Materia oscura

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L'ammasso Abell 370 (Immagine NASA, ESA, A. Koekemoer, M. Jauzac, C. Steinhardt, and the BUFFALO team)

Sono state pubblicate le prime osservazioni del telescopio spaziale Hubble nel nuovo progetto BUFFALO, che ha lo scopo di far luce sull’evoluzione delle prime galassie dell’universo, anche per stabilire gli obiettivi più interessanti per le osservazioni del telescopio spaziale James Webb. L’ammasso galattico Abell 370 è il primo a essere oggetto di studio per questa nuova indagine assieme a una serie di galassie viste attraverso lenti gravitazionali.

La mappa finale della radiazione cosmica di fondo (Immagine ESA/Planck Collaboration)

L’ESA ha presentato la mappa finale della radiazione cosmica di fondo creata grazie alle rilevazioni della sonda spaziale Planck Surveyor. Questa mappa mostra com’era l’universo prima che si formassero le galassie, quando aveva circa 380.000 anni. Si tratta dei risultati dell’ultima elaborazione dei dati raccolti e ora gli scienziati hanno la certezza che la temperatura e la polarizzazione sono determinate con accuratezza. Questa mappa finale conferma il modello standard ma anche l’incongruenza tra il calcolo della costante di Hubble basato su quei dati e quello basato su osservazione dell’universo attuale.

Schema di Hubble e Gaia al lavoro (Immagine NASA, ESA, and A. Feild (STScI))

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive una nuova misurazione dell’espansione dell’universo. Un team di astronomi guidato dal premio Nobel Adam Riess ha combinato osservazioni effettuate con il telescopio spaziale Hubble e quelle effettuate con la sonda spaziale Gaia dell’ESA, un osservatorio che ha lo scopo specifico di mappare miliardi di oggetti nel cielo tra cui le stelle variabili chiamate variabili cefeidi usate per le misurazioni. I nuovi risultati aumentano la precisione ma anche la discrepanza tra le misure dell’espansione dell’universo vicino e quelle dell’universo primordiale.

La ragnatela cosmica in due momenti

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive la creazione di una mappa della rete di filamenti che collega la materia dell’universo. Un team di ricercatori ha analizzato i dati raccolti nel corso di precedenti indagini per trovare gli effetti gravitazionali che rivelano le forme di quei filamenti. Le piccole distorsioni gravitazionali suggeriscono che la loro lunghezza sia di centinaia di milioni di anni luce e che siano fatti di materia oscura.

Icarus (MACS J1149+2223 Lensed Star 1)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive l’osservazione della stella più lontana e quindi anche la più antica finora osservata, soprannominata Icarus, distante circa 9 miliardi di anni luce dalla Terra. Un team di ricercatori ha sfruttato un doppio effetto di lente gravitazionale che ha ingrandito l’immagine della stella, che è stata chiamata MACS J1149+2223 Lensed Star 1 ma per quel motivo viene chiamata semplicemente Lensed Star 1 (LS1). Quell’effetto l’ha fatta diventare sufficientemente luminosa da essere rilevabile dal telescopio spaziale Hubble.