Buchi neri

La galassia NGC 1600 e nel riquadro un ingrandimento ottenuto da Hubble (Immagine NASA, ESA, and Z. Levay (STScI))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive la scoperta di uno dei più grandi buchi neri trovati finora. Usando dati raccolti dal telescopio spaziale Hubble e dal telescopio Gemini North alle Hawaii, un team internazionale di astronomi ha scoperto un buco nero supermassiccio con una massa stimata attorno ai 17 miliardi di volte quella del Sole nella galassia NGC 1600. Si tratta di una massa fuori dal normale considerando che è all’interno di una galassia molto grande ma abbastanza isolata.

Porzione di spazio generata dalla simulazione Illustris che mostra la distribuzione di materia oscura (Immagine cortesia Markus Haider / Illustris collaboration)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive una ricerca sulla distribuzione della materia nell’universo. Secondo i risultati il 20% della materia ordinaria è contenuto nei cosiddetti vuoti cosmici e le galassie costituiscono solo un cinquecentesimo del volume dell’universo. Un team guidato da Markus Haider dell’Institute of Astro and Particle Physics dell’Università di Innsbruck in Austria, ha utilizzato simulazioni del progetto Illustris per raggiungere queste conclusioni.

Le onde gravitazionali rilevate dal LIGO (Immagine cortesia LIGO)

A Washington D.C. è stata tenuta una conferenza stampa in cui è stato annunciato che l’esperimento LIGO ha rilevato le onde gravitazionali previste dalla teoria della relatività generale di Albert Einstein. Due buchi neri a circa 1,3 miliardi di anni luce dalla Terra si sono fusi in seguito a una collisione emettendo quelle onde.

LIGO (Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory) è uno strumento costruito appositamente per rilevare le onde gravitazionali. È stato realizzato in una collaborazione tra il Caltech (California Institute of Technology) e il MIT (Massachusetts Institute of Technology) con un finanziamento della NFS (National Science Foundation) americana.

La galassia NGC 4845 fotografata dal telescopio spaziale Hubble (Immagine ESA/Hubble & NASA and S. Smartt (Queen's University Belfast))

Il telescopio spaziale Hubble ha scattato una fotografia della galassia NGC 4845. Al suo centro, essa contiene un buco nero supermassiccio, un fatto oggi ritenuto normale ma che può essere rilevato solo in maniera indiretta, tramite gli effetti gravitazionali sulle stelle vicine al nucleo galattico. Durante le osservazioni, ha manifestato un notevole appetito visto che nel 2013 ha inghiottito in poco tempo una massa molte volte superiore a quella del pianeta Giove.

Il quasar quasar Q2237+0305 soprannominato Croce di Einstein fotografato dal telescopio spaziale Hubble (Immagine NASA, ESA e STScI)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” descrive una ricerca sul quasar Q2237+0305 soprannominato Croce di Einstein. Attraverso la tecnica della microlente gravitazionale un team di astrofisici spagnoli ha effettuato le più accurate misure della regione interna appartenente al disco di materiali in rotazione attorno al buco nero supermassiccio che alimenta questo quasar.