Lanci

Il satellite Sentinel-3A al decollo su un razzo vettore Rockot (Foto ESA)

Poche ore fa il satellite Sentinel-3A, parte del programma GMES / Copernicus, è stato lanciato dal cosmodromo russo di Plesetsk su un razzo vettore Rockot. Dopo circa un’ora e mezza si è separato dall’ultimo stadio del razzo, chiamato Breeze KM, ha cominciato a comunicare con il centro controllo e a dispiegare i pannelli solari. La sua orbita finale è di tipo eliosincrono, che significa che passerà sopra una certa area della Terra sempre alla stessa ora locale, con un’altitudine di circa 815 chilometri.

Il decollo del razzo Falcon 9 con 11 satelliti ORBCOMM (Immagine cortesia SpaceX. Tutti i diritti riservati)

La nuova versione del razzo vettore Falcon 9 di SpaceX è stata lanciata da Cape Canaveral nel suo ritorno all’attività dopo l’incidente del 28 giugno 2015. Trasportava 11 satelliti ORBCOMM, parte della missione OG2. Un obiettivo secondario era il nuovo test di atterraggio controllato del primo stadio del razzo, che per la prima volta doveva raggiungere la terraferma. La missione è stata un trionfo con il successo nell’atterraggio e la messa in orbita dei satelliti.

La navicella spaziale Progress MS-1 al decollo su un razzo vettore Soyuz 2.1a (Immagine NASA TV)

Poco fa la navicella spaziale Progress MS-1 è decollata su un razzo vettore Soyuz 2.1a dal cosmodromo kazako di Baikonur. Dopo circa dieci minuti si è separata con successo dall’ultimo stadio del razzo e si è immessa sulla sua rotta. Si tratta dell’ultima evoluzione dei cargo spaziali Progress che ha iniziato la missione di rifornimento alla Stazione Spaziale Internazionale indicata anche come Progress 62. La navicella è stata lanciata nella rotta che richiede due giorni di viaggio.

La navicella spaziale SoyuzTMA-19M al decollo su un razzo Soyuz (Foto ESA-Stephane Corvaja)

Poche ore fa la navicella spaziale Soyuz TMA-19M è partita dal cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan, e dopo circa sei ore e mezza ha raggiunto la Stazione Spaziale Internazionale con a bordo Tim Peake, Yuri Malenchenko e Tim Kopra. La Soyuz ha utilizzato la traiettoria veloce usata normalmente ma ci è voluto un po’ più del previsto a causa di un problema al sistema automatico di attracco: di conseguenza la manovra è stata effettuata manualmente.