Buchi neri

La galassia NGC 6240 contiene tre buchi neri supermassicci

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta uno studio sulla galassia NGC 6240 con le prove che essa contiene tre buchi neri supermassicci. Un team di ricercatori guidato dal professor Wolfram Kollatschny dell’Università di Gottinga ha usato lo strumento MUSE montato sul VLT dell’ESO in Cile assieme a dati di studi precedenti per ottenere le osservazioni ad alta precisione necessarie a verificare che all’interno di NGC 6240 non c’erano due buchi neri supermassicci come sembrava da studi precedenti bensì tre. Ciò indica che la fusione in atto è tra tre galassie.

Uno studio su 20 radiogalassie offre nuove informazioni sull'attività dei buchi neri supermassicci al loro centro

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta uno studio sulle proprietà del gas ionizzato che circonda i buchi neri supermassicci in 20 galassie selezionate come campione. Un team di ricercatori guidato da Barbara Balmaverde dell’Istituto nazionale di astrofisica (INAF) di Torino ha usato lo spettrografo MUSE montato sul VLT dell’ESO in Cile per compiere l’indagine MURALES (MUse RAdio Loud Emission line Snapshot), che include le 20 galassie studiate. Si tratta di sorgenti di potenti di emissioni radio grazie ai loro nuclei galattici attivi. La mappatura del gas ionizzato e della sua interazione con il getto relativistico prodotto dai buchi neri centrali aiuta a capire i meccanismi di accrescimento e di interazione con le galassie che li ospitano.

Scoperto un possibile buco nero di piccola massa

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” riporta la scoperta di quello che potrebbe essere il più piccolo buco nero conosciuto, forse addirittura il primo rappresentante di una nuova classe di buchi neri. Un team di ricercatori guidato dal professor Todd Thompson della Ohio State University ha usato i dati dell’indagine APOGEE (Apache Point Observatory Galactic Evolution Experiment) per scoprire un sistema binario che include un oggetto non visibile che potrebbe essere un buco nero. Se fosse invece una stella di neutroni sarebbe di gran lunga la più massiccia conosciuta, ben oltre il limite massimo teorico prima del collasso di un tale oggetto in un buco nero.

Rappresentazione artistica del sistema di MAXI J1820+070 (Immagine cortesia John Paice)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta uno studio del buco nero MAXI J1820+070, parte di un sistema binario a raggi X che include una stella normale alla quale il buco nero ruba gas. Un team di astronomi coordinato dall’Università britannica di Southampton ha usato gli strumenti HiPERCAM e NICER per rilevare rispettivamente luce visibile e raggi X emessi durante un’attività esplosiva del 2018. I dati raccolti sono stati usati per creare un video rallentato fino a dieci volte per permettere agli astronomi di vedere i brillamenti più rapidi ed esaminare i dettagli di quell’attività.

Concetto artistico di quasar (Immagine ESO/M. Kornmesser)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta un’analisi di 48 quasar nell’universo primordiale per rilevare i deflussi di materiali che essi producono. Un team di ricercatori guidato da Manuela Bischetti dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) di Roma ha usato il radiotelescopio ALMA per riuscire a confermare per la prima volta l’esistenza comune di quei deflussi, che agiscono come potenti venti all’interno di quelle galassie primordiali interferendo pesantemente nella formazione di nuove stelle.