Buchi neri

Rappresentazione artistica della galassia starburst oscurata WISE J224607.57-052635.0 (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive una ricerca che suggerisce che nelle galassie primordiali del tipo chiamato starburst oscurate, perché la polvere ne filtra la luce, l’attività di formazione stellare può essere inibita dalla presenza di un quasar. Un team di astronomi dell’Università dell’Iowa ha usato il radiotelescopio ALMA per localizzare i quasar e successivamente altri telescopi per osservarli a varie lunghezze d’onda.

Concetto artistico di lampo gamma (Immagine NASA's Goddard Space Flight Center)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive l’osservazione di un lampo gamma catalogato come GRB 160625B. Un team internazionale di astronomi guidato da Eleonora Troja dell’Università del Maryland ha utilizzato una serie di telescopi dopo la sua scoperta con il telescopio spaziale Fermi della NASA per rilevare le proprietà di quest’evento estremamente energetico, la sua geometria, l’orientamento del suo getto e l’origine del suo lampo ottico estremamente brillante.

NGC 5194 ed NGC 5195

Un articolo sottoposto per la pubblicazione sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive una ricerca sul buco nero supermassiccio al centro della galassia NGC 5195, che sta subendo una sorta di indigestione. Usando dati raccolti con vari telescopi, un team di astronomi dell’Università di Manchester ha scoperto che quel buco nero provoca eventi caotici nella sua galassia. Tra le cause c’è l’interazione con una galassia molto più grande chiamata NGC 5194 o Galassia Vortice.

Rappresentazione artistica dei buchi neri supermassicci nella galassia 0402+379 (Immagine Josh Valenzuela/University of New Mexico)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive la scoperta della prima coppia di buchi neri supermassicci che orbitano l’uno attorno all’altro al centro della galassia che li ospita, chiamata 0402+379. Un team di astronomi ha utilizzato il radiotelescopio Very Long Baseline Array (VLBA) per individuare i due buchi neri a circa 750 milioni di anni luce dalla Terra. La loro massa combinata è di circa 15 miliardi di volte quella del Sole.

Chandra Deep Field-South e illustrazione di un buco nero supermassiccio (Immagine X-ray: NASA/CXC/Univ. of Rome/E.Pezzulli et al. Illustration: NASA/CXC/M.Weiss)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive una ricerca sui meccanismi di crescita dei buchi neri supermassicci. Un team di sei ricercatrici italiane guidato da Edwige Pezzulli, dottoranda dell’Inaf di Roma, propone un modello che prevede che questi oggetti possano raggiungere masse anche miliardi di volte quella del Sole non con una crescita continua ma con periodici “pasti” molto rapidi durante i quali inghiottono enormi quantità di materia.