ESA

Parte dei Colles Nili (Foto ESA/DLR/FU Berlin, CC BY-SA 3.0 IGO)

Fotografie scattate dalla sonda spaziale Mars Express dell’ESA mostrano la regione del pianeta Marte dei Colles Nili. Si tratta di antichissimi elementi geologici che segnano i confini tra le pianure del nord e gli altipiani del sud con resti di antichissimi ghiacciai attorno ad essi. Essi mostrano i segni di glaciazioni avvenute su Marte durante le ultime centinaia di milioni di anni.

Rappresentazione artistica del Trace Gas Orbiter (TGO) (Immagine ESA–D. Ducros)

La sonda spaziale TGO (Trace Gas Orbiter) e il lander Schiaparelli di ESA e Roscosmos hanno raggiunto il pianeta Marte completando la prima fase della prima missione del programma ExoMars, iniziato con il loro lancio il 14 marzo 2016. Schiaparelli si era separato dal TGO il 16 ottobre con qualche brivido perché la manovra era avvenuta correttamente ma i dati telemetrici sono arrivati con notevole ritardo.

Una delle ultime fotografie inviate da Rosetta (Immagine ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA)

L’ESA ha confermato che la sonda spaziale Rosetta ha compiuto l’atterraggio controllato sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, nella regione chiamata Ma’at. Quest’evento significa la fine della missione perché Rosetta non era progettata per l’atterraggio, che di conseguenza è stato violento. Alcuni strumenti sono rimasti attivi fino alla fine per inviare dati fin quando fosse possibile.

Alcuni eventi esplosivi sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko (Immagine OSIRIS: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA; NavCam: ESA/Rosetta/NavCam – CC BY-SA IGO 3.0)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive una ricerca su eventi esplosivi rilevati dalla sonda spaziale Rosetta dell’ESA sulla superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Nel corso dei tre mesi attorno al massimo avvicinamento al Sole del 13 agosto 2015, le macchine fotografiche di Rosetta hanno catturato 34 esplosioni. Un team guidato da Jean-Baptiste Vincent del Max Planck Institute for Solar System Research di Gottinga, in Germania, ha rintracciato la loro origine sulla superficie della cometa.