Buchi neri

Sullo sfondo un'immagine del telescopio spaziale Hubble. In rosso il gas rilevato da ALMA (Immagine B. Saxton (NRAO/AUI/NSF)/G. Tremblay et al./NASA/ESA Hubble/ALMA (ESO/NAOJ/NRAO))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive l’osservazione di un diluvio intergalattico di gas che da grosse nubi stanno cadendo verso il buco nero supermassiccio al centro di una galassia dell’ammasso Abell 2597. Utilizzando il radiotelescopio ALMA un team di astronomi guidato da Grant Tremblay dell’Università di Yale ha scoperto la prima prova che questi enormi buchi neri possono rimpinzarsi di gas grazie a piogge caotiche e grumose di nubi giganti di gas molecolare freddissimo.

Rappresentazione artistica di un seme di buco nero supermassiccio. Nei riquadri il candidato visto da Chandra (sopra) e da Hubble (sotto) (Immagine X-ray: NASA/CXC/Scuola Normale Superiore/F. Pacucci, et al. Optical: NASA/STScI. Illustration: NASA/CXC/M. Weiss)

Un articolo in fase di pubblicazione sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive una ricerca sull’origine dei buchi neri supermassicci. Un team di scienziati italiani guidati da Fabio Pacucci della Scuola Normale Superiore di Pisa ha utilizzato i telescopi spaziali della NASA per identificare due antichissimi oggetti che rappresentano i migliori candidati “semi” di buchi neri trovati finora.

Nell'immagine grande un'immagine della galassia NGC 1332 dalla Carnegie-Irvine Galaxy Survey. Nel box in alto a sinistra una foto del telescopio spaziale Hubble. In alto a destra, un'immagine di ALMA (Immagine A. Barth (UC Irvine), ALMA (NRAO/ESO/NAOJ); NASA/ESA Hubble; Carnegie-Irvine Galaxy Survey)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astrophysical Journal Letters” descrive la più precisa misurazione finora effettuata della massa di un buco nero supermassiccio. Un team guidato dall’astronomo Aaron Barth dell’Università della California a Irvine (UCI) ha utilizzato il radiotelescopio ALMA per esaminare il buco nero supermassiccio al centro della galassia NGC 1332.

La galassia NGC 1600 e nel riquadro un ingrandimento ottenuto da Hubble (Immagine NASA, ESA, and Z. Levay (STScI))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive la scoperta di uno dei più grandi buchi neri trovati finora. Usando dati raccolti dal telescopio spaziale Hubble e dal telescopio Gemini North alle Hawaii, un team internazionale di astronomi ha scoperto un buco nero supermassiccio con una massa stimata attorno ai 17 miliardi di volte quella del Sole nella galassia NGC 1600. Si tratta di una massa fuori dal normale considerando che è all’interno di una galassia molto grande ma abbastanza isolata.

Porzione di spazio generata dalla simulazione Illustris che mostra la distribuzione di materia oscura (Immagine cortesia Markus Haider / Illustris collaboration)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive una ricerca sulla distribuzione della materia nell’universo. Secondo i risultati il 20% della materia ordinaria è contenuto nei cosiddetti vuoti cosmici e le galassie costituiscono solo un cinquecentesimo del volume dell’universo. Un team guidato da Markus Haider dell’Institute of Astro and Particle Physics dell’Università di Innsbruck in Austria, ha utilizzato simulazioni del progetto Illustris per raggiungere queste conclusioni.