Galassie

Schema che mostra la galassia di Andromeda, l'alone che la circonda e il modo usato per misurarne la dimensione (Image NASA/STScI)

Un team di scienziati ha utilizzato il telescopio spaziale Hubble per misurare l’estensione dell’alone di gas the avvolge la galassia di Andromeda. Esso è risultato essere molto più grande del previsto arrivando a estendersi per circa un milione di anni luce dalla galassia. Ciò significa che arriva a circa metà della distanza che la separa dalla Via Lattea perciò se fosse visibile a occhio nudo la sua dimensione sarebbe circa cento volte quella della Luna piena. I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati sulla rivista “Astrophysical Journal”.

Immagine della Via Lattea con l'area indagata con il telescopio spaziale NuSTAR nel cerchio (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive una ricerca effettuata usando il telescopio spaziale NuSTAR (Nuclear Spectroscopic Telescope Array) della NASA per esaminare l’area centrale della Via Lattea. Un misterioso bagliore mostra una quantità di raggi X maggiore di quanto ci si aspettasse e potrebbe essere causato dalle emissioni provenienti da stelle zombie.

Schema che mostra un'interazione a tre corpi in cui una galassia ellittica compatta si forma e poi viene espulsa da un ammasso (Immagine NASA, ESA, and the Hubble Heritage Team)

Ci sono parecchi casi conosciuti di stelle fuggitive come Zeta Ophiuchi ma ora gli astronomi russi Igor Chilingarian e Ivan Zolotukhin dello Sternberg Astronomical Institute, presso la Moscow State University hanno trovato addirittura galassie fuggitive. In un articolo pubblicato sulla rivista “Science”, indicano 11 galassie espulse dagli ammassi di cui facevano parte a causa dell’interazione gravitazionale con le loro vicine.

Immagini di otto galassie contenenti filamenti verdi rimasti come effetto di antichi quasar (Immagine NASA, ESA, and W. Keel (University of Alabama, Tuscaloosa))

Il telescopio spaziale Hubble ha fotografato una serie di fantasmi di quasar esistiti nel passato. Essi sono visibili come oggetti eterei di colore verde in varie forme e sono gli ultimi effetti di antichi quasar. Si tratta di fenomeni davvero interessanti dal punto di vista scientifico perché possono fornire informazioni sul passato di quelle galassie, che un tempo erano molto attive.

Mappa creata dal Planck Surveyor a lunghezze d'onda submillimetriche con i candidati protoammassi indicati come punti neri. Nei riquadri alcune osservazioni effettuate con lo strumento SPIRE del telescopio spaziale Herschel (Immagine ESA and the Planck Collaboration/ H. Dole, D. Guéry & G. Hurier, IAS/University Paris-Sud/CNRS/CNES)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” descrive i risultati di una ricerca effettuata combinando le osservazioni effettuate con i telescopi spaziali Planck e Herschel dell’ESA. Lo scopo era trovare protoammassi, i precursori degli odierni ammassi di galassie, visti in un remoto passato in cui l’universo aveva solo tre miliardi di anni. Ciò aiuterà a capire come questi immensi gruppi di decine, centinaia e perfino migliaia di galassie si sono formati e si sono evoluti.