Buchi neri

Rappresentazione artistica di un seme di buco nero supermassiccio. Nei riquadri il candidato visto da Chandra (sopra) e da Hubble (sotto) (Immagine X-ray: NASA/CXC/Scuola Normale Superiore/F. Pacucci, et al. Optical: NASA/STScI. Illustration: NASA/CXC/M. Weiss)

Un articolo in fase di pubblicazione sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive una ricerca sull’origine dei buchi neri supermassicci. Un team di scienziati italiani guidati da Fabio Pacucci della Scuola Normale Superiore di Pisa ha utilizzato i telescopi spaziali della NASA per identificare due antichissimi oggetti che rappresentano i migliori candidati “semi” di buchi neri trovati finora.

Nell'immagine grande un'immagine della galassia NGC 1332 dalla Carnegie-Irvine Galaxy Survey. Nel box in alto a sinistra una foto del telescopio spaziale Hubble. In alto a destra, un'immagine di ALMA (Immagine A. Barth (UC Irvine), ALMA (NRAO/ESO/NAOJ); NASA/ESA Hubble; Carnegie-Irvine Galaxy Survey)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astrophysical Journal Letters” descrive la più precisa misurazione finora effettuata della massa di un buco nero supermassiccio. Un team guidato dall’astronomo Aaron Barth dell’Università della California a Irvine (UCI) ha utilizzato il radiotelescopio ALMA per esaminare il buco nero supermassiccio al centro della galassia NGC 1332.

La galassia NGC 1600 e nel riquadro un ingrandimento ottenuto da Hubble (Immagine NASA, ESA, and Z. Levay (STScI))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive la scoperta di uno dei più grandi buchi neri trovati finora. Usando dati raccolti dal telescopio spaziale Hubble e dal telescopio Gemini North alle Hawaii, un team internazionale di astronomi ha scoperto un buco nero supermassiccio con una massa stimata attorno ai 17 miliardi di volte quella del Sole nella galassia NGC 1600. Si tratta di una massa fuori dal normale considerando che è all’interno di una galassia molto grande ma abbastanza isolata.

Porzione di spazio generata dalla simulazione Illustris che mostra la distribuzione di materia oscura (Immagine cortesia Markus Haider / Illustris collaboration)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive una ricerca sulla distribuzione della materia nell’universo. Secondo i risultati il 20% della materia ordinaria è contenuto nei cosiddetti vuoti cosmici e le galassie costituiscono solo un cinquecentesimo del volume dell’universo. Un team guidato da Markus Haider dell’Institute of Astro and Particle Physics dell’Università di Innsbruck in Austria, ha utilizzato simulazioni del progetto Illustris per raggiungere queste conclusioni.

Le onde gravitazionali rilevate dal LIGO (Immagine cortesia LIGO)

A Washington D.C. è stata tenuta una conferenza stampa in cui è stato annunciato che l’esperimento LIGO ha rilevato le onde gravitazionali previste dalla teoria della relatività generale di Albert Einstein. Due buchi neri a circa 1,3 miliardi di anni luce dalla Terra si sono fusi in seguito a una collisione emettendo quelle onde.

LIGO (Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory) è uno strumento costruito appositamente per rilevare le onde gravitazionali. È stato realizzato in una collaborazione tra il Caltech (California Institute of Technology) e il MIT (Massachusetts Institute of Technology) con un finanziamento della NFS (National Science Foundation) americana.