Stelle

Immagine della nebulosa e della pulsar del Granchio ottenuta combinando fotografie dei telescopi spaziali Hubble e Chandra (Frequenze ottiche: NASA/HST/ASU/J. Hester et al. Raggi X: NASA/CXC/ASU/J. Hester et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” descrive la scoperta della pulsazione alle energie più elevate mai rilevate in una pulsar. Un team internazionale di scienziati ha usato i due telescopi MAGIC (Major Atmospheric Gamma-ray Imaging Cherenkov) dell’Osservatorio del Roque de Los Muchachos a La Palma nelle Isole Canarie per osservare la pulsar del Granchio.

La Nebulosa Omuncolo di Eta Carinae fotografata dal telescopio spaziale Hubble (Immagine NASA, ESA, and the Hubble SM4 ERO Team)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” descrive una ricerca che ha portato alla scoperta di stelle davvero fuori dal normale. Si tratta di sistemi binari composti da due stelle molto massicce che possono dar luogo a immense eruzioni. Questi sistemi sono gemelli di Eta Carinae, diventato celebre per l’eruzione avvistata nel XIX secolo. Esaminando osservazioni effettuate usando i telescopi spaziali Spitzer e Hubble un gruppo di ricercatori ha trovato 5 candidati in altre galassie.

Esempi di stelle con bow shock. A destra un'immagine dal telescopio spaziale WISE, le altre due sono state scattate dal telescopio spaziale Spitzer (Immagine NASA/JPL-Caltech/University of Wyoming)

Analizzando le osservazioni effettuate usando i telescopi spaziali Spitzer e WISE della NASA, sono state scoperte molte stelle fuggitive, così chiamate per la notevole velocità a cui si stanno muovendo nello spazio. Un modo per individuare una potenziale stella fuggitiva consiste nel cercare quello che viene chiamato in gergo “bow shock”, letteralmente onda d’urto di prua, e indica l’area tra una magnetosfera ed un ambiente circostante. Si tratta di una formazione ad arco che si allunga di fronte alla stella e può essere molto estesa.

Concetto artistico di stelle in fase di formazione (Immagine cortesia Bill Saxton, NRAO/AUI/NSF. Tutti i diritti riservati)

Al meeting della American Astronomical Society a Kissimmee, Florida, sono stati presentati i risultati di una ricerca che ha lo scopo di capire come nascono i sistemi multipli di stelle e i pianeti dal materiale presente nei dischi di polvere attorno alle nuove stelle. Il radiotelescopio Karl G. Jansky Very Large Array (VLA) è stato utilizzato per studiare quasi cento stelle neonate nella Nube di Perseo per cercare di rispondere a queste domande.

Immagine che mostra le apparizione della supernova SN Refsdal. Nel cerchio in alto una possibile apparizione nel 1998, in quello centrale l'apparizione del 2014 e in quello in basso l'apparizione del 2015 (Immagine NASA, ESA, S. Rodney (John Hopkins University, USA) and the FrontierSN team; T. Treu (University of California Los Angeles, USA), P. Kelly (University of California Berkeley, USA) and the GLASS team; J. Lotz (STScI) and the Frontier Fields team; M. Postman (STScI) and the CLASH team; and Z. Levay (STScI))

Il telescopio spaziale Hubble ha permesso di osservare una supernova proprio durante l’esplosione. Ciò grazie al fatto che la sua apparizione era stata predetta. Per la prima volta, l’utilizzo di complessi calcoli legati alla teoria della relatività hanno permesso di cogliere la supernova soprannominata Refsdal nel momento in cui è esplosa. È la prima volta che un risultato del genere è stato conseguito sfruttando l’effetto di lente gravitazionale dell’ammasso galattico MACS J1149.5 + 2223, che ha curvato la luce proveniente da quella stella mostrando l’esplosione più volte in diverse aree del cielo.