Una protostella fornisce indizi sulla nascita di stelle massicce

Concetto artistico di G11.92-0.61 MM1 e del disco kepleriano attorno ad essa (Immagine cortesia A. Smith (Institute of Astronomy, Cambridge))
Concetto artistico di G11.92-0.61 MM1 e del disco kepleriano attorno ad essa (Immagine cortesia A. Smith (Institute of Astronomy, Cambridge))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive la scoperta di una protostella chiamata G11.92-0.61 MM1. Un team di astronomi guidato da John Ilee dell’Istituto di astronomia dell’Università britannica di Cambridge ha identificato quest’oggetto in una fase chiave nella nascita di una stella. Esso ha già una massa che è oltre trenta volte quella del Sole e sta ancora attraendo materiali dalla nube molecolare in cui si sta formando.

Stelle massicce, almeno otto volte il Sole, sono difficili da studiare perché si formano in tempi relativamente rapidi, attorno ai 100.000 anni, e hanno una vita breve perché consumano idrogeno a velocità molto elevate rendendo difficile trovarne una nelle prime fasi della sua vita. A circa 11.000 anni luce dalla Terra c’è una nube di gas e polveri dove le condizioni sono adatte per la formazione di nuove stelle, il problema era vederci attraverso a causa della sua densità che oscura i telescopi ottici.

Il team di astronomi ha fatto ricorso a telescopi in grado di rilevare emissioni elettromagnetiche a lunghezze d’onda ben più lunghe rispetto alla luce visibile, per la precisione il Submillimeter Array (SMA) delle Hawaii e Very Large Array (VLA) del New Mexico. Essi hanno permesso di scoprire G11.92-0.61 MM1 attraverso gas e polveri e di capirne le sue caratteristiche, inclusa la presenza di un disco che ruota attorno a essa.

Questo disco è del tipo kepleriano, che significa che ruota più rapidamente al suo centro che ai suoi bordi esterni. Un fenomeno simile esiste nel sistema solare, dove i pianeti interni ruotano attorno al Sole più rapidamente di quelli esterni. Secondo John Ilee ciò suggerisce che anche stelle così massicce si formano in modi simili alle stelle meno massicce come il Sole.

Il disco kepleriano è molto più massiccio di tutti i pianeti del sistema solare messi assieme dato che la sua massa è stata stimata tra due e tre masse solari. La massa potrebbe essere anche maggiore perché potrebbe essere nascosta sotto strati di gas e polveri. Secondo il dottor Dunga Forgan dell’Università di St Andrews, principale autore di un altro articolo sull’argomento, il disco potrebbe talmente massiccio da finire per andare a pezzi a causa della sua stessa gravità formando altre protostelle più piccole.

Per ora, ci sono varie stime e ipotesi riguardanti alcune caratteristiche della protostella G11.92-0.61 MM1 e del disco kepleriano attorno ad essa. I ricercatori hanno in programma di continuare a osservare quella regione di spazio sperando di ricavare altre informazioni e di trovare possibili stelle compagne. Per fare ciò intendono utilizzare il radiotelescopio ALMA, attualmente il più grande del mondo e dotato di una sensibilità tale da poter rilevare molti altri dettagli di quest’eccezionale oggetto.

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