Sei cosiddette stelle gonfie confermate al centro della Via Lattea


Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta l’identificazione di quelli che sono stati chiamati oggetti-G (in inglese G-objects) che orbitano attorno al buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea, Sagittarius A* o semplicemente Sgr A*. Un team di ricercatori guidato da Anna Ciurlo della UCLA aveva già annunciato la scoperta di tre nuovi oggetti-G, ora ne conferma l’esistenza e annuncia l’identificazione di un quarto. Essi si aggiungono ai due oggetti-G già confermati alcuni anni fa. Nuovi indizi potrebbero confermare l’ipotesi che si tratti del frutto di fusioni di stelle di sistemi binari.

L’oggetto catalogato come G1 è stato scoperto nel 2004, G2 è stato scoperto nel 2012. Hanno suscitato interesse perché orbitano attorno a Sagittarius A* e per le loro strane caratteristiche, un po’ da nubi di polvere e un po’ da stelle, ha destato perplessità tra gli astronomi. Nel corso del 232° convegno dell’American Astronomical Society tenuto nel giugno 2018, un team di ricercatori guidati da Anna Ciurlo della UCLA aveva presentato i risultati di una ricerca che aveva portato alla scoperta di altri tre oggetti con le stesse caratteristiche, G3, G4 e G5. I ricercatori avevano concluso che si tratta di stelle gonfie che sono diventate così grandi che le forze di marea esercitate da Sagittarius A* sono in grado di strappare materiali dalla loro atmosfera quando si avvicinano al buco nero.

La ricerca non si è fermata lì e l’esame di altri dati raccolti all’Osservatorio Keck alle Hawaii ha portato alla scoperta di un nuovo oggetto con le stesse caratteristiche, che è stato catalogato come G6. Le orbite di questi oggetti sono molto diverse attorno a Sagittarius A* e ciò conferma che non si tratta di nubi di gas, che nelle condizioni esistenti nell’area attorno al buco nero supermassiccio sarebbero fenomeni transitori. Le nuove osservazioni sembrano invece confermare la teoria che si tratti di stelle gonfie molto grandi perché sono il frutto di fusioni tra stelle. Quella teoria era stata proposta in un articolo pubblicato nel novembre 2014 sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” da un team guidato dal dottor Gunther Witzel della UCLA. Alcuni membri di quel team sono successivamente entrati nel team guidato da Anna Ciurlo.

L’astrofisica Andrea Ghez di UCLA, parte dei team che hanno condotto le varie ricerche sugli oggetti-G, ha dichiarato che le fusioni stellari potrebbero avvenire più spesso di quanto pensassimo e che i buchi neri potrebbero indurre quelle fusioni. Ha anche sottolineato il fatto che molte stelle conosciute che non comprendiamo potrebbero essere il prodotto finale di fusioni in una fase stabile.

La potentissima gravità di Sagittarius A* potrebbe aver indotto varie fusioni che hanno generato gli oggetti-G attraverso oscillazioni di eccentricità dovute a quello che viene chiamato meccanismo di Kozai-Lidov. La fusione causerebbe il rigonfiamento negli strati esterni delle stelle generando una nube di polvere e gas che nasconde per molto tempo la loro massa centrale.

L’immagine in alto (Cortesia Anna Ciurlo, Tuan Do/UCLA Galactic Center Group. Tutti i diritti riservati) mostra le orbite dei vari oggetti G al centro della galassia con il buco nero supermassiccio indicato dalla croce bianca. L’immagine in basso (Cortesia Jack Ciurlo. Tutti i diritti riservati) mostra una rappresentazione artistica degli oggetti G con i centri rossastri e il buco nero supermassiccio rappresentato da una sfera nera dentro un anello bianco.

I ricercatori hanno identificato altri candidati che potrebbero essere altri oggetti analoghi ai sei oggetti G e le analisi dei dati raccolti continua. L’area centrale della galassia è molto densa e Sagittarius A* ha un’influenza notevole. Capire cosa succede al centro della Via Lattea aiuterà a capire l’evoluzione dell’intera galassia e permetterà di migliorare i modelli di evoluzione di altre galassie.

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