Uno studio delle vecchie stelle nel cuore della Via Lattea

Il bulge della Via Lattea (Immagine CTIO/NOIRLab/DOE/NSF/AURA. Image processing: W. Clarkson (UM-Dearborn), C. Johnson (STScI), and M. Rich (UCLA), Travis Rector (University of Alaska Anchorage), Mahdi Zamani & Davide de Martin.)
Il bulge della Via Lattea (Immagine CTIO/NOIRLab/DOE/NSF/AURA. Image processing: W. Clarkson (UM-Dearborn), C. Johnson (STScI), and M. Rich (UCLA), Travis Rector (University of Alaska Anchorage), Mahdi Zamani & Davide de Martin.)

Due articoli – disponibili qui e qui – pubblicati sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riportano diversi aspetti di una ricerca su quello che in gergo viene chiamato bulge, un grande gruppo di stelle nell’area centrale della Via Lattea. Un team di ricercatori ha usato la Dark Energy Camera (DECam) per condurre osservazioni del bulge, con le sue 250 milioni di stelle tra le quali in particolare sono state rilevate le emissioni ultraviolette di quelle dell’ammasso conosciuto come red clump perché formato da giganti rosse. Analizzando le loro emissioni è stato possibile trovare le tracce spettroscopiche degli elementi chimici all’interno di oltre 70.000 stelle. Le giganti rosse vicine al centro della Via Lattea hanno mostrato una composizione molto simile che indica che si sono formate più o meno nello stesso periodo, oltre 10 miliardi di anni fa.

Tra le ricerche connesse allo studio della formazione ed evoluzione della Via Lattea ci sono quelle che riguardano gli oltre 250 milioni di stelle che formano il bulge nell’area centrale della galassia. Uno studio più approfondito è stato possibile grazie alla DECam, una macchina fotografica montata sul telescopio Victor M. Blanco del Cerro Tololo Inter-American Observatory, usata nell’indagine Blanco DECam bulge survey (BDBS). Lo scopo dell’uso della DECam era quello di mappare il bulge della Via Lattea e ha permesso di rilevare le emissioni ultraviolette di delle vecchie stelle che fanno parte di quello che viene chiamato red clump. Oltre 7.000 immagini del bulge sono state catturate usando la DECam per un totale di oltre 3.500 miliardi di pixel.

L’abbondanza di dati raccolti ha permesso di condurre analisi spettroscopiche delle emissioni di oltre 70.000 stelle del red clump, un numero molto superiore rispetto a ricerche precedenti, che avevano esaminato un numero molto inferiore di stelle. Quell’analisi ha permesso di esaminare la composizione chimica delle stelle, che è risultata molto simile. Quella composizione è il risultato della combinazione tra la composizione alla nascita e gli elementi generati dalla fusione dell’idrogeno e, dopo l’inizio dell’ultima fase della loro vita, di elementi più pesanti. La composizione molto simile rilevata in quelle stelle indica che sono nate praticamente assieme, oltre 10 miliardi di anni fa.

Lo scopo originale della DECam era di mappare galassie lontane, supernove e strutture cosmiche che potessero aiutare a rivelare la natura dell’energia oscura. Tuttavia, si è rivelata utile anche per ricerche su oggetti relativamente vicini. Capire la formazione e l’evoluzione della Via Lattea aiuterà a perfezionare i modelli generali per le galassie e a capire l’origine del sistema solare e quindi anche della Terra.

La Via Lattea e il bulge (Immagine CTIO/NOIRLab/DOE/NSF/AURA/STScI, W. Clarkson (UM-Dearborn), C. Johnson (STScI), and M. Rich (UCLA)/E.Slawik)
La Via Lattea e il bulge (Immagine CTIO/NOIRLab/DOE/NSF/AURA/STScI, W. Clarkson (UM-Dearborn), C. Johnson (STScI), and M. Rich (UCLA)/E.Slawik)

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