Rendezvous con ‘Oumuamua

Concetto artistico dell'asteroide interstellare `Oumuamua (Immagine European Southern Observatory/M. Kornmesser)
Concetto artistico dell’asteroide interstellare `Oumuamua (Immagine European Southern Observatory/M. Kornmesser)

In gergo tecnico con il termine rendezvous si intende la manovra di avvicinamento, spesso pericolosa e ad alto rischio tra due oggetti nello spazio. I due corpi in questione sono il più delle volte una navicella spaziale e una stazione orbitale. Il più delle volte, visto che nel Novembre del 2014 il lander Philae lanciato dalla sonda Rosetta è riuscito per la prima volta nella storia delle missioni spaziali ad avvinarsi e atterrare dopo una rischiosa manovra sulla cometa 67P/Churyumov Gerasimenko. Un rendezvous coronato dal successo come quello avvenuto nel Settembre del 2018 nel libro, allora da poco uscito in Italia, dello scrittore Arthur Clarke.

 

Il romanzo in questione si chiama Incontro con Rama e ha rappresentato per molto, molto tempo, la prima testimonianza dell’incontro tra esseri umani e un oggetto proveniente da un altro sistema solare; nel caso del romanzo, una vera e propria astronave.

Nel caso di ‘Oumuamua, per quanto singolari e a prima vista sorprendenti siano state le osservazioni condotte dai ricercatori sull’asteroide poi classificato come cometa, si tratta comunque di un corpo celeste che resta pur sempre il primo visitatore proveniente dall’esterno del nostro sistema.

 

Certo al suo interno non abbiamo trovato un intero mondo come è il caso dell’astronave aliena battezzata Rama nel romanzo di Clarke. E neppure ci siamo imbattuti in alieni intenti a sfidarsi a uno dei giochi più famosi dell’intero universo come il classico sabacc detto anche Corellian Gambit dell’universo di Star Wars; no, niente di tutto questo a parte il fatto che per coloro che si occupano di scienza e astronomia, la visita di ‘Ounamuna, che già si sta allontanando dal nostro sistema, si è rivelata una sorpresa inaspettata.

 

Sorpresa che ha messo in luce la necessità di concentrare maggiori sforzi nell’individuazione di detriti interstellari che possano aiutarci a scoprire indizi su civiltà al di fuori del nostro sistema solare. Come?

Studiando oggetti simili a ‘Oumuamua, ma più facili da raggiungere con le possibilità tecniche attuali. L’obiettivo è quello di individuare prove di spazzatura spaziale di origine artificiale.

 

La traiettoria iperbolica di ʻOumuamua
La traiettoria iperbolica di ʻOumuamua (immagine ©nagualdesign; Tomruen)

Una simile proposta è stata suggerita qualche tempo fa da due astrofisici americani. Il primo è Paul Davies il cui ultimo libro tradotto in Italia ci porta dritti dritti al tema centrale di questo articolo: Uno strano silenzio. Siamo soli nell’universo?

Il secondo è Robert Wagner, ricercatore presso la School of Earth and Space Exploration dell’Università dell’Arizona. La loro proposta? Cercare tracce del passaggio di civiltà aliene sulla Luna. Sì perché se ci fosse anche la remotissima possibilità di trovare dei detriti artificiali da qualche parte, il nostro satellite sarebbe il luogo più semplice e con le caratteristiche fisiche più probabili in cui trovarle. Eventuali tracce che potrebbero conservarsi, sulla Luna, per milioni di anni.

 

Non stiamo ovviamente parlando di un’astronave parcheggiata in qualche cratere perché rimasta a secco di carburante, quello sarebbe davvero un colpaccio, quanto piuttosto di anomalie radioattive, detriti incompatibili con il suolo lunare e altri microscopici indizi che sarebbero una prova più che sufficiente all’annosa domanda che da Fermi in poi ha suscitato più dubbi che risposte nella comunità scientifica. Perché non c’è nessuno là fuori? Domanda a cui peraltro l’astrofisico statunitense Alastair Reynolds ha pure tentato di dare una risposta nei suoi romanzi di fantascienza.

 

Asteroidi come BZ509, recentemente individuato in orbita attorno a Giove, orbita retrograda che ha suscitato più di un interesse nella comunità dei ricercatori, potrebbero essere il luogo più adatto in cui andare a caccia di informazioni su altri sistemi solari. Se infatti ne venisse confermata l’origine extrasolare potremmo ottenere dati estremamente utili su un oggetto che non fa parte del nostro sistema. Il fatto poi che la sua presenza sia stabile e non di passaggio come il caso di ‘Ounamuna rende la fattibilità di una missione ancora più necessaria. Saranno forse proprio i dati ricavati dalle osservazioni di questi corpi celesti ad aiutarci a comprendere ancora meglio ciò che si nasconde al di fuori del nostro sistema solare.

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