ESO

Concetto artistico di stella variabile blu luminosa (ESO/L. Calçada)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta la misteriosa sparizione di una stella massiccia del tipo variabile blu luminosa nella galassia nana Kinman. Un team di ricercatori guidato da Andrew Allan del Trinity College di Dublino, in Irlanda, ha rilevato la sparizione di quella stella usando il Very Large Telescope (VLT) dell’ESO in Cile. Ulteriori osservazioni e ricerche di dati d’archivio per cercare di capire meglio gli eventi hanno portato a ritenere che le possibilità più probabili siano una trasformazione che ha portato a un forte calo di luminosità, forse ulteriormente diminuita a causa di polveri che l’hanno coperta, e il collasso diretto in un buco nero senza l’esplosione in supernova.

Rappresentazione artistica di una stella del ramo orizzontale estremo con una macchia stellare gigante

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta uno studio su stelle di un tipo particolare dato che sono molto più piccole del Sole ma molto più calde e quindi di colore blu. Un team di ricercatori guidato da Yazan Al Momany dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) di Padova ha usato vari strumenti del Very Large Telescope (VLT) e dell’NTT (New Technology Telescope), entrambi dell’ESO e in Cile per studiare stelle di quel tipo scoprendo l’equivalente delle macchie solari ma di dimensioni anche tremila volte maggiori. In alcune di queste macchie sono stati osservati brillamenti milioni di volte più intensi di quelli solari che indicano la presenza di campi magnetici molto intensi.

Concetto artistico del sistema HR 6819

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta la scoperta di un buco nero in un sistema triplo conosciuto come HR 6819. Un team di ricercatori guidato da Thomas Rivinius dell’ESO ha usato lo spettrografo FEROS sul telescopio da 2,2 metri dell’MPG/ESO a La Silla per esaminare quel sistema all’interno di uno studio sui sistemi binari scoprendo con sorpresa la presenza di un terzo oggetto identificato come un buco nero. Si tratta del buco nero più vicino al sistema solare ma secondo i ricercatori potrebbe trattarsi della punta di un iceberg e potrebbero essercene molti altri simili, come previsto dai modelli teorici.

Concetto artistico di pioggia di ferro sull'esopianeta WASP-76b (Immagine ESO/M. Kornmesser)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta uno studio sulle condizioni esistenti sull’esopianeta WASP-76b, un gioviano ultracaldo dove sul lato illuminato dalla sua stella fa talmente caldo che i metalli vaporizzano per poi condensarsi sul lato buio, dove piove ferro. Un team di ricercatori guidato da David Ehrenreich dell’Università di Ginevra, in Svizzera, che include ricercatori dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) ha usato lo strumento ESPRESSO montato sul VLT in Cile per studiare i processi in atto nell’atmosfera di WASP-76b con i venti che trasportano il vapore di ferro in giro per questo gigante gassoso.

NGC 2264 visto da Spitzer (Immagine Credit: NASA/JPL-Caltech/P.S. Teixeira (Center for Astrophysics))

Il telescopio spaziale Spitzer della NASA ha catturato una nuova immagine del cosiddetto ammasso Albero di Natale, così soprannominato per la sua forma. Quell’apparenza è aumentata da una notevole formazione stellare con la conseguente presenza di protostelle che emettono una luce che a Spitzer appare rosa o rossa che danno all’area un effetto simile alle palle dell’albero di Natale. Esso fa parte di un insieme di oggetti noti collettivamente con la sigla NGC 2264 che include anche l’ammasso Fiocco di Neve, la Nebulosa Cono e la Nebulosa Pelliccia di Volpe.