Il razzo Falcon Heavy al decollo (Foto SpaceX)

Era sera ieri in Italia quando SpaceX ha lanciato da Cape Canaveral il razzo Falcon Heavy nel suo volo inaugurale. Quello che è stato annunciato come il razzo più potente in attività ha lanciato l’automobile Tesla Roadster del suo proprietario Elon Musk con un manichino in tuta spaziale soprannominato Starman per inserirla in un’orbita attorno al Sole tra quella terrestre e quella marziana.

I due booster laterali, entrambi già usati nel 2016 in precedenti missioni, sono stati i primi a separarsi per poi cominciare le manovre che li hanno portati all’atterraggio nelle apposite piattaforme a Cape Canaveral. Dopo qualche secondo anche il secondo stadio si è separato dal booster centrale, che invece ha tentato l’atterraggio sulla piattaforma marina automatizzata “Ma certo che ti amo ancora”.

Concetto artistico dei pianeti di TRAPPIST-1 assieme alla Terra (immagine ESO/M. Kornmesser)

Due articoli, uno pubblicato sulla rivita “Astronomy & Astrophysics” e uno sulla rivista “Nature Astronomy”, descrivono due ricerche sui pianeti rocciosi del sistema di TRAPPIST-1. Vari telescopi, sia spaziali che al suolo, hanno permesso di raccogliere altre informazioni su quei 7 esopianeti e migliorare le misurazioni delle loro caratteristiche. Un risultato importante è la stima della loro densità, la quale suggerisce che alcuni di essi siano composti fino 5% di acqua. Le rilevazioni spettroscopiche suggeriscono che almeno 3 di essi abbiano un’atmosfera compatta che potrebbe permettere di avere acqua liquida sulla loro superficie.

Centaurus A e le sue galassie nane satelliti (Immagine Christian Wolf and the SkyMapper team / Australian National University)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” descrive una ricerca che mostra quella che sembra una discrepanza tra le osservazioni di un gruppo di galassie e i correnti modelli relativi alla materia oscura. Un team di astronomi ha appurato che 14 delle 16 galassie nane satelliti della galassia Centaurus A seguono uno schema comune di movimento e sono disposte su un piano invece di muoversi in modo caotico con una disposizione casuale attorno alla galassia centrale.

La Grande Nube di Magellano, l'area N113 e le molecole trovate (Immagine NRAO/AUI/NSF; ALMA (ESO/NAOJ/NRAO); Herschel/ESA; NASA/JPL-Caltech; NOAO)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” descrive la rilevazione di nuclei caldi e delle molecole più complesse individuate fuori dalla Via Lattea nella Grande Nube di Magellano, una delle galassie nane satelliti della Via Lattea. Un team guidato dall’astronoma Marta Sewilo del Goddard Space Flight Center della NASA ha usato il radiotelescopio ALMA per effettuare quelle rilevazioni che contraddicono le osservazioni precedenti in quella che era considerata una galassia primitiva dal punto di vista chimico.

Confronto tra le dimensioni del Sole e di TRAPPIST-1 (Immagine ESO)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive la più accurata misurazione delle caratteristiche della stella nana ultra-fredda TRAPPIST-1. Un team guidato dall’astronoma Valérie Van Grootel dell’Università di Liegi, in Belgio, ha usato nuove osservazioni e tecniche analitiche per raffinare le misure di TRAPPIST-1. Essa è diventata oggetto di molte ricerche dopo la conferma nel febbraio 2017 che 7 pianeti rocciosi orbitano attorno a questa minuscola stellina e conoscerne con precisione le caratteristiche aiuta a studiare l’intero sistema.