ESA

Terry Virts, Anton Shkaplerov e Samantha Cristoforetti durante una conferenza stampa del 22 novembre 2014 (Foto ESA–S. Corvaja)

Il programma della rotazione dell’equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale è stato ufficialmente modificato. In seguito all’incidente con la navicella spaziale russa Progress M-27M è stato deciso di rimandare la partenza dei prossimi tre membri perciò i tre della Expedition 42/43, Samantha Cristoforetti, Terry Virts e Anton Shkaplerov rimarranno sulla Stazione almeno fino all’inizio di giugno.

Immagini del filamento solare del 28-29 aprile 2015 catturate dai coronografi della sonda spaziale SOHO (Immagine ESA/NASA/SOHO)

Tra il 28 e il 29 aprile 2015 un’eruzione solare ha prodotto un filamento che si è esteso per una distanza veramente enorme. Il risultato è che le immagini della sonda spaziale SOHO (Solar and Heliospheric Observatory) che hanno catturato il filamento, per includerlo arrivano a comprendere un’area larga 45 milioni di chilometri.

Il telescopio spaziale Hubble (Foto NASA)

Il 24 aprile 1990 lo Space Shuttle Discovery venne lanciato nella missione STS-31. Nella sua stiva trasportava un carico davvero speciale, il telescopio spaziale Hubble. Il giorno dopo esso venne posizionato nella sua orbita, a poco più di 550 chilometri di altitudine. Il 25 giugno, Hubble inviò le prime immagini, che rivelarono un difetto nello specchio primario che ne riduceva l’utilità. La prima di una serie missioni di servizio trasformò quello che aveva rischiato di diventare un terribile fallimento in un simbolo per scienza e tecnologia che va ben oltre l’astronomia.

Fotografia della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko scattata alle 9.13 italiane del 12 marzo 2015. Non ci sono getti di gas e polvere provenienti dall'area inferiore (Immagine ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA)

La sonda spaziale Rosetta dell’ESA ha individuato nuovi getti di gas e polvere emergere dalla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Le immagini sono state scattate usando la macchina fotografica OSIRIS il 12 marzo 2015 e sono state presentate la scorsa settimana durante la EGU2015 (European Geosciences Union General Assembly 2015) a Vienna. L’attività sulla cometa continua ad aumentare ma ci è voluta un po’ di fortuna per rilevare nuovi getti.

Mappa della radiazione cosmica di fondo con inserti che mostrano la Macchia Fredda vista da PS1 e Planck Surveyor (Immagine ESA/Planck collaboration. Grafica Gergő Kránicz)

Quando gli astronomi cominciarono a studiare una mappa della radiazione cosmica di fondo, indicata con gli acronimi inglesi CMB o CMBR, il residuo delle primissime fasi di vita dell’universo, trovarono quella che venne chiamata Macchia Fredda. Si tratta di un’enorme area più fredda del previsto che potrebbe costituire la singola struttura cosmica più grande mai identificata. Secondo un team internazionale di scienziati è costituita da un supervuoto cosmico che ha una lunghezza di circa 1,8 miliardi di anni luce.