La scoperta di due radio galassie giganti offre nuove speranze nella loro ricerca

Le due radiogalassie giganti viste da MeerKAT
Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta la scoperta di due radiogalassie giganti in una piccola porzione di cielo, una scoperta in teoria molto poco probabile. Un team di ricercatori guidato da Jacinta Delhaize dell’Università di Cape Town, in Sud Africa, ha utilizzato dati raccolti nel corso dell’indagine MIGHTEE condotta con il radiotelescopio MeerKAT. Le radiogalassie giganti sono considerate molto rare ma forse sono molto più comuni del previsto, una possibilità che potrebbe avere un impatto sullo studio della formazione e dell’evoluzione delle galassie.

Le radiogalassie sono sorgenti di potenti di emissioni radio grazie ai loro nuclei galattici attivi, alimentati da buchi neri supermassicci che scaldano i materiali che li circondano a tal punto da generare potenti emissioni elettromagnetiche. Nelle radiogalassie giganti le emissioni radio possono estendersi per alcuni milioni di anni luce a causa di getti di particelle cariche di energia emesse dal buco nero.

Le radiogalassie giganti sono la sottocategoria considerata più rara, eppure l’indagine MIGHTEE (MeerKAT International GHz Tiered Extragalactic Exploration) ha permesso di scoprirne due, catalogate come MGTC J095959.63+024608.6. e MGTC J100016.84+015133.0, in una piccola porzione di cielo. L’immagine in alto (Cortesia I. Heywood (Oxford/Rhodes/SARAO). Tutti i diritti riservati) mostra le due radiogalassie giganti viste da MeerKAT. L’immagine in basso (Cortesia I. Heywood (Oxford/Rhodes/SARAO). Tutti i diritti riservati) mostra una parte della mappa radio del cielo nell’indagine MIGHTEE con le due radiogalassie giganti nei riquadri.

Se non si tratta di una straordinaria coincidenza significa che le radiogalassie giganti sono più comuni del previsto e un nuovo strumento con una sensibilità senza precedenti come il radiotelescopio MeerKAT le sta finalmente scoprendo. Infatti, l’area in cui sono state scoperte le due radiogalassie giganti era già stata osservata con altri radiotelescopi senza identificarle.

Anche a livello teorico, alcuni modelli che descrivono l’evoluzione delle galassie prevedono che le radiogalassie giganti siano comuni, oltre che molto antiche. Ivan Delvecchio dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) di Milano, tra gli autori di questo studio, ha spiegato che questo scenario è supportato anche dalle proprietà delle galassie osservate a diverse frequenze. Ciò perché esse mostrano una scarsa attività di formazione stellare e del buco nero supermassiccio centrale, le quali indicano che si devono essere affievolite nel corso del tempo.

Questa scoperta potrebbe avere conseguenze importanti sulle ricerche riguardanti l’evoluzione delle galassie. Marisa Brienza dell’Università di Bologna, un’altra associata dell’INAF e anche lei tra gli autori dello studio, ha spiegato che la radiazione fossile tracciata dagli enormi getti radio delle due radiogalassie giganti scoperte potrebbe nascondere indizi preziosi nella ricostruzione delle fasi della loro vita.

Altre analisi dei dati raccolti durante l’indagine MIGHTEE potrebbe rivelare la presenza di ulteriori radiogalassie finora sconosciute. Ciò proverebbe ancora l’utilità del radiotelescopio MeerKAT, che verrà potenziato con l’aggiunta di altre antenne. MeerKAT è un precursore di SKA, il radiotelescopio di prossima generazione nel quale verrà integrato nel corso dei prossimi anni. In sostanza, ci saranno molte possibilità di verificare se davvero le radiogalassie giganti sono comuni.

Una parte della mappa radio del cielo nell'indagine MIGHTEE con le due radiogalassie giganti nei riquadri

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *