Cosmologia

39 antenate delle galassie ellittiche massicce scoperte nell'universo primordiale

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta la scoperta di 39 galassie nell’universo primordiale. Un team di ricercatori ha combinato dati di diversi telescopi per individuare un gruppo di galassie risalenti ai primi due miliardi di anni dopo il Big Bang che erano risultate invisibili a precedenti osservazioni nelle loro aree condotte a frequenze ottiche. Il loro studio potrebbe offrire nuove informazioni sull’evoluzione delle galassie, dei buchi neri supermassicci al loro centro e anche sulla distribuzione della materia oscura.

Rappresentazione del getto di un lampo gamma come GRB 190114C (Immagine cortesia Kitty Yeung)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta uno studio su un lampo gamma catalogato come GRB 190114C e rilevato dal satellite Swift della NASA e dai telescopi MAGIC alle Canarie. Il professor Evgeny Derishev e il professor Tsvi Piran hanno messo assieme i dati di queste rilevazioni, che riguardano fotoni a energie molto diverse, concludendo che le radiazioni rilevate devono aver avuto origine in un getto che si muoveva a una velocità di circa il 99,99% di quella della luce. Si tratta di emissioni cosiddette ultraenergetiche a livelli di Teraelettronvolt (TeV) e il meccanismo di origine sarebbe l’effetto Compton inverso mentre emissioni di fotoni meno energetici sarebbe originato da radiazione di sincrotrone.

Usare giganti rosse per stimare la velocità di espansione dell’universo

Un articolo in fase di pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta un nuovo tentativo di calcolare la velocità di espansione dell’universo, questa volta utilizzando come riferimento le stelle giganti rosse. Un team di ricercatori coordinati da Carnegie Institution for Science e Università di Chicago e guidato dall’astronoma Wendy Freedman ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale Hubble per effettuare quel calcolo. Il risultato ha un picco di probabilità a 69,8 km/s per megaparsec, una via di mezzo tra i valori calcolati usando i due metodi che hanno fornito valori discrepanti.

La galassia NGC 3147 (Immagine ESA/Hubble & NASA, A. Riess et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society: Letters” riporta uno studio su un buco nero supermassiccio circondato da un disco di materiali che ha rivelato caratteristiche inaspettate. Un team di ricercatori guidato da Stefano Bianchi dell’Università degli Studi Roma Tre che include ricercatori di INAF (Istituto nazionale di astrofisica) e ASI (Agenzia Spaziale Italiana) ha usato il telescopio spaziale Hubble per osservare il nucleo della galassia NGC 3147 scoprendo un disco piccolo e tenue, una versione ridotta dei grandi dischi tipici dei nuclei galattici attivi, una struttura che non dovrebbe esistere. La scoperta rappresenta una nuova opportunità per testare alcuni effetti relativistici ma potrebbe costringere gli astronomi a rivedere certi modelli sui nuclei galattici attivi.

Usare fusioni di stelle di neutroni per stimare la velocità di espansione dell'universo

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta l’utilizzo di osservazioni della fusione tra due stelle di neutroni registrata il 17 agosto 2017 per cercare di calcolare il valore della costante di Hubble, che misura la velocità di espansione dell’universo. Quell’evento è il più celebre tra quelli registrati finora alle onde gravitazionali per l’importanza che ha avuto per la cosiddetta astronomia multimessaggero ma si è già rivelato utile anche per offrire un ulteriore modo per misurare l’espansione dell’universo che è alternativo a due che stanno fornendo risultati discrepanti.