Mappa delle aurore ultraviolette, indicate con i cerchi bianchi, sopra la struttura magnetica della crosta marziana, indicata con i vari colori (Immagine basata sui dati di J-C. Gérard et al (2015))

Due articoli, uno apparso sulla rivista “Journal of Geophysical Research: Space Physics” e uno apparso sulla rivista “Icarus”, descrivono una ricerca sulle aurore ultraviolette rilevate sul pianeta Marte dalla sonda spaziale Mars Express dell’ESA. Jean-Claude Gérard e Lauriane Soret dell’Università di Liegi, in Belgio, hanno diretto un team di scienziati che ha esaminato dieci anni di dati che sono stati analizzati per capire i meccanismi di creazione di queste aurore.

Rappresentazione artistica di una tempesta solare mentre strappa via gas dall'atmosfera di Marte (Immagine NASA/GSFC)

Ben due riviste ospitano una serie articoli che descrivono i risultati di un anno della missione della sonda spaziale MAVEN della NASA, “Science” e “Geophysical Research Letters”. Le conclusioni sui motivi per cui Marte ha perso la maggior parte della sua atmosfera sono state anche spiegate in una conferenza stampa della NASA tenuta ieri. In poche parole, la colpa è del vento solare, che ha potuto portare via l’atmosfera grazie all’assenza di un campo magnetico protettivo trasformando un pianeta che in origine era simile alla Terra nel desolato pianeta rosso che conosciamo oggi.

Il razzo vettore Super Strypi sulla rampa di lancio il 23 ottobre 2015 (Foto USAF)

Era notte in Italia quando è avvenuto il primo test di lancio del razzo vettore Super Strypi nella missione indicata come ORS-4, che si è concluso con un fallimento. Il razzo è decollato regolarmente dalla base dell’aeronautica americana di Kauai, alle Hawaii ma dopo circa un minuto ha perso il controllo e dopo qualche secondo è andato a pezzi con la conseguente distruzione dei 13 satelliti che doveva mettere in orbita.

La Stazione Spaziale Internazionale fotografata da un membro dell'equipaggio dello Space Shuttle Atlantis il 23 maggio 2010 (Foto NASA)

Il 2 novembre 2000 i primi tre membri dell’equipaggio raggiunsero la Stazione Spaziale Internazionale per iniziare i lavori in quello che allora era il nuovo avamposto dell’umanità. Con quell’atto, l’astronauta americano Bill Shepherd e i cosmonauti russi Yuri Gidzenko e Sergei Krikalev vi stabilirono una presenza umana ininterrotta. Nel corso degli anni, la Stazione è stata espansa fino ad assumere la configurazione attuale sviluppando possibilità sempre più ampie di compiere ricerche che hanno portato e porteranno vari sviluppi tecnologici e scientifici.

Schema dell'espulsione coronale. A sinistra, la corona si raccoglie verso l’interno, al centro diventa luminosa e a destra prima di essere espulsa dal buco nero (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive l’osservazione dettagliata di un’enorme eruzione di raggi X da parte di un buco nero supermassiccio conosciuto come Markarian 335 o Mrk 335. I telescopi spaziali Swift e NuSTAR sono stati usati per esaminare questo fenomeno di proporzioni gigantesche concludendo che è stato originato da un’espulsione coronale.