Vista in prospettiva di Noctis Labyrinthus (Immagine ESA/DLR/FU Berlin, CC BY-SA 3.0 IGO)

L’ESA ha pubblicato nuove fotografie di Noctis Labyrinthus (labirinto della notte), scattate dalla sonda spaziale Mars Express il 15 luglio 2015. Si tratta di una catena montuosa nel lato occidentale delle Valles Marineris, un enorme complesso di canyon sul pianeta Marte, vicina al suo equatore. Le sue commplesse strutture sono state generate dalla rottura della crosta della regione di Tharsis, che ha provocato profonde fratture.

Mappe del ghiaccio d'acqua sulla superficie di Plutone (Immagine NASA/JHUIAPL/SwRI)

Negli ultimi mesi ci siamo abituati a vedere le straordinarie fotografie del pianeta nano Plutone e delle sue lune scattate dalla sonda spaziale New Horizons della NASA durante il volo ravvicinato del 14 luglio 2015 ma ci sono altri strumenti a bordo che sono stati usati per effettuare varie rilevazioni. Come le fotografie, i dati raccolti continueranno a essere inviati per molti mesi ancora. Quelli finora ricevuti dalla NASA hanno permesso di scoprire una presenza di ghiaccio d’acqua maggiore di quella prevista e di vedere l’atmosfera di Plutone agli infrarossi.

Diagramma della traiettoria della Nube di Smith (Immagine NASA/ESA/A. Feild (STScI))

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” descrive una ricerca sulla cosiddetta “Nube di Smith” (in inglese “Smith Cloud” o “Smith’s Cloud”). Si tratta di una gigantesca nube di idrogeno che al momento è all’esterno della Via Lattea ma si sta dirigendo verso la nostra galassia a circa 1.100.000 km/h. Osservazioni effettuate usando il telescopio spaziale Hubble suggeriscono che sia stata espulsa dalla Via Lattea circa 70 milioni di anni fa e ora vi stia ritornando.

La galassia nana IC 1613 fotografata dalla macchina fotografica OmegaCAM del VST (Immagine ESO)

La macchina fotografica OmegaCAM montata sul VST (VLT Survey Telescope) dell’ESO è stata utilizzata per scattare una fotografia della galassia nana IC 1613. Essa ha la particolarità di essere davvero pulita, nel senso che contiene pochissima polvere mentre la maggior parte delle galassie contiene nubi di polveri o ne è addirittura piena. Il bassissimo contenuto di polvere di IC 1613 permette agli astronomi di osservare il suo interno ed è quindi un eccellente obiettivo per gli studi astronomici e astrofisici.

L'ammasso galattico Abell 1689 (Immagine NASA/ESA/JPL-Caltech/Yale/CNRS)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Physical Review Letters” offre indizi sul legame tra la struttura interna di un ammasso galattico e l’ambiente di materia oscura che lo circonda. Lo studio della materia oscura è complesso perché può essere fatto solo indirettamente dato che al momento non siamo in grado di rilevarla direttamente. Finora gli scienziati hanno ritenuto che maggiore fosse la massa di un ammasso maggiore la quantità di materia oscura nel suo ambiente. Questa nuova ricerca suggerisce che le cose siano più complicate.