ESO

Blog che parlano delle attività dell’ESO (European Southern Observatory)

Da destra: Orione, Betelgeuse e un dettaglio della candidata Betelgeuse B (Immagine ESO/M. Montargès et al. Background: N. Rissinger (skysurvey.org))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” offre la prova migliore dell’esistenza di una compagna della stella Betelgeuse. Un team di ricercatori guidato da Miguel Montargès dell’Osservatorio di Parigi – PSL ha usato lo strumento SPHERE, e in particolare il polarimetro ZIMPOL integrato in esso, montato sul VLT in Cile per catturare l’immagine diretta di quella che sembra proprio una stella vicina a Betelgeuse. Sarà necessario ottenere osservazioni indipendenti per confermare l’esistenza della candidata Betelgeuse B. Questo studio suggerisce che si tratti di una stella con una massa tra 2,6 e 3,1 volte quella del Sole.

La galassia NGC 3621 con la posizione della supernova SN 2024ggi nel cerchietto

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science Advances” riporta la prima ricostruzione mai ottenuta della forma di una supernova di tipo II nelle sue fasi iniziali. Un team di ricercatori guidato dal professor Yi Yang dell’Università Tsinghua di Pechino, in Cina, ha utilizzato osservazioni condotte con il VLT dell’ESO in Cile per studiare la supernova catalogata come SN 2024ggi l’11 aprile 2024, il giorno dopo l’inizio dell’esplosione.

Lo strumento 4MOST montato sul telescopio VISTA dell'ESO (Foto AIP/A. Saviauk)

Il 18 ottobre, lo strumento 4MOST (4-metre Multi-Object Spectroscopic Telescope), montato sul telescopio VISTA dell’ESO in Cile, ha visto la cosiddetta prima luce nei primi test di osservazione. Con il suo sistema composto da 2436 fibre ottiche, 4MOST può catturare la luce da un campo visivo con un diametro fino a 2,5 gradi, che nella pratica significa un’area equivalente a 16 volte quella della Luna piena. La luce viene diretta a tre spettrografi che la dividono in componenti di colore nella gamma di luce visibile fornendone gli spettri individuali. Ciò permetterà di compiere un’indagine cosmologica che comprende venticinque milioni di oggetti nei primi cinque anni di lavoro.

La struttura tridimensionale dell'atmosfera dell'esopianeta Tylos

Due articoli, uno pubblicato sulla rivista “Nature” e uno sulla rivista “Astronomy & Astrophysics”, riportano i risultati di altrettanti studi dell’esopianeta WASP-121b, nome ufficiale Tylos, che descrivono diversi aspetti della sua atmosfera davvero turbolenta. Due team di ricercatori con vari membri in comune che includono Lorenzo Pino e Francesco Borsa dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) ha usato lo strumento ESPRESSO montato sul VLT (Very Large Telescope) dell’ESO in Cile sfruttando la combinazione dei quattro telescopi per esaminare l’atmosfera di Tylos nel corso di un transito completo di fronte alla sua stella. Il risultato è stato una mappatura degli strati dell’atmosfera e la rilevazione delle tracce di vari elementi chimici tra cui sodio, ferro e titanio.

L'ammasso RCW 38 (Immagine ESO/VVVX survey)

L’ESO ha pubblicato immagini della culla stellare catalogata come RCW 38 ottenuta usando la VISTA InfraRed CAMera (VIRCAM) montata sul proprio Visible and Infrared Survey Telescope for Astronomy (VISTA) in Cile. stata ottenuta come parte dell’indagine astronomica VISTA Variables in the Vía Láctea (VVV), che ha prodotto la mappa agli infrarossi più dettagliata della Via Lattea. Le rilevazioni agli infrarossi permettono di vedere le emissioni elettromagnetiche generate dalle giovani stelle e protostelle all’interno di RCW 38 che riescono a passare attraverso la coltre di gas e polveri che blocca quasi tutte le altre bande elettromagnetiche.