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La supernova SN 2017cbv e la galassia NGC 5643 (Immagine cortesia B.J. Fulton)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astrophysical Journal Letters” descrive l’osservazione delle tracce della collisione della supernova SN 2017cbv con una compagna. Un team di astronomi è riuscito a osservare per la prima volta i dettagli di questo tipo di evento cosmico avvenuto nella galassia NGC 5643 e avvistato sulla Terra il 10 marzo 2017. Ciò grazie alla possibilità di osservarlo per cinque giorni con il Las Cumbres Observatory (LCO) ottenendo dati che suggeriscono che la compagna fosse una stella normale con un raggio circa 20 volte quello del Sole.

Concetto artistico del sistema di sistema di TRAPPIST-1 visto da una zona vicina a sistema di TRAPPIST-1f (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo in pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive una ricerca sull’età del sistema di TRAPPIST-1. Questa stella nana ultra-fredda è diventata sempre più celebre grazie ai risultati delle ricerche sui pianeti che orbitano attorno ad essa. Uno dei problemi era stabilire la sua età e ora l’astronomo Adam Burgasser dell’Università della California a San Diego ed Eric Mamajek del JPL della NASA ne hanno fornito una stima tra 5,4 e 9,8 miliardi di anni.

Concetto artistico delle orbite di stelle vicine al buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea (Immagine ESO/M. Parsa/L. Calçada)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive un’analisi dei moti di stelle che orbitano attorno al buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea, in particolare quella conosciuta come S2. Un team di astronomi ha applicato una nuova tecnica di analisi a osservazioni condotte in passato con il Very Large Telescope (VLT) dell’ESO in Cile e altri telescopi concludendo che quelle orbite risentono degli effetti previsti dalla teoria della relatività generale di Albert Einstein.

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” descrive una ricerca che ha riguardato 16 tra i quasar più luminosi conosciuti. Un team di ricercatori guidati dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) ha esaminato in particolare le emissioni agli infrarossi di quei quasar per individuare e giovani stelle calde nelle galassie che li ospitano concludendo che se ne formano davvero moltissime, a un ritmo fino a 4.000 volte più elevato rispetto alla Via Lattea.

Rappresentazione artistica della galassia starburst oscurata WISE J224607.57-052635.0 (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive una ricerca che suggerisce che nelle galassie primordiali del tipo chiamato starburst oscurate, perché la polvere ne filtra la luce, l’attività di formazione stellare può essere inibita dalla presenza di un quasar. Un team di astronomi dell’Università dell’Iowa ha usato il radiotelescopio ALMA per localizzare i quasar e successivamente altri telescopi per osservarli a varie lunghezze d’onda.