Yusaku Maezawa sulle spalle di Elon Musk (Immagine cortesia Elon Musk. Tutti i diritti riservati)

L’amministratore delegato di SpaceX Elon Musk ha rivelato che il miliardario giapponese Yusaku Maezawa sarà il primo passeggero della nave spaziale che dovrebbe compiere un viaggio attorno alla Luna. Si tratta di un’estensione del progetto annunciato l’anno scorso dato che secondo le nuove informazioni vi parteciperanno 6-8 persone ma dovrebbe avvenire solo nel 2023. Un altro partecipante potrebbe essere lo stesso Elon Musk.

Una possibile pulsar si è formata dopo una supernova a lunga durata

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astrophysical Journal Letters” descrive uno studio sulla supernova Sn 2012au. A volte le supernove rimangono luminose per un lungo tempo se i resti dell’esplosione si scontrano con strati di idrogeno ma Dan Milisavljevic della Purdue University si è chiesto se ciò possa accadere senza alcuna interazione di quel tipo. Il suo team ha studiato Sn 2012au concludendo che dopo la supernova si è formata una stella di neutroni di tipo pulsar con una rotazione e un campo magnetico sufficienti a creare una nube di gas attorno a essa, chiamata in gergo pulsar wind nebula.

L'ammasso Abell 370 (Immagine NASA, ESA, A. Koekemoer, M. Jauzac, C. Steinhardt, and the BUFFALO team)

Sono state pubblicate le prime osservazioni del telescopio spaziale Hubble nel nuovo progetto BUFFALO, che ha lo scopo di far luce sull’evoluzione delle prime galassie dell’universo, anche per stabilire gli obiettivi più interessanti per le osservazioni del telescopio spaziale James Webb. L’ammasso galattico Abell 370 è il primo a essere oggetto di studio per questa nuova indagine assieme a una serie di galassie viste attraverso lenti gravitazionali.

Frane e valanghe potrebbero essere importanti per mantenere una cometa attiva per molto tempo

Un articolo pubblicato sulla rivista “Icarus” descrive una ricerca concentrata sul legame che frane e valanghe hanno con l’attività a lungo termine della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Jordan K. Steckloff e Nalin H. Samarasinha del Planetary Science Institute hanno esaminato dati raccolti dalla sonda spaziale Rosetta dell’ESA nel corso della sua missione per concludere che quei fenomeni in atto sulla superficie della cometa, con la conseguente perdita di massa, sono una chiave per mantenerla attiva a lungo termine.