CRS-7 (Immagine NASA)

Poco fa la navicella spaziale SpaceX Dragon è partita su un razzo vettore Falcon 9 dalla base di Cape Canaveral nella missione CRS-7 (Cargo Resupply Service 7), indicata anche come SpX-7. Doveva essere la settima missione che comprendeva l’invio della navicella spaziale Dragon alla Stazione Spaziale Internazionale con vari carichi. Purtroppo un paio di minuti dopo il lancio qualcosa è andato male provocando la distruzione del razzo e della Dragon.

Sei delle aree ghiacciate sulla superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko individuate dalla sonda spaziale Rosetta (Immagine ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA)

La macchina fotografica OSIRIS (Optical, Spectroscopic, and Infrared Remote Imaging System) della sonda spaziale Rosetta dell’ESA ha permesso di identificare 120 aree ghiacciate sulla superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Uno studio della presenza del ghiaccio è stato appena pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics”. Quella presenza era ben conosciuta ma le osservazioni da parte di Rosetta hanno permesso capire le fasi di trasformazione in gas, quanto di esso formi chioma e coda della cometa e quanto ricade sulla superficie.

Concetto artistico del pianeta GJ 436b avvolto nella sua immensa coda mentre orbita attorno alla stella GJ 436 (Immagine NASA, ESA, and G. Bacon (STScI))

Un articolo sulla rivista “Nature” descrive una ricerca che riguarda il pianeta GJ 436b, la cui massa è simile a quella di Nettuno. Usando il telescopio spaziale Hubble, un team di astronomi guidato da David Ehrenreich dell’Osservatorio svizzero di Ginevra ha scoperto che lascia dietro di sé un’enorme coda delle dimensioni stimate di circa 50 volte quella della stella attorno a cui orbita. Si tratta di emissioni di idrogeno strappato al pianeta che lo fa sembrare un’enorme cometa.

Rappresentazione artistica della galassia CR7 (Immagine ESO/M. Kornmesser)

Un articolo in fase di pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive la scoperta di una galassia chiamata CR7 vista com’era all’epoca dell’universo primordiale in cui sono state trovate stelle di prima generazione. Questa ricerca è stata effettuata usando soprattutto il Very Large Telescope dell’ESO ma sono stati usati anche dati raccolti dal W. M. Keck Observatory, dal Subaru Telescope e dal telescopio spaziale Hubble.