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Montatto gi quattro immagini della cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko scattate dalla sonda spaziale Rosetta da una distanza media di circa 20 chilometri (Immagine ESA/Rosetta/NAVCAM)

Durante lo scorso week end, la sonda spaziale Rosetta dell’ESA ha effettuato un nuovo passaggio ravvicinato a circa 14 chilometri di distanza dalla cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko. Ciò significa che non si è avvicinata tanto quanto in febbraio tuttavia la crescente attività della cometa ha provocato alcuni problemi a Rosetta. Tra le conseguenze ha avuto serie difficoltà di comunicazioni con il centro controllo missione dell’ESA.

Mappa creata dal Planck Surveyor a lunghezze d'onda submillimetriche con i candidati protoammassi indicati come punti neri. Nei riquadri alcune osservazioni effettuate con lo strumento SPIRE del telescopio spaziale Herschel (Immagine ESA and the Planck Collaboration/ H. Dole, D. Guéry & G. Hurier, IAS/University Paris-Sud/CNRS/CNES)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” descrive i risultati di una ricerca effettuata combinando le osservazioni effettuate con i telescopi spaziali Planck e Herschel dell’ESA. Lo scopo era trovare protoammassi, i precursori degli odierni ammassi di galassie, visti in un remoto passato in cui l’universo aveva solo tre miliardi di anni. Ciò aiuterà a capire come questi immensi gruppi di decine, centinaia e perfino migliaia di galassie si sono formati e si sono evoluti.

Sei ammassi di galassie studiati tramite i telescopi spaziali Hubble (in blu) e Chandra (in rosso) per investigare sulla materia oscura (Immagine NASA/ESA)

Un uso combinato dei telescopi spaziali Hubble e Chandra ha permesso di compiere uno studio sulla materia oscura i cui risultati sono stati descritti in un articolo pubblicato sulla rivista “Science”. Attualmente non abbiamo strumenti per rilevare direttamente la materia oscura perciò gli scienziati sono costretti a studiarla indirettamente tramite i suoi effetti, in questo caso su 72 ammassi galattici per studiarne il comportamento.

In rosso l'orbita originale in cui erano finiti i due satelliti Galileo, in blu la loro orbita dopo le manovre correttive e in verde l'orbita degli altri quattro satelliti Galileo lanciati in precedenza (Immagine ESA)

Il secondo dei due satelliti della costellazione Galileo lanciati nell’orbita sbagliata il 22 agosto 2014 è stato recuperato. A metà gennaio è stata iniziata una serie di 14 manovre che hanno modificato la sua orbita fino a renderla uguale a quella del suo “gemello” dopo circa sei settimane. Ora questi due satelliti hanno un’orbita speculare, sui lati opposti del pianeta.

Le aurore su Ganimede, colorate in blu, viste dal telescopio spaziale Hubble sovraimpresse su un'immagine della luna di Giove scattata dalla sonda spaziale Galileo (Immagine NASA/ESA)

Il telescopio spaziale Hubble è stato utilizzato per studiare Ganimede, la più grande tra le lune di Giove, e in particolare le sue aurore. Analizzando le loro caratteristiche è stato possibile ottenere i maggiori indizi trovati finora dell’esistenza di un oceano di acqua salata liquida nel sottosuolo di Ganimede. Quest’oceano potrebbe contenere più acqua di quella esistente sulla superficie della Terra.