Comete

I grandi telescopi per studiare la cometa 46P/Wirtanen

Vari telescopi come il telescopio spaziale Hubble, il telescopio volante SOFIA e il radiotelescopio ALMA sono stati usati per esaminare la regione più interna della cometa 46P/Wirtanen, soprannominata la cometa di Natale perché nei giorni scorsi ha compiuto un passaggio ravvicinato alla Terra. Quest’espressione va considerata in senso lato dato che il 16 dicembre è arrivata fino a 11,6 milioni di chilometri di distanza. Ciò è stato sufficiente a ottenere informazioni interessanti come la rilevazione di molecole di acido cianidrico nel suo nucleo da parte di ALMA.

Frane e valanghe potrebbero essere importanti per mantenere una cometa attiva per molto tempo

Un articolo pubblicato sulla rivista “Icarus” descrive una ricerca concentrata sul legame che frane e valanghe hanno con l’attività a lungo termine della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Jordan K. Steckloff e Nalin H. Samarasinha del Planetary Science Institute hanno esaminato dati raccolti dalla sonda spaziale Rosetta dell’ESA nel corso della sua missione per concludere che quei fenomeni in atto sulla superficie della cometa, con la conseguente perdita di massa, sono una chiave per mantenerla attiva a lungo termine.

Rappresentazione artistica di 'Oumuamua e delle sue emissioni (Immagine ESA/Hubble, NASA, ESO, M. Kornmesser)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive una ricerca sull’asteroide interstellare 1I/2017 U1 ‘Oumuamua i cui autori ritengono che dopotutto si tratti di una cometa come avevano pensato inizialmente i suoi scopritori. Un team di ricercatori guidato da Marco Micheli del Coordination Centre ESA SSA-NEO di Frascati ha usato osservazioni effettuate con il telescopio spaziale Hubble e vari telescopi al suolo per seguire la traiettoria di ‘Oumuamua scoprendo che era diversa da quella calcolata tenendo conto delle varie influenze gravitazionali. La conclusione è che c’è un’attività cometaria che genera una spinta aggiuntiva.

Sputnik Planitia

Un articolo pubblicato sulla rivista “Icarus” descrive una ricerca che offre una spiegazione alla formazione del pianeta nano Plutone. Un team di scienziati del Southwest Research Institute (SwRI) ha messo assieme dati raccolti dalla sonda spaziale New Horizons della NASA con quelli raccolti dalla sonda spaziale Rosetta dell’ESA, che ha studiato la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, concludendo che Plutone si è formato dall’unione di circa un miliardo di comete simili ad essa.

La cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko il 6 agosto 2014 (Immagine ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive una ricerca che offre nuovi indizi sulla formazione della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Un team guidato da Stephen Schwartz dell’Università della Costa Azzurra e dall’Università dell’Arizona ha condotto una serie di simulazioni al computer per studiare la formazione di comete come questa, formata da due lobi espandendo studi precedenti confermandoli e offrendo una spiegazione a certe sue caratteristiche.