Cosmologia

Schema della scoperta dei barioni nel gas intergalattico

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive la scoperta della materia ordinaria nell’universo che era ancora mancante all’appello. Un team di ricercatori guidato da Fabrizio Nicastro dell’INAF di Roma ha scoperto quella che tecnicamente viene chiamata materia barionica dopo averla cercata per quasi vent’anni usando il telescopio spaziale XMM-Newton dell’ESA tenendo sotto ossservazione il quasar 1ES 1553+113 fino a trovare le tracce di barioni nascosti nel materiale caldo e gassoso presente tra le galassie.

GW170817 visto da XMM-Newton (Immagine ESA/XMM-Newton; P. D'Avanzo (INAF–Osservatorio Astronomico di Brera))

Due articoli, uno pubblicato sulla rivista “Astronomy and Astrophysics” e uno su “The Astrophysical Journal Letter”, descrivono due ricerche sulle conseguenze della fusione tra due stelle di neutroni rilevata l’anno scorso alle onde elettromagnetiche e gravitazionali. Il telescopio spaziale XMM-Newton dell’ESA è stato usato per monitorare l’evoluzione delle emissioni di raggi X. L’osservatorio per i raggi X Chandra della NASA è stato usato in modo simile e un team di ricercatori ha concluso che quella fusione abbia generato un buco nero.

Concetto artistico di PSR J2215+5135 che irradia la compagna (Immagine cortesia G. Pérez-Díaz/IAC)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive lo studio di una pulsar catalogata come PSR J2215+5135 che è estrema anche per questa categoria di oggetti. Un team di ricercatori dell’Universitat Politècnica de Catalunya (UPC) e del Canary Islands Institute of Astrophysics (IAC) ha impiegato un metodo innovativo per misurare la massa di una delle più massicce stelle di neutroni scoperte, stimata in 2,3 volte quella del Sole. Si tratta di un metodo che potrà essere usato anche con altri oggetti.

L'area W43-MM1 (Immagine cortesia ESO/ALMA/F. Motte/T. Nony/F. Louvet/Nature Astronomy)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive una ricerca su una regione di spazio a circa 18.000 anni luce dalla Terra in cui è in atto una notevole formazione stellare catalogata come W43-MM1. Un team di ricercatori ha usato il radiotelescopio ALMA per studiarla scoprendo che si sta formando una quantità di stelle massicce superiore a quello predetto dai modelli attuali.

La ragnatela cosmica in due momenti

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive la creazione di una mappa della rete di filamenti che collega la materia dell’universo. Un team di ricercatori ha analizzato i dati raccolti nel corso di precedenti indagini per trovare gli effetti gravitazionali che rivelano le forme di quei filamenti. Le piccole distorsioni gravitazionali suggeriscono che la loro lunghezza sia di centinaia di milioni di anni luce e che siano fatti di materia oscura.