Cosmologia

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HDUV GOODS-North (Immagine NASA, ESA, P. Oesch (University of Geneva), and M. Montes (University of New South Wales))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astrophysical Journal Supplement Series” presenta il programma Hubble Deep UV (HDUV) Legacy Survey, un grande panorama della storia evolutiva dell’universo basata su osservazioni compiute con il telescopio spaziale Hubble. Un team di ricercatori ha sfruttato le capacità di rilevazione delle frequenze ultraviolette di Hubble combinandola con osservazioni agli infrarossi e alla luce visibile, anche di altri telescopi, per estendere precedenti indagini con un campo di vista che include circa 15.000 galassie, incluse 12.000 in cui c’è formazione stellare.

L'eco di GRB 161219B

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astrophysical Journal” descrive lo studio di una sorta di eco generato da un lampo gamma catalogato come GRB 161219B emesso da un buco nero neonato. Le emissioni di raggi gamma sono durate solo sette secondi ma emissioni ad altre frequenze elettromagnetiche sono durate anche per settimane e ciò ha permesso a un team di astronomi di usare il radiotelescopio ALMA per studiare quelle a lunghezze d’onda millimetriche. Esse hanno offerto altre informazioni sul lampo gamma e sulle caratteristiche dei suoi potenti getti.

La mappa finale della radiazione cosmica di fondo (Immagine ESA/Planck Collaboration)

L’ESA ha presentato la mappa finale della radiazione cosmica di fondo creata grazie alle rilevazioni della sonda spaziale Planck Surveyor. Questa mappa mostra com’era l’universo prima che si formassero le galassie, quando aveva circa 380.000 anni. Si tratta dei risultati dell’ultima elaborazione dei dati raccolti e ora gli scienziati hanno la certezza che la temperatura e la polarizzazione sono determinate con accuratezza. Questa mappa finale conferma il modello standard ma anche l’incongruenza tra il calcolo della costante di Hubble basato su quei dati e quello basato su osservazione dell’universo attuale.

Schema di Hubble e Gaia al lavoro (Immagine NASA, ESA, and A. Feild (STScI))

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive una nuova misurazione dell’espansione dell’universo. Un team di astronomi guidato dal premio Nobel Adam Riess ha combinato osservazioni effettuate con il telescopio spaziale Hubble e quelle effettuate con la sonda spaziale Gaia dell’ESA, un osservatorio che ha lo scopo specifico di mappare miliardi di oggetti nel cielo tra cui le stelle variabili chiamate variabili cefeidi usate per le misurazioni. I nuovi risultati aumentano la precisione ma anche la discrepanza tra le misure dell’espansione dell’universo vicino e quelle dell’universo primordiale.

Concetto artistico di OJ 287

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive una ricerca su un blazar, un tipo di nucleo galattico attivo, conosciuto come OJ 287. Un team di ricercatori guidato da Silke Britzen del Max Planck Institute for Radio Astronomy (MPIfR) di Bonn, in Germania, ha studiato questo blazar, che era conosciuto da tempo e aveva lasciato perplessi gli astronomi per le variazioni di luminosità. La causa potrebbe essere nella presenza di due buchi neri oppure da un disco di accrescimento disallineato.