Buchi neri

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Una galassia Hot DOG vista ai raggi X

Un articolo in fase di pubblicazione sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” descrive la prima osservazione dettagliata ai raggi X di una galassia catalogata come W1835+4355 di un raro tipo perché al suo centro c’è un quasar del tipo Hot DOG (Hot Dust-Obscured Galaxies). Un team guidato da Luca Zappacosta dell’INAF di Roma ha usato dati raccolti dai telescopi spaziali XMM-Newton dell’ESA e NuSTAR della NASA per ottenere le rilevazioni più accurate delle emissioni di raggi X da parte di una galassia Hot DOG. Ciò sarà utile per capire meglio la natura di questo tipo di galassie e l’attività del buco nero supermassiccio al loro centro.

Concetto artistico del sistema Cygnus X-1 (Immagine NASA/ESA Hubble)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive osservazioni senza precedenti della materia attorno a un buco nero. Un team di ricercatori ha usato i dati rilevati usando un polarimetro a raggi X a bordo del satellite PoGO+ per ottenere informazioni sulla parte di raggi X duri che vengono riflessi dal disco di accrescimento attorno al buco nero del sistema Cygnus X-1 e identificare la forma della materia che lo compone.

L'eco di GRB 161219B

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astrophysical Journal” descrive lo studio di una sorta di eco generato da un lampo gamma catalogato come GRB 161219B emesso da un buco nero neonato. Le emissioni di raggi gamma sono durate solo sette secondi ma emissioni ad altre frequenze elettromagnetiche sono durate anche per settimane e ciò ha permesso a un team di astronomi di usare il radiotelescopio ALMA per studiare quelle a lunghezze d’onda millimetriche. Esse hanno offerto altre informazioni sul lampo gamma e sulle caratteristiche dei suoi potenti getti.

Impressione artistica di Sagittarius A* ed S2

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” descrive una verifica di un fenomeno previsto dalla teoria della relatività generale di Albert Einstein. Gli scienziati della collaborazione GRAVITY hanno usato osservazioni condotte con il Very Large Telescope (VLT) dell’ESO in Cile per osservare gli effetti del moto di una stella chiamata S2 mentre passa attraverso il campo gravitazionale estremo vicino al buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea.

Rappresentazione artistica di un blazar che emette neutrini e raggi gamma (Immagine cortesia IceCube/NASA)

Una serie di articoli pubblicati su varie riviste riporta vari aspetti di una ricerca che ha permesso di associare un neutrino rilevato dallo strumento IceCube al polo sud al blazar conosciuto come TXS 0506+056. In un articolo pubblicato già nel febbraio 2018 sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” un team guidato da Simona Paiano dell’INAF di Padova mostrava quel collegamento. In due articoli appena pubblicati sulla rivista “Science”, gruppi di scienziati da 18 diversi osservatori descrivono quelle che sono state definite osservazioni multimessaggero di quelle emissioni del neutrino ed elettromagnetiche e una seconda analisi che mostra che altri neutrini rilevati da IceCube provenivano dalla stessa fonte.