Materia oscura

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39 antenate delle galassie ellittiche massicce scoperte nell'universo primordiale

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta la scoperta di 39 galassie nell’universo primordiale. Un team di ricercatori ha combinato dati di diversi telescopi per individuare un gruppo di galassie risalenti ai primi due miliardi di anni dopo il Big Bang che erano risultate invisibili a precedenti osservazioni nelle loro aree condotte a frequenze ottiche. Il loro studio potrebbe offrire nuove informazioni sull’evoluzione delle galassie, dei buchi neri supermassicci al loro centro e anche sulla distribuzione della materia oscura.

Una misurazione della costante di Hubble basata sui quasar suggerisce possibili modifiche ai modelli cosmologici

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive l’uso di quasar come traccianti cosmici per misurare l’espansione dell’universo fino a 12 miliardi di anni fa. Guido Risaliti dell’Università di Firenze e associato INAF ed Elisabeta Lusso della Durham University hanno studiato le emissioni di raggi X e ottiche di una serie di quasar usando il confronto fra quelle emissioni per valutare con precisione le loro distanze. I risultati potrebbero spiegare le discrepanze tra le diverse misurazioni effettuate con altri metodi suggerendo che la densità della misteriosa energia oscura non sia costante nel tempo.

Una verifica del riscaldamento della materia oscura

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta conferme all’ipotesi dell’effetto conosciuto come riscaldamento della materia oscura. Un team di ricercatori ha cercato gli effetti della presenza di materia oscura in galassie nane relativamente vicine alla Via Lattea trovando la conferma che la formazione stellare può scaldarla provocandone una spinta verso l’esterno. Si tratta di una nuova possibilità per studiare la materia oscura per cercare di comprenderne la natura.

L'ammasso galattico Abell S1063 (Immagine NASA, ESA, and M. Montes (University of New South Wales, Sydney, Australia))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive un nuovo metodo per rilevare e mappare la materia oscura esistente negli ammassi galattici con una precisione superiore rispetto a quelli finora utilizzati. Mireia Montes dell’Università del Nuovo Galles del Sud, in Australia, e Ignacio Trujillo dell’Istituto di Astrofisica delle Canarie, in Spagna, hanno sfruttato la cosiddetta luce intracluster, la debole luce all’interno degli ammassi galattici prodotta dalla loro interazione, rilevata nel programma Hubble Frontier Fields, per mappare la distribuzione di materia oscura al loro interno.

L'ammasso Abell 370 (Immagine NASA, ESA, A. Koekemoer, M. Jauzac, C. Steinhardt, and the BUFFALO team)

Sono state pubblicate le prime osservazioni del telescopio spaziale Hubble nel nuovo progetto BUFFALO, che ha lo scopo di far luce sull’evoluzione delle prime galassie dell’universo, anche per stabilire gli obiettivi più interessanti per le osservazioni del telescopio spaziale James Webb. L’ammasso galattico Abell 370 è il primo a essere oggetto di studio per questa nuova indagine assieme a una serie di galassie viste attraverso lenti gravitazionali.