Cosmologia

L'ammasso galattico Abell S1063 (Immagine NASA, ESA, and M. Montes (University of New South Wales, Sydney, Australia))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive un nuovo metodo per rilevare e mappare la materia oscura esistente negli ammassi galattici con una precisione superiore rispetto a quelli finora utilizzati. Mireia Montes dell’Università del Nuovo Galles del Sud, in Australia, e Ignacio Trujillo dell’Istituto di Astrofisica delle Canarie, in Spagna, hanno sfruttato la cosiddetta luce intracluster, la debole luce all’interno degli ammassi galattici prodotta dalla loro interazione, rilevata nel programma Hubble Frontier Fields, per mappare la distribuzione di materia oscura al loro interno.

Alcune antenne dell'ASKAP con la Via Lattea sullo sfondo (Immagine cortesia Alex Cherney/CSIRO)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta i risultati di un’indagine sui lampi radio veloci (in inglese Fast Radio Bursts, FRB), intense emissioni radio provenienti da altre galassie. Un team di ricercatori ha utilizzato il radiotelescopio Australia Square Kilometre Array Pathfinder (ASKAP) per cercare lampi radio veloci scoprendone 20 in un anno, quasi raddoppiano il numero rilevato in precedenza. La loro analisi suggerisce che le loro caratteristiche subiscano un’evoluzione nel corso del tempo.

Una possibile pulsar si è formata dopo una supernova a lunga durata

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astrophysical Journal Letters” descrive uno studio sulla supernova Sn 2012au. A volte le supernove rimangono luminose per un lungo tempo se i resti dell’esplosione si scontrano con strati di idrogeno ma Dan Milisavljevic della Purdue University si è chiesto se ciò possa accadere senza alcuna interazione di quel tipo. Il suo team ha studiato Sn 2012au concludendo che dopo la supernova si è formata una stella di neutroni di tipo pulsar con una rotazione e un campo magnetico sufficienti a creare una nube di gas attorno a essa, chiamata in gergo pulsar wind nebula.

Un getto relativistico dopo la kilonova

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive le osservazioni di un getto relativistico seguente alla fusione tra due stelle di neutroni scoperta nell’agosto 2017, il primo caso di evento rilevato e studiato sia alle onde elettromagnetiche che gravitazionali. Un team di ricercatori ha usato le precise misurazioni effettuate con alcuni radiotelescopi per stabilire che uno stretto getto di particelle è stato emesso a una velocità vicina a quella della luce dopo l’evento.

HDUV GOODS-North (Immagine NASA, ESA, P. Oesch (University of Geneva), and M. Montes (University of New South Wales))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astrophysical Journal Supplement Series” presenta il programma Hubble Deep UV (HDUV) Legacy Survey, un grande panorama della storia evolutiva dell’universo basata su osservazioni compiute con il telescopio spaziale Hubble. Un team di ricercatori ha sfruttato le capacità di rilevazione delle frequenze ultraviolette di Hubble combinandola con osservazioni agli infrarossi e alla luce visibile, anche di altri telescopi, per estendere precedenti indagini con un campo di vista che include circa 15.000 galassie, incluse 12.000 in cui c’è formazione stellare.