Buchi neri

La posizione dei quasar varia nel tempo

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta le prove che la posizione dei quasar non è fissa. Un team di astrofisici dell’Istituto di Fisica e Tecnologia di Mosca ha combinato osservazioni compiute a livello globale di 40 quasar tra il 1994 e il 2016 per questo studio. Basandosi sul fatto che le posizioni apparenti dei quasar cambiano a seconda della frequenza delle radiazioni utilizzate per osservarle i ricercatori hanno voluto verificare se quell’effetto potesse variare nel tempo. I quasar sono usati come punti di riferimento cosmici, conoscerne la posizione esatta potrà aumentare la loro affidabilità.

L'area attorno al buco nero supermassiccio della galassia Virgo A (Immagine EHT Collaboration)

Il progetto Event Horizon Telescope (EHT) e rappresentanti dei ricercatori dei radiotelescopi ALMA e APEX hanno tenuto una conferenza stampa, una delle tante tenute nel mondo per presentare i primi risultati dell’EHT. Un progetto che per due anni ha impegnato una serie di radiotelescopi di tutto il mondo per combinare le loro osservazioni aveva lo scopo di scrutare direttamente all’interno dell’ambiente che circonda un buco nero e in particolare il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea, conosciuto come Sagittarius A*, e quello al centro della galassia Virgo A.

83 quasar scoperti nell'universo primordiale

5 articoli pubblicati sulle riviste “The Astrophysical Journal Letters”, “The Astrophysical Journal” (qui e qui), “The Astrophysical Journal Supplement Series” (a pagamento, è disponibile qui) e “Publications of the Astronomical Society of Japan” descrivono vari aspetti della scoperta di 83 nuovi quasar risalenti a circa 13 miliardi di anni fa, studiati assieme ad altri 17 quasar di quell’epoca che erano già conosciuti. Un team di ricercatori guidato da Yoshiki Matsuoka, ora all’Università giapponese di Ehime, ha usato la Hyper Suprime-Cam (HSC), uno strumento montato sul telescopio Subaru del National Astronomical Observatory of Japan (NAOJ) alle Hawaii. Quei quasar sono alimentati da buchi neri supermassicci e il loro studio aiuterà a perfezionare i nostri modelli cosmologici.

Sorprendenti emissioni di raggi X ad alta energia dalla Galassia Vortice e dalla sua piccola compagna

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” presenta un’analisi spettrale approfondita dei due nuclei galattici attivi e di altre fonti di raggi X delle due galassie che formano M51. Un team di ricercatori ha usato il telescopio spaziale NuSTAR della NASA per rilevare le emissioni di raggi X ad alta energia, in grado di passare attraverso gli strati di polveri e gas che orbitano attorno ai due buchi neri supermassicci al centro delle due galassie che stanno interagendo in una fase iniziale di una fusione galattica. Una sorpresa è arrivata dalle emissioni di una stella di neutroni nella Galassia Vortice, la più grande delle due.

Una misurazione della costante di Hubble basata sui quasar suggerisce possibili modifiche ai modelli cosmologici

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive l’uso di quasar come traccianti cosmici per misurare l’espansione dell’universo fino a 12 miliardi di anni fa. Guido Risaliti dell’Università di Firenze e associato INAF ed Elisabeta Lusso della Durham University hanno studiato le emissioni di raggi X e ottiche di una serie di quasar usando il confronto fra quelle emissioni per valutare con precisione le loro distanze. I risultati potrebbero spiegare le discrepanze tra le diverse misurazioni effettuate con altri metodi suggerendo che la densità della misteriosa energia oscura non sia costante nel tempo.