Materia oscura

El Gordo (Immagine ESA/Hubble & NASA, RELICS)

Una fotografia dell’ammasso galattico ACT-CL J0102-4915 catturata dal telescopio spaziale Hubble fornisce una piccola idea della vastità di quest’insieme di galassie che ha una massa complessiva stimata in 3 milioni di miliardi di volte quella del Sole. Per questo motivo è stato soprannominato “El Gordo”, che in spagnolo significa “il ciccione”. Emette raggi X in modo intenso e questo è un altro motivo di interesse per gli astronomi che ha portato a osservarlo scoprendo che in realtà è formato da due ammassi galattici più piccoli (o meno enormi…) che si sono scontrati.

Una piccola parte della Galassia Nana dello Scultore (Immagine ESA/Hubble & NASA)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta la ricostruzione dei movimenti tridimensionali di dieci stelle nella Galassia Nana dello Scultore scelte all’interno di un campione più ampio di oltre cento stelle tra quelle con gli errori di misurazione più piccoli. Un team di ricercatori ha usato rilevazioni effettuate usando il telescopio spaziale Hubble nel 2002 e successive rilevazioni effettuate dalla sonda spaziale Gaia dell’ESA tra il 2014 e 2015 per effettuare questa ricostruzione che conferma il modello della materia oscura “fredda”.

La mappa della collaborazione Dark Energy Survey (Immagine Chihway Chang/Kavli Institute for Cosmological Physics at the University of Chicago/DES Collaboration)

La collaborazione Dark Energy Survey (DES) ha presentato al meeting dell’American Physical Society Division of Particles and Fields al Fermilab una mappa della materia oscura creata usando misurazione di lenti gravitazionali di 26 milioni di galassie. Questi risultati mostrano la composizione dell’universo recente e sono molto vicini alle previsioni basate sulla mappa creata grazie alle misurazioni riguardanti l’universo primordiale del satellite Planck Surveyor dell’ESA.

Esempio di coppia di galassie unite da filamenti di materia oscura (Immagine cortesia S. Epps & M. Hudson / University of Waterloo)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive una ricerca sui filamenti di materia oscura che uniscono due galassie. Un team di astronomi guidato da Mike Hudson dell’Università di Waterloo in Canada ha sfruttato un effetto di lente gravitazionale debole per creare un’immagine che mostra anche se indirettamente una sorta di ponte di materia oscura che unisce due galassie.

Gruppo di galassie nane (Immagine cortesia Sloan Digital Sky Survey)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive la scoperta di sette gruppi di galassie nane che mostrano le condizioni adatte a cominciare processi di fusione che le porterà a formare galassie come la Via Lattea. Un team di ricercatori guidati da Sabrina Stierwalt del National Radio Astronomy Observatory (NRAO) ha identificato i sette gruppi partendo dai dati dell’indagine TiNy Titans (TNT) per poi compiere studi specifici.