Stelle

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Messier 78 (ESA/Euclid/Euclid Consortium/NASA, image processing by J.-C. Cuillandre (CEA Paris-Saclay), G. Anselmi)

L’ESA e il Consorzio Euclid hanno presentato i primi risultati scientifici ottenuti grazie al telescopio spaziale Euclid all’interno del programma ERO (Early Release Observations). Si tratta di una serie di articoli scientifici in parte scritti direttamente dai ricercatori del Consorzio e in parte da diversi team di ricercatori che hanno lavorato all’interno del programma ERO. Alcune immagini illustrano le possibilità di questo strumento ma la ricerca su alcuni dei maggiori misteri cosmologici va ben oltre l’estetica delle fotografie.

Rappresentazione artistica dell'esopianeta WASP-193b

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta l’individuazione dell’esopianeta WASP-193 b, un gigante gassoso il cui diametro è circa una volta e mezzo quella di Giove ma con una massa che è solo un settimo di quella di Giove. Un team di ricercatori guidato da Khalid Barkaoui dell’Università di Liegi, in Belgio, ha usato il telescopio WASP-Sud della collaborazione Wide Angle Search for Planets (WASP) per individuare WASP-193 b per poi studiarne le caratteristiche con altri strumenti. La combinazione tra massa è densità di questo esopianeta è davvero difficile da spiegare dato che nessuna teoria sulla formazione planetaria porta a un pianeta come questo.

Il quasar J0148+0600

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta i risultati di osservazioni di quasar primordiali che indicano che i buchi neri supermassicci si formano da “semi” che sono molto massicci e crescono rapidamente. Un team di ricercatori ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale James Webb all’interno del progetto EIGER per rilevare la fioca luce delle stelle che circondano tre di quei quasar. Quest’impresa offre la possibilità di ottenere molte più informazioni che permettono di stimare la massa delle galassie e dei buchi neri supermassicci centrali.

Le stime ottenute riguardo alle tre galassie al centro di questo studio indicano che i buchi neri supermassicci primordiali erano molto più massicci di quelli odierni rispetto alle galassie che li ospitano. Secondo la ricostruzione dei ricercatori, i quasar primordiali alimentati dai buchi neri hanno inghiottito materiali a velocità enormi passando da semi iniziali a buchi neri supermassicci.

Un'osservazione spettroscopica condotta con lo strumento Near Infrared Spectrograph (NIRSpec) del telescopio spaziale James Webb della galassia Cosmos-11142 centrata sulla linea di emissione dell'ossigeno doppiamente ionizzato

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta l’osservazione di venti fortissimi provenienti dal buco nero supermassiccio al centro della galassia Cosmos-11142 che hanno inibito la formazione stellare al suo interno. Un team di ricercatori guidato dal professor Sirio Belli dell’Università di Bologna ha usato il telescopio spaziale James Webb per rilevare il movimento di gas neutro freddo spinto a una velocità tale da spazzare via il gas nella galassia e quindi a impedire la formazione di nuove stelle. Si tratta della prima prova di come un buco nero supermassiccio può avere quell’effetto su una galassia.

La posizione dei tre buchi neri stellari scoperti finora nella Via Lattea, rappresentata in proiezione, grazie alla missione Gaia.

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy and Astrophysics Letters” riporta l’identificazione di un buco nero stellare con una massa stimata in circa 33 volte quella del Sole che è stato catalogato come Gaia BH3. Un team di ricercatori ha usato dati raccolti dalla sonda spaziale Gaia dell’ESA per trovare questo buco nero nell’alone della Via Lattea, a meno di duemila anni luce dalla Terra. La sua massa è notevole per un buco nero stellare e ha una compagna, una stella molto antica dato che la sua età è stimata in circa 11 miliardi di anni.