GW170817 visto da XMM-Newton (Immagine ESA/XMM-Newton; P. D'Avanzo (INAF–Osservatorio Astronomico di Brera))

Due articoli, uno pubblicato sulla rivista “Astronomy and Astrophysics” e uno su “The Astrophysical Journal Letter”, descrivono due ricerche sulle conseguenze della fusione tra due stelle di neutroni rilevata l’anno scorso alle onde elettromagnetiche e gravitazionali. Il telescopio spaziale XMM-Newton dell’ESA è stato usato per monitorare l’evoluzione delle emissioni di raggi X. L’osservatorio per i raggi X Chandra della NASA è stato usato in modo simile e un team di ricercatori ha concluso che quella fusione abbia generato un buco nero.

Il vicinato della Nebulosa Tarantola (Immagine ESO)

Un’immagine pubblicata dall’ESO mostra la Nebulosa Tarantola assieme alle aree vicine nei loro dettagli. Un team di astronomi ha utilizzato il VLT Survey Telescope (VST) all’Osservatorio del Paranal dell’ESO, in Cile, per cogliere dettagli mai visti di ammassi stellari, nubi di gas brillante e resti sparsi di supernove. Si tratta dell’immagine più nitida mai ottenuta di quella regione della Grande Nube di Magellano, una delle galassie nane satelliti della Via Lattea.

Concetto artistico di PSR J2215+5135 che irradia la compagna (Immagine cortesia G. Pérez-Díaz/IAC)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive lo studio di una pulsar catalogata come PSR J2215+5135 che è estrema anche per questa categoria di oggetti. Un team di ricercatori dell’Universitat Politècnica de Catalunya (UPC) e del Canary Islands Institute of Astrophysics (IAC) ha impiegato un metodo innovativo per misurare la massa di una delle più massicce stelle di neutroni scoperte, stimata in 2,3 volte quella del Sole. Si tratta di un metodo che potrà essere usato anche con altri oggetti.

Il centro nucleo della galassia NGC 5643 (Immagine ESO/A. Alonso-Herrero et al.; ALMA (ESO/NAOJ/NRAO))

Un’immagine pubblicata da ESO e collaborazione ALMA mostra il centro della galassia NGC 5643 ottenuta combinando osservazioni effettuate con il radiotelescopio ALMA con dati d’archivio dello strumento MUSE, montato sul VLT dell’ESO. In questo modo è stato possibile vedere oltre le nubi di polvere e gas che lo oscurano nonostante si tratti di un nucleo galattico attivo con forti emissioni elettromagnetiche generate dall’attività del buco nero supermassiccio al centro di NGC 5643.