Buchi neri

Blog che parlano di buchi neri

Un'immagine d'archivio della galassia WISEA J014656.04-152214.7 e della posizione dell'evento TDE 2025abcr (sopra) e la stessa area fotografata il 14 dicembre 2025 con l'evento di distruzione mareale visibile nel cerchietto blu.

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta la scoperta di un buco nero supermassiccio nella periferia della galassia WISEA J014656.04-152214.7, che lo ospita, a circa 30.000 anni luce dal suo centro. Un team di ricercatori ne ha trovato le tracce grazie a un cosiddetto evento di distruzione mareale catalogato come TDE 2025abcr. Rilevato per la prima volta dalla ZTF (Zwicky Transient Facility), anche grazie a un nuovo algoritmo di intelligenza artificiale, l’evento è stato confermato e studiato per alcuni mesi in varie bande elettromagnetiche usando vari strumenti. Questa scoperta conferma la teoria per cui possono esistere buchi neri supermassicci erranti molto distanti dal centro di una galassia, dove risiedono normalmente.

15 dei 31 quasar scoperti. Ognuno di essi è visibile come un puntino al centro della rispettiva immagine. I due quasar più antichi sono indicati in rosso.

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta l’individuazione di 31 nuovi quasar primordiali che includono i due più antichi conosciuti finora. Un team di ricercatori che include ricercatrici e ricercatori dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale Euclid dell’ESA all’interno dell’indagine Euclid Wide Survey per trovare quasar che vediamo com’erano quando l’universo aveva non più di 800 milioni di anni.

Una combinazione dei dati raccolti con il radiotelescopio ALMA, mostrati in toni di rosso, e con l'osservatorio spaziale Chandra, mostrati in toni di blu. Al centro c'è Sagittarius A*.

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta le prove di un vento cosmico proveniente da Sagittarius A*, il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea. Mark D. Gorski e Lena Murchikova del Center for Interdisciplinary Exploration and Research in Astrophysics della Northwestern University hanno usato osservazioni condotte con il radiotelescopio ALMA e l’osservatorio spaziale Chandra della NASA per creare una mappa di qualità elevatissima del monossido di carbonio freddo presente attorno a Sagittarius A*. La mappa mostra una cavità conica dove un vento caldo e carico di energia soffia e spazza via il gas.

Abell 2744-QS01. Nei riquadri ci sono ingrandimenti di tre viste separate di QS01 generate dall'effetto di lente gravitazionale

Due articoli, uno pubblicato sulla rivista “Nature” e uno sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society”, riportano diversi aspetti di uno studio del buco nero supermassiccio catalogato come Abell 2744-QSO1, o semplicemente QSO1, che indicano che è più antico della galassia che lo ospita. Un team di ricercatori che include parecchi scienziati dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), dell’Università degli Studi di Firenze, della Scuola Normale Superiore di Pisa, della Sapienza Università di Roma e dell’Università degli Studi dell’Insubria ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale James Webb per studiare QSO1 e misurare la sua massa a circa 50 milioni di volte quella del Sole. Ciò significa che esso costituisce almeno due terzi della massa complessiva della galassia, un’anomalia che tradisce la sua età e lascia aperte alcune possibili ipotesi sulla sua origine.

Concetto artistico del sistema J1218/1219+1035 (Immagine NSF/AUI/NSF NRAO/P. Vosteen)

Un raro esempio di triplo nucleo galattico attivo in tre galassie in fase di fusione è stato scoperto grazie all’utilizzo di due radiotelescopi: il VLA e il VLBA. Il sistema triplo, distante circa 1,2 miliardi di anni luce dalla Terra, è catalogato come J1218/1219+1035. Questo studio mirato condotto da un team di ricercatori a varie frequenze radio ha permesso di identificare quello che è solo il terzo caso di triplo nucleo galattico attivo, il primo confermato grazie a osservazioni radio. Questa scoperta è utile a capire meglio certi processi di fusione galattica come quelli che hanno portato alla formazione della Via Lattea.