Una supernova innescata dalla fusione tra due nane bianche

La supernova G1.9+0.3 (Immagine NASA/CXC/CfA/S. Chakraborti et al.)
La supernova G1.9+0.3 (Immagine NASA/CXC/CfA/S. Chakraborti et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astrophysical Journal” descrive l’analisi dei resti della supernova G1.9+0.3, la più giovane osservata nella Via Lattea. Un team di astronomi dell’Università di Harvard ha utilizzato i dati raccolti dal telescopio spaziale Chandra della NASA e il radiotelescopio VLA per trovare prove del fatto che si tratti di un’esplosione originata dalla fusione di due nane bianche, quella che viene chiamata supernova di tipo Ia.

La supernova G1.9+0.3 era stata scoperta dal radiotelescopio VLA nel 1985 ma solo come forte sorgente di onde radio e la sua natura era stata appurata nel 2008. Secondo il team che si occupa del telescopio spaziale Chandra, la sua distanza è stimata attorno ai 27.700 anni luce dalla Terra. Ciò significa che in realtà l’esplosione è avvenuta molti millenni fa ma la sua luce ha cominciato a raggiungere la Terra solo poco più di un secolo fa.

Un problema scientifico relativo alle supernove di tipo Ia, a cui appartiene G1.9+0.3, riguarda la causa che le innesca. Le ipotesi erano l’accumulo di materiali attorno a una nana bianca proveniente da una stella sua compagna o la fusione violenta tra due nane bianche. Per cercare di capire l’origine di G1.9+0.3 i ricercatori hanno messo assieme i dati raccolti con il VLA e con Chandra e hanno analizzato come i resti della supernova interagiscono con gas e polveri che circondano l’esplosione.

I dati negli archivi delle osservazioni effettuate con il telescopio spaziale Chandra hanno permesso di trovare i raggi X emessi dalla supernova G1.9+0.3. I dati negli archivi del VLA hanno invece permesso di trovare le onde radio emesse da G1.9+0.3. Mettendo assieme questi dati è stato possibile scoprire in particolare un aumento di quei tipi di emissioni elettromagnetiche nel tempo nei resti della supernova.

I dati trovati si accordano con le previsioni teoriche fatte da Sayan Chakraborti, che ha diretto il team che ha condotto questa ricerca, riguardanti una fusione tra due nane bianche. È la prima volta che vengono trovate conferme di questa possibile causa di una supernova di tipo Ia. Tuttavia, ciò non significa che sia l’unica causa.

Scoprire i segreti di questo tipo di supernove è importante anche perché esse sono le cosiddette “candele standard”. In parole povere, si tratta di oggetti che hanno una luminosità nota perciò permettono di calcolare le distanze cosmiche. Se ci sono diverse cause per le supernove di tipo Ia le loro diverse percentuali possono cambiare nel tempo ed esse potrebbero non essere così standard.

Già quasi esattamente un anno fa vennero pubblicati due articoli, sempre sulla rivista “Astrophysical Journal”, che esprimevano dubbi sull’uniformità della brillantezza delle supernove di tipo Ia. Quella ricerca era direttamente collegata ai calcoli sull’espansione dell’universo, uno degli usi di queste “candele standard”. Questo è uno dei motivi per cui le ricerche su queste supernove continuano.

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