Una combinazione dei dati raccolti con il radiotelescopio ALMA, mostrati in toni di rosso, e con l'osservatorio spaziale Chandra, mostrati in toni di blu. Al centro c'è Sagittarius A*.

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta le prove di un vento cosmico proveniente da Sagittarius A*, il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea. Mark D. Gorski e Lena Murchikova del Center for Interdisciplinary Exploration and Research in Astrophysics della Northwestern University hanno usato osservazioni condotte con il radiotelescopio ALMA e l’osservatorio spaziale Chandra della NASA per creare una mappa di qualità elevatissima del monossido di carbonio freddo presente attorno a Sagittarius A*. La mappa mostra una cavità conica dove un vento caldo e carico di energia soffia e spazza via il gas.

Abell 2744-QS01. Nei riquadri ci sono ingrandimenti di tre viste separate di QS01 generate dall'effetto di lente gravitazionale

Due articoli, uno pubblicato sulla rivista “Nature” e uno sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society”, riportano diversi aspetti di uno studio del buco nero supermassiccio catalogato come Abell 2744-QSO1, o semplicemente QSO1, che indicano che è più antico della galassia che lo ospita. Un team di ricercatori che include parecchi scienziati dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), dell’Università degli Studi di Firenze, della Scuola Normale Superiore di Pisa, della Sapienza Università di Roma e dell’Università degli Studi dell’Insubria ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale James Webb per studiare QSO1 e misurare la sua massa a circa 50 milioni di volte quella del Sole. Ciò significa che esso costituisce almeno due terzi della massa complessiva della galassia, un’anomalia che tradisce la sua età e lascia aperte alcune possibili ipotesi sulla sua origine.

La capsula della navicella spaziale Shenzhou 22 dopo l'atterraggio (Foto cortesia Xinhua/Lian Zhen)

Poche ore fa, i tre taikonauti cinesi della missione Shenzhou 22 sono rientrati sulla Terra dopo aver trascorso 210 giorni sulla stazione spaziale cinese Tiangong, dov’erano arrivati il 25 novembre 2025. I tre taikonauti, Zhang Lu, Wu Fei e Zhang Hongzhang, avevano lasciato la stazione meno di sei ore prima per atterrare in un sito chiamato Dongfeng nella regione autonoma cinese della Mongolia Interna.

La navicella spaziale Shenzhou 23 al decollo (Foto cortesia Xinhua/Lian Zhen)

È arrivata la conferma che tre taikonauti cinesi della missione Shenzhou 23 hanno raggiunto la stazione spaziale cinese Tiangong con una manovra di attracco automatizzata. Erano partiti circa tre ore e mezza prima su un razzo vettore Long March-2F dal Centro di lancio satelliti di Jiuquan e costituiscono un nuovo equipaggio della stazione spaziale cinese. Due di essi vi rimarranno per circa sei mesi, la durata standard per una missione, mentre il terzo taikonauta condurrà una missione di un anno.

I tre taikonauti, come i cinesi chiamano i loro astronauti, della missione Shenzhou 23 sono Zhu Yangzhu, Zhang Zhiyuan e Lai Ka-ying. L’identità dei membri degli equipaggi viene rivelata solo all’ultimo momento ma negli ultimi tempi le autorità cinesi hanno cominciato a rendere disponibili maggiori informazioni rispetto al passato.