Galassie

Blog che parlano di galassie, singole o in ammassi

Un'immagine d'archivio della galassia WISEA J014656.04-152214.7 e della posizione dell'evento TDE 2025abcr (sopra) e la stessa area fotografata il 14 dicembre 2025 con l'evento di distruzione mareale visibile nel cerchietto blu.

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta la scoperta di un buco nero supermassiccio nella periferia della galassia WISEA J014656.04-152214.7, che lo ospita, a circa 30.000 anni luce dal suo centro. Un team di ricercatori ne ha trovato le tracce grazie a un cosiddetto evento di distruzione mareale catalogato come TDE 2025abcr. Rilevato per la prima volta dalla ZTF (Zwicky Transient Facility), anche grazie a un nuovo algoritmo di intelligenza artificiale, l’evento è stato confermato e studiato per alcuni mesi in varie bande elettromagnetiche usando vari strumenti. Questa scoperta conferma la teoria per cui possono esistere buchi neri supermassicci erranti molto distanti dal centro di una galassia, dove risiedono normalmente.

La galassia Sextans A. Nel riquadro, in verde, idrocarburi policiclici aromatici (Immagine NASA, ESA, CSA, Elizabeth Tarantino (STScI), Martha Boyer (STScI), Julia Roman-Duval (STScI); Image Processing: Alyssa Pagan (STScI))

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta i risultati di uno studio sulla polvere generata da stelle giganti rosse verso la fine della loro vita in condizioni simili a quelle esistenti nelle prime galassie dell’universo. Un team di ricercatori guidato da Claudio Gavetti dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) e dell’Università degli Studi Roma Tre ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale James Webb per studiare la galassia nana Sextans A, dove l’ambiente è molto povero di metalli. Osservazioni di qualità impensabile nel passato hanno permesso di capire come queste stelle producano polvere cosmica in ambienti simili a quelli dell’universo primordiale.

Abell 2744-QS01. Nei riquadri ci sono ingrandimenti di tre viste separate di QS01 generate dall'effetto di lente gravitazionale

Due articoli, uno pubblicato sulla rivista “Nature” e uno sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society”, riportano diversi aspetti di uno studio del buco nero supermassiccio catalogato come Abell 2744-QSO1, o semplicemente QSO1, che indicano che è più antico della galassia che lo ospita. Un team di ricercatori che include parecchi scienziati dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), dell’Università degli Studi di Firenze, della Scuola Normale Superiore di Pisa, della Sapienza Università di Roma e dell’Università degli Studi dell’Insubria ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale James Webb per studiare QSO1 e misurare la sua massa a circa 50 milioni di volte quella del Sole. Ciò significa che esso costituisce almeno due terzi della massa complessiva della galassia, un’anomalia che tradisce la sua età e lascia aperte alcune possibili ipotesi sulla sua origine.

Una mappa tridimensionale dell'universo locale con i vari superammassi galattici. Sulla sinistra c'è il superammasso della Vela

Un articolo sottoposto per la pubblicazione alla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta i risultati di uno studio astronomico che ha impiegato una tecnica ibrida per esaminare il superammasso della Vela. Un team di ricercatori ha combinato spostamento verso il rosso con distanze e velocità peculiari delle galassie all’interno del superammasso della Vela per ottenerne un ritratto completo, un risultato che finora non era riuscito per la sua posizione, nascosta dalla cosiddetta zona di evitamento della Via Lattea.

Informazioni chiave sono state ottenute usando il telescopio ottico SALT e il radiotelescopio MeerKAT, entrambi in Sudafrica. Data l’importanza di questa nazione in questa ricerca, gli autori hanno usato il soprannome Vela-Banzi, aggiungendo un termine in xhosa, una lingua Bantu, che significa “rivelandosi ampiamente”.

Un'illustrazione delle rilevazioni delle emissioni provenienti dalla galassia HATLAS J142935.3–002836

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society Letters” riporta la rilevazione di un megamaser generato da HATLAS J142935.3–002836, una galassia che è in una fase di notevole attività perché è ancora in atto una fusione galattica che ha anche portato a una notevole formazione stellare. Un team di ricercatori guidato dall’Università sudafricana di Pretoria ha usato il radiotelescopio MeerKAT per rilevare le emissioni maser. La forza delle sue emissioni è tale da spingere i ricercatori a definirla un gigamaser ma certe rilevazioni sono possibili solo grazie a un fenomeno di lente gravitazionale. Ciò la rende comunque il maser astronomico più luminoso e più lontano conosciuto.