ESO

Il disco attorno a TW Hydrae e nel riquadro l'area più interna, delle dimensioni dell'orbita terrestre (Immagine S. Andrews (Harvard-Smithsonian CfA), ALMA (ESO/NAOJ/NRAO))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astrophysical Journal Letters” descrive una ricerca su un protopianeta in fase di formazione nel sistema della stella TW Hydrae. Utilizzando il radiotelescopio ALMA, un team guidato da Sean Andrews dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics a Cambridge, Massachusetts ha ottenuto la migliore immagine di un disco protoplanetario prodotta finora.

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive la rilevazione di variazioni nella luminosità delle celebri macchie bianche sul pianeta nano Cerere. Usando lo spettrografo HARPS all’Osservatorio dell’ESO di La Silla in Cile esse sono state osservate mostrando ad esempio una maggiore luminosità nel corso del giorno. Una spiegazione è che esse contengano materiali volatili che evaporano a causa della luce solare.

La galassia nana IC 1613 fotografata dalla macchina fotografica OmegaCAM del VST (Immagine ESO)

La macchina fotografica OmegaCAM montata sul VST (VLT Survey Telescope) dell’ESO è stata utilizzata per scattare una fotografia della galassia nana IC 1613. Essa ha la particolarità di essere davvero pulita, nel senso che contiene pochissima polvere mentre la maggior parte delle galassie contiene nubi di polveri o ne è addirittura piena. Il bassissimo contenuto di polvere di IC 1613 permette agli astronomi di osservare il suo interno ed è quindi un eccellente obiettivo per gli studi astronomici e astrofisici.

Immagine della stella VY Canis Majoris catturata dallo strumento SPHERE del VLT (Foto ESO)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” descrive uno studio sulla stella VY Canis Majoris, una delle più grandi della Via Lattea. Lo strumento SPHERE montato sul VLT (Very Large Telescope) dell’ESO ha permesso di ottenere immagini molto dettagliate di questa stella permettendo di studiare la polvere che la circonda e la notevole massa che perde nel tempo emettendola.

Le massicce galassie primordiali appena scoperte indicate nei cerchietti rossi (Immagine ESO/UltraVISTA team. Acknowledgement: TERAPIX/CNRS/INSU/CASU)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astrophysical Journal” descrive la scoperta delle più antiche galassie giganti effettuata grazie al telescopio VISTA (Visible and Infrared Survey Telescope for Astronomy) dell’ESO. Un team di astronomi guidato da Karina Caputi del Kapteyn Astronomical Institute all’Università di Groninga, in Olanda, ha individuato galassie che esistevano già quando l’universo aveva tra 750 milioni e 2,1 miliardi di anni. Questo risultato è sorprendente perché la nascita di galassie così massicce non era prevista così presto.