Phobos, una delle lune di Marte, sta andando a pezzi

Foto di Phobos che mostra le scanalature sulla superficie (Foto NASA/JPL-Caltech/University of Arizona)
Foto di Phobos che mostra le scanalature sulla superficie (Foto NASA/JPL-Caltech/University of Arizona)

Al 47° meeting annuale della American Astronomical Society’s Division for Planetary Sciences a National Harbor, nel Maryland, è stata presentata una ricerca su Phobos, una delle lune del pianeta Marte. Terry Hurford del Goddard Space Flight Center della NASA ha diretto un team di scienziati che ha analizzato le scanalature sulla superficie di Phobos. La conclusione è che si tratta dei primi segni di un cedimento strutturale che porterà alla distruzione di questa luna.

Phobos è una delle due lune di Marte, scoperta il 18 agosto 1877 dall’astronomo Asaph Hall, pochi giorni dopo che aveva scoperto Deimos, l’altra luna del pianeta rosso. Si tratta di due oggetti troppo piccoli per avere un forma sferica ed è possibili che si siano formati nella cintura di asteroidi tra Marte e Giove e siano successivamente stati catturati dal pianeta.

La superficie di Phobos è solcata da molte scanalature e la loro origine è stata oggetto di varie discussioni. Secondo una delle teorie esse sono state originate dall’impatto di un asteroide, lo stesso che ha formato il cratere chiamato Stickney. L’impatto aveva quasi distrutto Phobos ma successive analisi avevano portato a scartare questa teoria.

Il team guidato da Terry Hurford ha analizzato i dati disponibili concludendo che le scanalature su Phobos sono i segni delle maree gravitazionali causate da Marte. Non è una teoria nuova e sembrava che la gravità del pianeta rosso non fosse sufficiente a causare tali effetti. Tuttavia oggi questa possibilità è supportata dalle conoscenze accumulate negli ultimi decenni.

In particolare, nel 2008 la sonda spaziale Mars Express dell’ESA fece una serie di voli ravvicinati a Phobos raccogliendo dati sorprendenti. Essi permisero tra le altre cose di misurare in maniera molto più precisa di prima la massa e il volume di questa luna. Questi dati fanno ora pensare che Phobos sia fatto di pietrisco tenuto assieme da uno strato esterno di regolite, cioè materiali vari polverosi e granulosi, spesso fino a 100 metri.

Quel tipo di conformazione non è molto solida e ciò vuol dire che la gravità di Marte è sufficiente a distorcere la forma di Phobos. Lo strato esterno può essere elastico e accumulare stress con la conseguenza che vengono create scanalature sulla superficie. Le fratture da stress generate nel modello predetto dai ricercatori sono coerenti con quelle osservate su Phobos.

La distanza media di Phobos da Marte è di soli 6.000 chilometri e ne fa la luna più vicina al pianeta madre in tutto il sistema solare. Essa si avvicina al pianeta rosso di circa 2 metri ogni secolo e per questo motivo gli scienziati hanno predetto da tempo che precipiterà tra 30 e 50 milioni di anni.

Tuttavia, se le conclusioni di questa nuova ricerca verranno confermate, la struttura di Phobos è troppo debole per durare tanto. Questa luna comincia già a mostrare segni di cedimento e la situazione peggiorerà, anche se molto lentamente. Phobos potrebbe essere distrutto molto prima di avvicinarsi alla superficie di Marte.

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