La navicella spaziale Dragon catturata dal braccio robotico della Stazione Spaziale Internazionale (Immagine NASA TV)

Poco fa la navicella spaziale Dragon di SpaceX è stata catturata dal braccio robotico Canadarm2 della Stazione Spaziale Internazionale. Tim Peake, assistito dal collega Jeff Williams, ha gestito l’operazione e ha cominciato a spostare la Dragon verso il punto d’attracco al modulo Harmony. La navicella era partita venerdi scorso ed è arrivata con un ritardo di poco più di 20 minuti sul previsto perché è stata leggermente rallentata dall’attrito atmosferico ma alla fine la prima parte della sua missione è stata compiuta.

La navicelal spaziale Dragon di SpaceX al decollo su un razzo Falcon 9 nella missione CRS-8 (Immagine NASA TV)

Poche ore fa la navicella spaziale SpaceX Dragon è partita su un razzo vettore Falcon 9 dalla base di Cape Canaveral nella missione CRS-8 (Cargo Resupply Service ), indicata anche come SpX-8. Dopo circa dodici minuti si è separata con successo dall’ultimo stadio del razzo e si è immessa sulla sua rotta. Si tratta dell’ottava di 12 missioni che comprendono l’invio della navicella spaziale Dragon alla Stazione Spaziale Internazionale con vari carichi per poi tornare sulla Terra, anche in questo caso con vari carichi.

La galassia NGC 1600 e nel riquadro un ingrandimento ottenuto da Hubble (Immagine NASA, ESA, and Z. Levay (STScI))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive la scoperta di uno dei più grandi buchi neri trovati finora. Usando dati raccolti dal telescopio spaziale Hubble e dal telescopio Gemini North alle Hawaii, un team internazionale di astronomi ha scoperto un buco nero supermassiccio con una massa stimata attorno ai 17 miliardi di volte quella del Sole nella galassia NGC 1600. Si tratta di una massa fuori dal normale considerando che è all’interno di una galassia molto grande ma abbastanza isolata.

La galassia di Andromeda con il segnale della pulsar nel riquadro (Immagine Andromeda: ESA/Herschel/PACS/SPIRE/J. Fritz, U. Gent/XMM-Newton/EPIC/W. Pietsch, MPE; data: P. Esposito et al (2016))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive la scoperta della prima pulsar nella galassia di Andromeda. Un team guidato da Paolo Esposito dell’INAF-Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmic ha trovato quest’oggetto elusivo usando gli archivi delle osservazioni effettuate con il telescopio spaziale XMM-Newton dell’ESA.

La supernova G1.9+0.3 (Immagine NASA/CXC/CfA/S. Chakraborti et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astrophysical Journal” descrive l’analisi dei resti della supernova G1.9+0.3, la più giovane osservata nella Via Lattea. Un team di astronomi dell’Università di Harvard ha utilizzato i dati raccolti dal telescopio spaziale Chandra della NASA e il radiotelescopio VLA per trovare prove del fatto che si tratti di un’esplosione originata dalla fusione di due nane bianche, quella che viene chiamata supernova di tipo Ia.