Stelle

Un momento dell'eruzione solare del 24 luglio 2016 (Immagine NASA's Goddard Space Flight Center; Joy Ng, producer/IRIS/Lockheed Martin Solar and Astrophysics Laboratory)

La NASA ha rilasciato le immagini catturate dalla sua sonda spaziale IRIS relative a una sorta di pioggia caduta sul Sole il 24 luglio 2016. Quest’evento si è verificato durante un brillamento solare di media intensità che ha determinato l’espulsione di materiale solare, plasma a temperature elevatissime che poi è ricaduto come una pioggia e per questo viene chiamato pioggia coronale o in gergo più tecnico post-flare loop.

DEM L316A vista dal telescopio spaziale Hubble (Immagine ESA/Hubble & NASA, Y. Chu)

Una fotografia scattata dal telescopio spaziale Hubble mostra i resti di una stella morta molto tempo fa. Si tratta di scie di gas ionizzato che emettono ancora un debole bagliore, l’ultimo prodotto dell’immensa energia generata in una supernova di tipo Ia. Questi resti di una supernova chiamati DEM L316A si trovano nella Grande Nube di Magellano, una galassia satellite della Via Lattea, a circa 160.000 anni luce dalla Terra.

Rappresentazione artistica della stella CX330 e del disco di gas e polveri che la circonda (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive una ricerca su un oggetto chiamato CX330 che per alcuni anni è stato misterioso ed è poi risultato essere una giovane stella. Un gruppo di ricercatori guidato da Chris Britt della Texas Tech University ha usato dati raccolti dai telescopi spaziali Chandra e WISE della NASA e altri ancora per determinare la sua natura. Rimane da chiarire perché CX330 sia così isolata.

Concetto artistico di due esopianeti in transito di fronte alla stella TRAPPIST-1 (Immagine NASA/ESA/STScI/J. de Wit (MIT))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive una ricerca su due esopianeti del sistema TRAPPIST-1. Un gruppo di ricercatori guidato da Julien de Wit, ricercatore post-doc presso il Massachussets Institute of Technology, ha utilizzato i telescopi spaziali Hubble e Spitzer per esaminare meglio due dei tre esopianeti la cui scoperta è stata annunciata nel maggio 2016.

Rappresentazione artistica della stella V883 Orionis con il suo disco protoplanetario e la neve in esso contenuta (Immagine A. Angelich (NRAO/AUI/NSF)/ALMA (ESO/NAOJ/NRAO))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive la prima osservazione mai effettuata della cosiddetta linea della neve dell’acqua nel sistema V883 Orionis. Utilizzando il radiotelescopio ALMA, un team guidato da Lucas Cieza della Universidad Diego Portales, a Santiago in Cile, ha individuato la distanza dalla stella oltre la quale la temperatura si abbassa a sufficienza perché l’acqua si congeli.