Pianeti

Immagine del pianeta nano Cerere e una di un'area della sua superficie nei dettagli (Immagine NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA)

Nei giorni scorsi la sonda spaziale Dawn della NASA si è avvicinata al pianeta nano Cerere e ha scattato varie fotografie ravvicinate della sua superficie. Le ultime immagini pubblicate dalla NASA servivano a scopi di navigazione ma cominciano a mostrare dettagli degli elementi geologici, in particolare tanti crateri più o meno grandi. Essi fanno assomigliare Cerere alla Luna e mostrano una storia piena di impatti.

Concetto artistico dell'esopianeta 55 Cancri e che mostra come la superficie sia parzialmente fusa prima e dopo l'attività vulcanica (Immagine NASA/JPL-Caltech/R. Hurt)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive uno studio sull’esopianeta 55 Cancri e che sostiene che sulla sua superficie vi sia un’attività vulcanica estremamente violenta. La conseguenza è che la temperatura non solo è molto elevata ma ha sbalzi che vanno dai 1.000° ai 2.700° Celsius. Tra gli autori dell’articolo c’è il Dottor Nikku Madhusudhan dell’Istituto di Astronomia dell’università britannica di Cambridge, che sta studiando 55 Cancri e da tempo e ha già pubblicato uno studio in cui sostiene che questo esopianeta potrebbe contenere un diamante grande tre volte la Terra.

Immagine del sistema HL Tauri scattata dal telescopio ALMA (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO))

Lo scorso ottobre era stata pubblicata un’immagine del sistema di HL Tauri catturata dal telescopio ALMA (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array) dell’ESO. Essa mostrava un disco di polvere che si sta pian piano condensando ed era una delle immagini più nitide mai realizzate a lunghezze d’onda sumbillimetriche. Secondo molti scienziati ci sono pianeti che si stanno formando in quel sistema ma altri erano scettici e ciò aveva creato un dibattito. Ora un team di astrofisici dell’Università di Toronto guidato da Daniel Tamayo ha portato nuove prove che ci sono davvero pianeti in fase di formazione, pubblicate in un articolo sulla rivista “Astrophysical Journal”.

La regione di Mercurio su cui si è schiantata la sonda spaziale Messenger (Immagine NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Carnegie Institution of Washington)

La NASA ha confermato che qualche ora fa la sonda spaziale Messenger ha terminato la sua missione schiantandosi sulla superficie del pianeta Mercurio. Messenger aveva esaurito il propellente e negli ultimi tempi erano state programmate varie manovre per allungarne di qualche giorno la vita. Alla fine, anche l’elio normalmente usato per la pressurizzazione del propellente era stato rilasciato in un getto che aveva dato l’ultima spinta alla sonda. Si conclude così una missione di grande successo che ci ha permesso di scoprire molte cose su Mercurio.

Il cielo attorno alla stella 51 Pegasi (Immagine ESO/Digitized Sky Survey 2)

Un team di astronomi ha usato lo strumento HARPS (High Accuracy Radial velocity Planet Searcher) dell’osservatorio di La Silla in Cile dell’ESO per rilevare per la prima volta in maniera diretta lo spettro di luce visibile proveniente da un esopianeta. Si tratta di 51 Pegasi b, già ben conosciuto dagli astronomi perché è stato il primo esopianeta scoperto tra quelli orbitanti attorno a una stella nella sequenza principale.