Comete

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cometa interstellare 2I/Borisov (Immagine cortesia Gemini Observatory/Nsf/Aura)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta una serie iniziale di caratteristiche della cometa interstellare 2I/Borisov, inizialmente designata come C/2019 Q4. Un team di ricercatori ha usato dati raccolti usando il Gemini North sull’isola di Mauna Kea, alle Hawaii, e il William Herschel Telescope alle Canarie. I dati confermano che proviene da un altro sistema stellare, eppure essa ha caratteristiche molto simili alle comete del sistema solare.

Collassi di costoni rocciosi e massi che rimbalzano sulla superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko

Alla conferenza EPSC-DPS in corso a Ginevra, in Svizzera, sono state presentate nuove prove che sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko ci sono collassi di costoni rocciosi e massi che rimbalzano sulla superficie. Diversi scienziati hanno esaminato le circa 76.000 fotografie ad alta risoluzione scattate dalla macchina fotografica OSIRIS della sonda spaziale Rosetta dell’ESA per studiare l’attività sulla superficie della cometa nel periodo in cui era attiva.

C/2019 Q4 vista dal Canada-France-Hawaii Telescope (Immagine cortesia Canada-France-Hawaii Telescope)

Un oggetto catalogato come C/2019 Q4 (Borisov) e identificato come una cometa scoperta il 30 agosto scorso dall’astrofilo Gennady Borisov ha una traiettoria fortemente iperbolica che suggerisce la sua origine interstellare. Questa potrebbe essere la prima cometa interstellare identificata, con il vantaggio che è stata scoperta mentre si stava ancora avvicinando al Sole perciò sarà possibile compiere altre osservazioni ancora per mesi.

Una misura delle temperature sulla superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta una serie di misure della temperatura del nucleo della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko ottenute grazie allo strumento VIRTIS della sonda spaziale Rosetta dell’ESA. Un team di ricercatori guidato da Federico Tosi dell’INAF-IAPS di Roma che include vari ricercatori dell’INAF ha usato le immagini infrarosse catturate da VIRTIS per generare mappe termiche da cui ricavare le temperature ricostruendone le variazioni giornaliere e stagionali ma anche quelle legate alle sue caratteristiche morfologiche e a quelle chimico-fisiche dello strato superiore della superficie.

Le profonde fratture sulla superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko sono state generate da stress meccanico

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Geoscience” riporta un’analisi dei processi di erosione che hanno generato profonde fratture e faglie nel nucleo della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Un team di ricercatori guidato dal geologo Christophe Matonti dell’università di Aix-Marseille, in Francia, che include astronomi dell’Istituto nazionale di astrofisica (INAF) e dell’Università di Padova, ha esaminato immagini catturate dalla macchina fotografica OSIRIS della sonda spaziale Rosetta dell’ESA per compiere un’analisi geologica e morfologica individuando due processi di formazione delle fratture. Secondo i ricercatori le fratture superficiali sono generate dagli sbalzi termici mentre quelle più profonde sono generate da sollecitazioni meccaniche.