April 2016

Diagramma dei sistemi del telescopio spaziale Hitomi (Immagine NASA)

L’agenzia spaziale giapponese JAXA ha analizzato i dati raccolti sul telescopio spaziale Hitomi, già conosciuto come Astro-H, per cercare di capire il motivi per cui solo sporadici segnali sono stati ricevuti dal satellite dal 26 marzo. L’ipotesi più plausibile è che abbia perso l’assetto a causa di alcuni dati non validi e i suoi propulsori di manovra non abbiano corretto il problema a causa di regolazioni inadatte. La prospettiva è grama ma ci sono ancora speranze di salvare Hitomi.

Il cratere Haulani su Cerere (Foto NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA)

La NASA ha pubblicato nuove fotografie di vari crateri sul pianeta nano Cerere scattate dalla sua sonda spaziale Dawn, attualmente nella sua orbita più bassa a 385 chilometri di altitudine. Da lì Dawn sta effettuando la mappatura più dettagliata di Cerere e sta fornendo dettagli davvero interessanti di crateri che avevano già suscitato l’attenzione degli scienziati come Haulani e Oxo.

L'enorme discontinuità a Y sulla superficie di Encelado (Immagine NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute)

Una fotografia scattata dalla sonda spaziale Cassini mostra un enorme sistema di fratture che hanno una forma simile a una lettera Y sulla superficie Encelado, la luna di Saturno diventata negli ultimi anni uno dei più interessanti oggetti di studi astronomici. Chiamati “discontinuità a Y”, questi elementi della superficie ghiacciata di Encelado sono probabilmente relativamente giovani rivelando l’attività geologica esistente su questa luna.

Un paragone tra il sole, una stella di piccola massa, una nana bruna, Giove e la Terra (Immagine NASA/JPL-Caltech/UCB)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” descrive una ricerca sulle nane brune che dovrebbero essere presenti nel vicinato cosmico. Un team di astronomi del Leibniz-Institut für Astrophysik Potsdam (AIP), in Germania, ha rianalizzato dati riguardanti le osservazioni e la catalogazione delle nane brune distanti meno di sei parsec e mezzo dalla Terra concludendo che ce ne dovrebbero essere di più e forse non le abbiamo ancora individuate.

Il modulo BEAM attaccato al braccio robotico Canadarm2 (Foto Tim Kopra)

Poco fa sono terminate le operazioni di collegamento del modulo espandibile BEAM sulla Stazione Spaziale Internazionale. L’operazione è durata circa quattro ore durante le quali il braccio robotico Canadarm2 è stato utilizzato per trasportare BEAM dalla sezione non pressurizzata della navicella spaziale Dragon al modulo Tranquillity. A quel punto, esso è stato collegato alla Stazione tramite i controlli remoti, proprio come si fa con i cargo spaziali. Questa è solo la prima fase della sua installazione, che procederà lentamente passo dopo passo.