Galassie

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Scoperto il quasar più brillante nell'universo primordiale

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astrophysical Journal Letters” riporta la scoperta del quasar più luminoso dell’universo primordiale. Un team di ricercatori che include Marco Bonaglia dell’INAF di Firenze ha usato osservazioni del telescopio spaziale Hubble e di alcuni telescopi al suolo per individuare la galassia catalogata come J043947.08+163415.7 a una distanza di circa 12,8 miliardi di anni luce dalla Terra. Il buco nero supermassiccio al suo centro è circondato da molti materiali che emettono l’enorme quantità di luce che permette di individuarlo anche a quell’enorme distanza ma solo grazie a un effetto di lente gravitazionale. Quell’attività risale a quasi un miliardo di anni dopo il Big Bang.

Una verifica del riscaldamento della materia oscura

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta conferme all’ipotesi dell’effetto conosciuto come riscaldamento della materia oscura. Un team di ricercatori ha cercato gli effetti della presenza di materia oscura in galassie nane relativamente vicine alla Via Lattea trovando la conferma che la formazione stellare può scaldarla provocandone una spinta verso l’esterno. Si tratta di una nuova possibilità per studiare la materia oscura per cercare di comprenderne la natura.

L'ammasso galattico Abell S1063 (Immagine NASA, ESA, and M. Montes (University of New South Wales, Sydney, Australia))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive un nuovo metodo per rilevare e mappare la materia oscura esistente negli ammassi galattici con una precisione superiore rispetto a quelli finora utilizzati. Mireia Montes dell’Università del Nuovo Galles del Sud, in Australia, e Ignacio Trujillo dell’Istituto di Astrofisica delle Canarie, in Spagna, hanno sfruttato la cosiddetta luce intracluster, la debole luce all’interno degli ammassi galattici prodotta dalla loro interazione, rilevata nel programma Hubble Frontier Fields, per mappare la distribuzione di materia oscura al loro interno.

Il quasar 3C 273 (Immagine ESA/Hubble & NASA)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive la prima osservazione dettagliata dell’ambiente che circonda un buco nero supermassiccio esterno alla Via Lattea. Un team di astronomi guidato dal professor Hagai Netzer dell’Università di Tel Aviv ha usato lo strumento GRAVITY installato sul VLTI dell’ESO per esaminare il primo quasar scoperto, conosciuto come 3C 273, scoprendo nubi di gas che si muovono rapidamente attorno al buco nero che alimenta quel quasar e ne formano il cuore.

La galassia più luminosa conosciuta sta divorando le sue vicine

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” descrive uno studio della galassia W2246-0526, la più luminosa conosciuta. Un team di ricercatori ha utilizzato il radiotelescopio ALMA per esaminarla scoprendo scie di materiali mentre vengono strappati da tre galassie più piccole che orbitano attorno a essa. In un caso viene generata una “coda mareale”, una larga scia di materiali che connette W2246-0526 con una delle sue satelliti. Secondo un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” il buco nero supermassiccio al suo centro ha una massa che è circa 4 miliardi di volte quella del Sole.