Stelle

Concetto artistico della superficie di Proxima b. In alto a destra di Proxima Centauri ci sono Alpha Centauri A e B (Immagine ESO/M. Kornmesser)

Ieri l’ESO ha tenuto una conferenza stampa per annunciare che probabilmente è stato scoperto un esopianeta che orbita attorno a Proxima Centauri, la stella più vicina al sistema solare. Un team di astronomi guidato da Guillem Anglada-Escudé, della Queen Mary University di Londra ha trovato quello che è stato chiamato Proxima b, un pianeta un po’ più massiccio della Terra che orbita nella zona abitabile della sua stella.

Concetto artistico di G11.92-0.61 MM1 e del disco kepleriano attorno ad essa (Immagine cortesia A. Smith (Institute of Astronomy, Cambridge))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive la scoperta di una protostella chiamata G11.92-0.61 MM1. Un team di astronomi guidato da John Ilee dell’Istituto di astronomia dell’Università britannica di Cambridge ha identificato quest’oggetto in una fase chiave nella nascita di una stella. Esso ha già una massa che è oltre trenta volte quella del Sole e sta ancora attraendo materiali dalla nube molecolare in cui si sta formando.

I resti di supernova G11.2-0.3 (Foto X-ray: NASA/CXC/NCSU/K. Borkowski et al; Optical: DSS)

Al workshop “Chandra Science for the Next Decade” che si sta tenendo a Cambridge, nel Massachussets, è stata presentata una nuova immagine dei resti di una supernova chiamati G11.2-0.3 ottenuta usando l’Osservatorio per i raggi X Chandra della NASA. Per anni questi erano stati considerati i resti della supernova registrata dai cinesi nel 386 D.C. e per questo motivo conosciuta come SN 386 ma i nuovi esami indicano che si trattò di una diversa supernova.

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Supplement Series” descrive una ricerca sulle nane brune, oggetti al confine tra la stella e il pianeta. Un team di ricercatori guidato da Jacqueline Fahery della Carnegie Institution ha esaminato le caratteristiche di 152 giovani nane brune concludendo che le proprietà delle loro atmosfere possono costituire la ragione delle loro differenze.

Un momento dell'eruzione solare del 24 luglio 2016 (Immagine NASA's Goddard Space Flight Center; Joy Ng, producer/IRIS/Lockheed Martin Solar and Astrophysics Laboratory)

La NASA ha rilasciato le immagini catturate dalla sua sonda spaziale IRIS relative a una sorta di pioggia caduta sul Sole il 24 luglio 2016. Quest’evento si è verificato durante un brillamento solare di media intensità che ha determinato l’espulsione di materiale solare, plasma a temperature elevatissime che poi è ricaduto come una pioggia e per questo viene chiamato pioggia coronale o in gergo più tecnico post-flare loop.