Galassie

Il gruppo di galassie NGC 5813 visto dall'osservatorio per i raggi X Chandra (Immagine X-ray: NASA/CXC/SAO/S.Randall et al., Optical: SDSS)

Un articolo sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive una ricerca sul gruppo di NGC 5813 effettuata usando l’osservatorio spaziale per i raggi X Chandra della NASA. In questo gruppo di galassie sono state scoperte multiple eruzioni originate dal buco nero supermassiccio al centro della galassia che dà il nome al gruppo. Quest’attività è avvenuta nel corso di circa 50 milioni di anni e ha modificato l’aspetto del gruppo, creando varie cavità, enormi bolle all’interno della nube di gas caldi che lo avvolge.

Immagini della galassia SDP.81. A sinistra un'immagine del telescopio spaziale Hubble, al centro vista come anello di Einstein e a destra vista dopo l'elaborazione che correbbe l'effetto di lente gravitazionale (Immagine ALMA (NRAO/ESO/NAOJ)/Y. Tamura (The University of Tokyo)/Mark Swinbank (Durham University))

Il telescopio ALMA, (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array) dell’ESO in Cile ha permesso di scattare le più dettagliate immagini mai ottenute di una galassia chiamata HATLAS J090311.6+003906 oppure SDP.81. Essa dista circa 11,4 miliardi di anni luce dalla Terra e la sua luce viene distorta dal fenomeno chiamato lente gravitazionale. Una galassia tra essa e la Terra distorce la sua luce con la sua enorme gravità e la conseguenza è che noi vediamo un anello quasi perfetto, chiamato anello di Einstein.

Concetto artistico di una galassia con getti relativistici provenienti dal buco nero supermassiccio al suo centro (Immagine ESA/Hubble, L. Calçada (ESO))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astrophysical Journal” descrive una ricerca che ha stabilito un collegamento tra la presenza di buchi neri supermassicci che emettono getti di materiali a velocità vicine a quella della luce ma anche onde radio e fusioni tra galassie. Un team internazionale di astronomi guidato dal ricercatore INAF italiano Marco Chiaberge ha usato il telescopio spaziale Hubble nella più estesa ricerca di quel tipo mai condotta.

Concetto artistico della galassia WISE J224607.57-052635.0 (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astrophysical Journal” descrive la scoperta della galassia più luminosa dell’universo effettuata usando i dati del telescopio spaziale WISE della NASA. Conosciuta come WISE J224607.57-052635.0, emette una luce pari a quella di oltre trecentomila miliardi di soli. Essa appartiene alla classe ELIRG (Extremely Luminous Infrared Galaxy), galassie estremamente luminose agli infrarossi, recentemente identificate grazie a WISE.

Schema che mostra la galassia di Andromeda, l'alone che la circonda e il modo usato per misurarne la dimensione (Image NASA/STScI)

Un team di scienziati ha utilizzato il telescopio spaziale Hubble per misurare l’estensione dell’alone di gas the avvolge la galassia di Andromeda. Esso è risultato essere molto più grande del previsto arrivando a estendersi per circa un milione di anni luce dalla galassia. Ciò significa che arriva a circa metà della distanza che la separa dalla Via Lattea perciò se fosse visibile a occhio nudo la sua dimensione sarebbe circa cento volte quella della Luna piena. I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati sulla rivista “Astrophysical Journal”.