Galassie

Mappa dei raggi gamma ad alta energia (Immagine NASA/DOE/Fermi LAT Collaboration)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive una ricerca che indica l’origine in una sorgente anomala di raggi gamma captata per la prima volta nel 2009 dal telescopio spaziale per i raggi gamma Fermi della NASA. Una delle ipotesi riguardava collisioni di particelle di materia oscura ma secondo un team di astronomi si tratta invece di pulsar millisecondo che si trovano nel nucleo della Via Lattea le cui emissioni si sono mescolate nel segnale rilevato da Fermi.

Il campo magnetico al centro della Via Lattea (Immagine E. Lopez-Rodriguez / NASA Ames / University of Texas at San Antonio)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive la mappatura dettagliata del campo magnetico attorno a Sagittarius A*, noto anche semplicemente come Sgr A*, il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea. Un team di ricercatori ha usato la telecamera ad infrarossi CanariCam installata sul Gran Telescopio Canarias per ottenere i dati necessari a riprodurre le linee magnetiche di gas e polvere che orbitano attorno al centro della galassia. La struttura delle linee magnetiche dà al risultato uno stile che ricorda i dipinti di Vincent Van Gogh.

Emissioni rilevate in WISE1029 (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), Toba et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive una ricerca sui flussi di gas provenienti dal centro di una galassia attiva. Un team di astronomi ha utilizzato il radiotelescopio ALMA per cercare di osservare deflussi di gas fortemente ionizzato causati dal buco nero supermassiccio al centro di una galassia oscurata da polvere conosciuta come WISE1029+0501 o semplicemente WISE1029 ottenendo risultati sorprendenti. Hanno infatti rilevato la “firma” di monossido di carbonio associato al disco galattico ma hanno anche scoperto che il gas di monossido di carbonio nella galassia non è influenzato dal deflusso di quello fortemente ionizzato lanciato dal centro galattico, contraddicendo i modelli che sembravano più plausibili.

Buchi neri supermassicci nel Chandra Deep Field South (Immagine NASA/CXC/Penn. State/G. Yang et al and NASA/CXC/ICE/M. Mezcua et al.; Optical: NASA/STScI; Illustration: NASA/CXC/A. Jubett)

Due articoli in fase di pubblicazione sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrivono due ricerche sulla connessione tra lo sviluppo dei buchi neri supermassicci e le galassie che li ospitano. Due team distinti hanno utilizzato osservazioni raccolte dall’Osservatorio per i raggi X Chandra della NASA e altri telescopi concludendo che i buchi neri supermassicci crescono più rapidamente di quanto nuove stelle si formino nelle galassie che li ospitano. Ciò contraddice modelli precedenti che suggerivano una crescita proporzionale alla formazione stellare nelle galassie.

Il nucleo galattico attivo di M77 e ilgas in movimento nel riquadro (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), Imanishi et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astrophysical Journal Letter” descrive la migliore osservazione mai effettuata di un anello di gas e polvere che circonda un buco nero supermassiccio. Un team di astronomi ha utilizzato il radiotelescopio ALMA per osservare il nucleo galattico attivo della galassia a spirale M77 che emette le intense radiazioni elettromagnetiche rilevate. Si tratta della prova definitiva di quello che era stato proposto inizialmente come un concetto teorico per il quale sono state raccolte nel tempo prove sempre più chiare fino a quella presentata in questa ricerca.