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La pulsar SXP 1062

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive la prima osservazione di un’irregolarità nel periodo di rotazione di una pulsar, un fenomeno chiamato in gergo “glitch”, in un sistema binario. Un team di scienziati dell’Università tecnica del Medio Oriente e dell’Università Baskent, entrambe ad Ankara, in Turchia, ha usato dati raccolti da osservazioni dei telescopi spaziali Swift, XMM-Newton e Chandra condotte nell’arco di due anni per individuare i glitch nella pulsar SXP 1062.

Alcune antenne di LOFAR e le posizioni di PSR J1552+5437 e PSR J0952-0607 (Immagine NASA/DOE/Fermi LAT Collaboration and ASTRON)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive la scoperta di PSR J0952-0607, la pulsar millisecondo con la maggior velocità di rotazione nel campo galattico. Un team di ricercatori ha usato il radiotelescopio Low-Frequency Array (LOFAR) per indagare su fonti ad alta energia scoprendo questa pulsar che compie oltre 42.000 rotazioni al minuto, 707 al secondo.

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive una ricerca che ha rivelato una sorpresa nell’origine delle radiazioni elettromagnetiche provenienti dalla nebulosa del Granchio che può influenzare le ricerche sui raggi cosmici. Federico Fraschetti dell’Università dell’Arizona, negli USA, e Martin Pohl dell’Università di Potsdam, in Germania, ritengono che il modello creato da Enrico Fermi nel 1949 vada parzialmente rivisto perché quelle radiazioni vengono prodotte in un modo diverso da quello che pensavano.

La galassia "Cosmic Eyelash" vista da ALMA (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO)/E. Falgarone et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive la prima rilevazione nell’universo lontano della molecola dell’idruro di carbonio, o CH+. Un team duidato da Edith Falgarone dell’Ecole Normale Supérieure and Observatoire de Paris, in Francia, ha usato il radiotelescopio ALMA per scoprire quel gas freddo e turbolento in galassie del tipo starburst come SMM J2135-0102, soprannominata “ciglia cosmiche” (in inglese “Cosmic Eyelash”). Questa scoperta potrà aiutare a capire meglio i meccanismi di crescita delle galassie e dei periodi di rapida formazione stellare.

Concetto artistico del sistema TRAPPIST-1 visto da uno dei suoi pianeti (Immagine ESO/N. Bartmann/spaceengine.org)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” descrive una ricerca nella quale viene fornita una stima della presenza di acqua sui sette pianeti del sistema della stella TRAPPIST-1. Un team di astronomi guidato da Vincent Bourrier dell’Oosservatorio dell’Università di Ginevra in Svizzera ha utilizzato il telescopio spaziale Hubble per esaminare quel sistema concludendo che i pianeti esterni sono quelli dove è più probabile che vi sia ancora una sostanziale quantità di acqua. Essi includono i tre pianeti nell’area abitabile del sistema.