Stelle

Blog che parlano di stelle

EBLM J0555-57Ab paragonata con TRAPPIST-1, Giove e Saturno (Immagine cortesia Amanda Smith)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” descrive la scoperta della stella EBLM J0555-57Ab. Si tratta della stella più piccola mai scoperta, con dimensioni molto simili a quelle del pianeta Saturno. La sua massa è circa 85 volte quella di Giove ma, pur essendo concentrata in un volume relativamente ridotto, ha a malapena massa e densità sufficienti a mentenere la fusione nucleare dell’idrogeno ed essere quindi una vera stella.

Esopianeti e sistemi binari (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo in pubblicazione sulla rivista “Astronomical Journal” descrive uno studio sui possibili errori commessi nelle stime della densità degli esopianeti scoperti con il metodo del transito. Elise Furlan del Caltech/IPAC-NExScl e Steve Howell dell’Ames Research Center della NASA hanno analizzato l’effetto della presenza di una seconda stella sulla stima della densità degli esopianeti in quei sistemi concludendo che alcuni in realtà sono meno densi di quanto calcolato.

I resti di SN 1987A visti da ALMA (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO); R. Indebetouw; NASA/ESA Hubble)

Due articoli, uno pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” e uno sulla rivista “Astrophysical Journal Letters”, descrivono aspetti diversi di una ricerca sulla supernova 1987A (SN 1987A). Vari ricercatori hanno usato il radiotelescopio ALMA scoprendo per la prima volta una serie di molecole tra i resti di una supernova. Ciò ha permesso di creare una mappa tridimensionale di quella che è stata definita una fabbrica di polvere e di trovare indizi anche sulla nascita delle stelle.

La galassia SGAS J111020.0+645950.8 (Immagine NASA, ESA, and T. Johnson (University of Michigan))

Tre articoli pubblicati sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” descrivono vari aspetti dell’osservazione della galassia SGAS J111020.0+645950.8, distante ben 11 miliardi di anni luce dalla Terra, con il telescopio spaziale Hubble. Tanta attenzione è dovuta al fatto che il team di astronomi che ha condotto questo studio ha dovuto utilizzare una lente gravitazionale per compiere le osservazioni e usare un’analisi molto sofisticata per mettere a fuoco le immagini, che mostrano anche aree di formazione stellare.

L'area attorno alla pulsar Geminga (Immagine Jane Greaves / JCMT / EAO)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive una ricerca su possibili pianeti in formazione attorno alla pulsar Geminga. Gli astronomi Jane Greaves e Wayne Holland hanno utilizzato il James Clerk Maxwell Telescope (JCMT) alle Hawaii per poter effettuare osservazioni a lunghezze d’onda submillimetriche e capire i meccanismi di formazione di pianeti in un sistema dopo una supernova.