ESO

La galassia NGC 4993 vista da vari telescopi dell'ESO (Immagine VLT/VIMOS. VLT/MUSE, MPG/ESO 2.2-metre telescope/GROND, VISTA/VIRCAM, VST/OmegaCAM)

Ieri ESO e collaborazione LIGO/VIRGO hanno tenuto una conferenza stampa per presentare i risultati di una complessa ricerca che ha portato alla scoperta della fusione di due stelle di neutroni osservata sia nell’emissione di onde elettromagnetiche che di onde gravitazionali. Questi risultati sono stati raccolti in una serie di articoli che sono stati pubblicati o verranno pubblicati sulle riviste “Nature”, “Nature Astronomy”, “Astrophysical Journal Letters” e “Physical Review Letters”.

V766 Cent e la sua compagna (Immagine ESO/M. Wittkowski (ESO))

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “Astronomy & Astrophisics” descrive uno studio sulla stella V766 Cent, conosciuta anche come HR 5171 A, la più grande ipergigante gialla finora scoperta. Un team di ricercatori ha usato il Very Large Telescope Interferometer (VLTI) dell’ESO per effettuare nuove osservazioni e confrontarle con quelle precedenti. L’osservazione dell’evoluzione di V766 Cent è resa più complicata dal fatto che una compagna le passa davanti.

Antares vista dal VLTI (Immagine ESO/K. Ohnaka)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive la creazione dell’immagine più dettagliata prodotta finora della superficie e dell’atmosfera di una stella diversa dal Sole. Un team di astronomi guidato da Keiichi Ohnaka dell’Universidad Católica del Norte in Cile ha usato il Very Large Telescope Interferometer (VLTI) per ottenere questo risultato con la supergigante rossa Antares. Si tratta anche della prima mappa dei materiali che compongono l’atmosfera di una stella diversa dal Sole.

La galassia medusa JO204 (Immagine ESO/GASP collaboration)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive una ricerca che mostra una nuova funzione dei “tentacoli” delle cosiddette galassie medusa. Un team internazionale di astronomi guidato da Bianca Poggianti dell’INAF di Padova ha utilizzato le osservazioni effettuate nel corso del programma GASP dell’ESO con lo strumento MUSE del Very Large Telescope (VLT) scoprendo che il meccanismo che genera quei tentacoli è lo stesso che alimenta i buchi neri supermassicci al centro di quelle galassie.

Concetto artistico del pianeta LHS 1140b che sta per passare davanti alla sua stella (Immagine M. Weiss/CfA)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive la scoperta di una super-Terra chiamata LHS 1140b. Un team guidato da Jason Dittmann dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics (CfA) ha usato lo strumento HARPS installato sul telescopio di 3,6 metri dell’ESO a La Silla, in Cile, per studiare quell’esopianeta dopo averlo identificato con il telescopio MEarth-South situato ac Cerro Tololo Inter-American Observatory. La sua posizione nella zona abitabile del suo sistema solare lo rende particolarmente interessante.