Stelle

Orion KL Source I vista da ALMA (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), Hirota et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive uno studio della stella massiccia neonata Orion KL Source I. Un team di astronomi guidato da Tomoya Hirota ha usato il radio telescopio ALMA per captare quello che è stato chiamato il vagito di quella stella e determinare che il moto e la forma del deflusso indicano che l’interazione di forze centrifughe e magnetiche in un disco che circonda la stella gioca un ruolo fondamentale in quel vagito.

La nebulosa Boomerang vista da ALMA e Hubble (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO); NASA/ESA Hubble; NRAO/AUI/NSF)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive una ricerca sulla nebulosa Boomerang, definita il luogo più freddo dell’universo. Un team guidato da Raghvendra Sahai del Jet Propulsion Laboratory della NASA ha utilizzato il radiotelescopio ALMA per capire perché il flusso di materiali provenienti dalla stella al centro della nebulosa si stia espandendo molto rapidamente. Secondo gli astronomi c’è una compagna e le interazioni gravitazionali tra le due stelle hanno accelerato quel flusso.

Rappresentazione artistica della stella KELT-9 e del pianeta KELT-9b (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive lo studio del pianeta KELT-9b. Si tratta di un caso estremo di gioviano caldo, un pianeta gigante gassoso come Giove tanto vicino alla propria stella da essere riscaldato notevolmente. KELT-9b ha una temperatura superficiale stimata nell’area esposta alla propria stella che può superare i 4.600 Kelvin, tanto che probabilmente la sua atmosfera si sta disperdendo nello spazio e potrebbe avere una coda simile a quella delle comete.

L'area in cui c'era la stella N6946-BH1 prima e dopo la sua scomparsa (Immagine NASA/ESA/C. Kochanek (OSU))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive la scoperta di una stella massiccia chiamata N6946-BH1 che è collassata e sembra aver formato un buco nero direttamente, senza esplodere in una supernova. Un team di astronomi guidato da Christopher Kochanek ha utilizzato il Large Binocular Telescope (LBT) in Arizona e i telescopi spaziali Hubble e Spitzer della NASA per osservare per la prima volta questo fenomeno, che potrebbe spiegare perché ci sono meno supernove del previsto.

Concetto artistico di una fusione galattica vicina a un quasar (Immagine MPIA con materiale di Nasa/Esa Hubble Space Telescope)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive la scoperta di quattro galassie molto antiche, tanto da essersi formate meno di un miliardo di anni dopo il Big Bang. Al loro interno è stato osservato un tasso di formazione stellare estremamente elevato. Un team di astronomi guidato da Roberto Decarli del Max Planck Institut für Astronomie ha scoperto per caso queste quattro galassie notando che erano vicine ad altrettanti quasar.