La navicella spaziale Orion Integrity e la Luna sullo sfondo (Immagine NASA)

La navicella spaziale Orion Integrity della NASA ha completato un viaggio attorno alla Luna da record come parte della missione Artemis II. Non è entrata nell’orbita della Luna ma ha “solo” viaggiato attorno ad essa per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima, a circa 406.771 chilometri di distanza dalla Terra, battendo il record per la maggior distanza raggiunta da esseri umani che era detenuta dall’Apollo 13. Quella missione del 1970 ci ricorda dei rischi che corrono gli astronauti nello spazio e, dopo aver completato quell’impresa, gli astronauti Christina Koch, Victor Glover, Reid Wiseman e Jeremy Hansen si sono immessi sulla rotta che li riporterà sulla Terra quando in Italia sarà la notte di sabato 11 aprile.

Lo Space Launch System decolla con la navicella spaziale Orion Integrity (Foto NASA/Bill Ingalls)

Era notte in Italia quando la navicella spaziale Orion della NASA si è separata dall’ultimo stadio, chiamato ICPS (Interim Cryogenic Propulsion Stage), dell’SLS (Space Launch System), che era decollato quasi due ore prima dal Kennedy Space Center. La Orion si è immessa sulla traiettoria che la porterà a viaggiare attorno alla Luna per compiere la sua missione di circa 10 giorni. Si tratta del secondo lancio per l’SLS e per la Orion nella sua configurazione completa. L’importanza della missione Artemis II è data dal fatto che è la prima di questo programma con un equipaggio a bordo.

Concetto artistico della base lunare (Immagine NASA)

Nel corso della giornata di ieri, la NASA ha tenuto l’evento che ha chiamato Ignition, composto da una serie di annunci riguardanti il proprio programma spaziale. Diversi annunci erano attesi da parte del nuovo amministratore Jared Isaacman e da altri dirigenti dell’agenzia in connessione con il programma Artemis per capire le intenzioni dell’agenzia riguardo al ritorno di astronauti sulla Luna. Da questo punto di vista, l’intenzione che è stata annunciata è di accelerare il ritmo delle missioni per poter riuscire anche a costruire una base permanente sulla Luna. In questa nuova visione, il progetto del Lunar Gateway potrebbe essere abbandonato, anche se ufficialmente rimane rilevante a lungo termine.

Anche il programma riguardante le missioni verso Marte è stato parte dell’evento. In questo caso, c’è stata la presentazione della missione Space Reactor-1 Freedom (SR-1 Freedom), da condurre utilizzando una navicella spaziale a propulsione nucleare elettrica da lanciare nel dicembre 2028. A bordo dovrebbe esserci un gruppo di elicotteri Skyfall che hanno lo scopo di continuare l’esplorazione del pianeta rosso.

I campioni raccolti dalla sonda spaziale Hayabusa 2 in due occasioni diverse dal primo e dal secondo sito selezionati sull'asteroide Ryugu.

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta la scoperta delle cinque basi azotate che formano DNA e RNA, adenina, guanina, citosina, timina e uracile, in campioni riportati sulla Terra dall’asteroide Ryugu. Un team di ricercatori ha analizzato due dei campioni prelevati dalla sonda spaziale Hayabusa 2 dell’agenzia spaziale JAXA nel corso della sua missione. Le cinque basi azotate sono state trovate in entrambi i campioni. Poco più di un anno fa, era stata annunciata la rilevazione delle cinque basi azotate in campioni riportati dall’asteroide Bennu dalla sonda spaziale OSIRIS-REx della NASA. Si tratta di una nuova conferma della presenza di mattoni della vita negli asteroidi ed è possibile che essi abbiano seminato la Terra primordiale.

Una mappa tridimensionale dell'universo locale con i vari superammassi galattici. Sulla sinistra c'è il superammasso della Vela

Un articolo sottoposto per la pubblicazione alla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta i risultati di uno studio astronomico che ha impiegato una tecnica ibrida per esaminare il superammasso della Vela. Un team di ricercatori ha combinato spostamento verso il rosso con distanze e velocità peculiari delle galassie all’interno del superammasso della Vela per ottenerne un ritratto completo, un risultato che finora non era riuscito per la sua posizione, nascosta dalla cosiddetta zona di evitamento della Via Lattea.

Informazioni chiave sono state ottenute usando il telescopio ottico SALT e il radiotelescopio MeerKAT, entrambi in Sudafrica. Data l’importanza di questa nazione in questa ricerca, gli autori hanno usato il soprannome Vela-Banzi, aggiungendo un termine in xhosa, una lingua Bantu, che significa “rivelandosi ampiamente”.