Galassie

L'ammasso galattico MACS J0416.1-2403 osservato dal telescopio spaziale Hubble con la galassia soprannominata Tayna nel riquadro (Immagine NASA, ESA, and L. Infante (Pontificia Universidad Catolica de Chile))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astrophysical Journal” descrive la scoperta della galassia più tenue dell’universo primordiale. Secondo questo studio, questa galassia è nata quando l’universo aveva “solo” 400 milioni di anni circa e per questo motivo è stata soprannominata Tayna, che significa “primogenita” nella lingua Aymara. Per rilevarne la luce è stato utilizzato l’effetto di lente gravitazionale di un ammasso galattico. Esso ha permesso di catturare la luce estremamente fioca di un totale di 22 galassie antichissime usando i telescopi spaziali Hubble e Spitzer.

Le massicce galassie primordiali appena scoperte indicate nei cerchietti rossi (Immagine ESO/UltraVISTA team. Acknowledgement: TERAPIX/CNRS/INSU/CASU)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astrophysical Journal” descrive la scoperta delle più antiche galassie giganti effettuata grazie al telescopio VISTA (Visible and Infrared Survey Telescope for Astronomy) dell’ESO. Un team di astronomi guidato da Karina Caputi del Kapteyn Astronomical Institute all’Università di Groninga, in Olanda, ha individuato galassie che esistevano già quando l’universo aveva tra 750 milioni e 2,1 miliardi di anni. Questo risultato è sorprendente perché la nascita di galassie così massicce non era prevista così presto.

La galassia MCG+01-02-015, conosciuta anche come LEDA 1852 (Foto ESA/Hubble & NASA and N. Grogin (STScI), Acknowledgement: Judy Schmidt)

La galassia MCG+01-02-015, conosciuta anche come LEDA 1852, è stata fotografata usando lo strumento Advanced Camera for Surveys (ACS) del telescopio spaziale Hubble. La particolarità di questa galassia è che è estremamente isolata. Generalmente, le galassie fanno parte di ammassi a loro volta parte di formazioni più grandi, connesse tra loro in strutture chiamate filamenti galattici, formazioni a una scala immensa. Tra questi filamenti però esistono vuoti cosmici in cui a volte ci può essere una galassia solitaria.

L'ammasso galattico MACS J0416.1–2403 osservato dal telescopio spaziale Hubble (Immagine NASA, ESA and the HST Frontier Fields team (STScI))

Un team internazionale di astronomi guidato da Hakim Atek dell’Ecole Polytechnique Fédérale di Losanna, in Svizzera, ha utilizzato il telescopio spaziale Hubble per osservare oltre 250 galassie nane che esistevano tra i 600 e i 900 milioni di anni dopo il Big Bang. Si tratta di uno dei più vasti campioni di galassie nane scoperte finora risalenti a un’epoca così remota e ci permette di dare un’occhiata all’universo quando era molto giovane fornendoci informazioni utili a capire la sua evoluzione.

Immagine da un filmato che illustra un nucleo galattico attivo (Immagine NASA / Dana Berry / SkyWorks Digital)

Un articolo sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive uno studio sulla galassia SAGE0536AGN e in particolare sul buco nero supermassiccio al suo centro, che è 30 volte più grande di quanto ci si aspetterebbe. Questo è il risultato delle misurazioni condotte da un team di astronomi della Keele University e della University of Central Lancashire, un’anomalia tutta da spiegare.