Galassie

La galassia medusa JO204 (Immagine ESO/GASP collaboration)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive una ricerca che mostra una nuova funzione dei “tentacoli” delle cosiddette galassie medusa. Un team internazionale di astronomi guidato da Bianca Poggianti dell’INAF di Padova ha utilizzato le osservazioni effettuate nel corso del programma GASP dell’ESO con lo strumento MUSE del Very Large Telescope (VLT) scoprendo che il meccanismo che genera quei tentacoli è lo stesso che alimenta i buchi neri supermassicci al centro di quelle galassie.

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” descrive una ricerca che ha riguardato 16 tra i quasar più luminosi conosciuti. Un team di ricercatori guidati dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) ha esaminato in particolare le emissioni agli infrarossi di quei quasar per individuare e giovani stelle calde nelle galassie che li ospitano concludendo che se ne formano davvero moltissime, a un ritmo fino a 4.000 volte più elevato rispetto alla Via Lattea.

Rappresentazione artistica della galassia starburst oscurata WISE J224607.57-052635.0 (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive una ricerca che suggerisce che nelle galassie primordiali del tipo chiamato starburst oscurate, perché la polvere ne filtra la luce, l’attività di formazione stellare può essere inibita dalla presenza di un quasar. Un team di astronomi dell’Università dell’Iowa ha usato il radiotelescopio ALMA per localizzare i quasar e successivamente altri telescopi per osservarli a varie lunghezze d’onda.

La galassia SGAS J111020.0+645950.8 (Immagine NASA, ESA, and T. Johnson (University of Michigan))

Tre articoli pubblicati sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” descrivono vari aspetti dell’osservazione della galassia SGAS J111020.0+645950.8, distante ben 11 miliardi di anni luce dalla Terra, con il telescopio spaziale Hubble. Tanta attenzione è dovuta al fatto che il team di astronomi che ha condotto questo studio ha dovuto utilizzare una lente gravitazionale per compiere le osservazioni e usare un’analisi molto sofisticata per mettere a fuoco le immagini, che mostrano anche aree di formazione stellare.

NGC 5194 ed NGC 5195

Un articolo sottoposto per la pubblicazione sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive una ricerca sul buco nero supermassiccio al centro della galassia NGC 5195, che sta subendo una sorta di indigestione. Usando dati raccolti con vari telescopi, un team di astronomi dell’Università di Manchester ha scoperto che quel buco nero provoca eventi caotici nella sua galassia. Tra le cause c’è l’interazione con una galassia molto più grande chiamata NGC 5194 o Galassia Vortice.