Buchi neri

La galassia NGC 4845 fotografata dal telescopio spaziale Hubble (Immagine ESA/Hubble & NASA and S. Smartt (Queen's University Belfast))

Il telescopio spaziale Hubble ha scattato una fotografia della galassia NGC 4845. Al suo centro, essa contiene un buco nero supermassiccio, un fatto oggi ritenuto normale ma che può essere rilevato solo in maniera indiretta, tramite gli effetti gravitazionali sulle stelle vicine al nucleo galattico. Durante le osservazioni, ha manifestato un notevole appetito visto che nel 2013 ha inghiottito in poco tempo una massa molte volte superiore a quella del pianeta Giove.

Il quasar quasar Q2237+0305 soprannominato Croce di Einstein fotografato dal telescopio spaziale Hubble (Immagine NASA, ESA e STScI)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” descrive una ricerca sul quasar Q2237+0305 soprannominato Croce di Einstein. Attraverso la tecnica della microlente gravitazionale un team di astrofisici spagnoli ha effettuato le più accurate misure della regione interna appartenente al disco di materiali in rotazione attorno al buco nero supermassiccio che alimenta questo quasar.

La galassia NGC 1068 vista dal telescopio spaziale Hubble e nel cerchio la rappresentazione artistica del buco nero supermassiccio circondato da una spessa ciambella di gas e polvere (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sullar rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society letters” descrive una ricerca sul buco nero supermassiccio al centro della galassia NGC 1068. Un team internazionale di astronomi guidato da Andrea Marinucci, dell’Università Roma Tre di Roma e associato INAF ha usato i telescopi spaziali XMM-Newton dell’ESA e NuSTAR della NASA per studiare la gigantesca struttura a forma di ciambella attorno al buco nero supermassiccio.

Illustrazione artistica dell'evento ASASSN-14li che mostra il disco di materiali attorno al buco nero supermassiccio e altri resti della stella distrutta in una coda di materia espulsa (Immagine spettro: NASA/CXC/U.Michigan/J.Miller et al.; illustrazione: NASA/CXC/M.Weiss

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” descrive le osservazioni di un buco nero supermassiccio con una massa alcuni milioni di volte quella del Sole che ha distrutto una stella con la conseguente formazione di un getto di materia che si muove a una velocità vicina a quella della luce. Quest’evento, chiamato ASASSN-14li, era già stato descritto poche settimane fa in un’altra ricerca i cui risultati erano stati pubblicati sulla rivista “Nature”.

Schema dell'espulsione coronale. A sinistra, la corona si raccoglie verso l’interno, al centro diventa luminosa e a destra prima di essere espulsa dal buco nero (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive l’osservazione dettagliata di un’enorme eruzione di raggi X da parte di un buco nero supermassiccio conosciuto come Markarian 335 o Mrk 335. I telescopi spaziali Swift e NuSTAR sono stati usati per esaminare questo fenomeno di proporzioni gigantesche concludendo che è stato originato da un’espulsione coronale.