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Il cratere Dantu sul pianeta nano Cerere (Immagine cortesia Maria Cristina De Sanctis et al., Communications Earth & Environment, 2024)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Communications Earth & Environment” riporta la scoperta di aree ricche di ammonio nelle celebri macchie bianche sul pianeta nano Cerere. Un team di ricercatori composto da Maria Cristina De Sanctis, Filippo Giacomo Carrozzo, Mauro Ciarniello, Simone De Angelis, Marco Ferrari, Alessandro Frigeri e Andrea Raponi dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) IAPS (Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali) di Roma e da Eleonora Ammanito dell’ASI (Agenzia Spaziale Italiana) hanno esaminato dati raccolti dalla sonda spaziale Dawn della NASA concentrandosi sul cratere Dantu per identificare questi composti, che includono un nuovo sale di ammonio.

Alcuni dei sistemi osservati con il VLT e qui rappresentati non in scala per apparire con dimensioni simili.

Tre articoli pubblicati sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riportano diversi aspetti di un grande studio di 86 dischi protoplanetari localizzati in tre diverse regioni della Via Lattea. Team di ricercatori con diversi membri in comune hanno usato lo strumento SPHERE montato sul Very Large Telescope (VLT) dell’ESO in Cile all’interno dei programmi di osservazione GTO e DESTINYS. I risultati offrono un tesoro di informazioni sulla formazione planetaria nel vicinato cosmico che potrebbero portare a progressi nei modelli attuali e aiutare nuovi studi mirati.

Concetto artistico dell'esopianeta TOI-715b con la sua stella sullo sfondo (Immagine NASA / JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta l’identificazione dell’esopianeta TOI-715 b in un’orbita attorno alla sua stella in una posizione che risponde alla definizione più conservativa di zona abitabile. Un team di ricercatori che include tre astronomi dell’Osservatorio di Campo Catino ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale TESS della NASA confermate da altri strumenti per identificare quella che sembra una super-Terra con un raggio che circa 1,5 volte quello terrestre. Un secondo candidato esopianeta è stato scoperto che avrebbe dimensioni molto simili a quelle della Terra un po’ più lontano dalla sua stella ma servono osservazioni mirate per verificare che non si tratti di un falso positivo.

Foto dell'area in cui il delta di un fiume entrava nel lago che esisteva nel cratere Jezero (Immagine NASA/JPL-Caltech/ASU)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science Advances” riporta nuove prove che il cratere Jezero su Marte era un lago quando il pianeta rosso era giovane e molto più simile alla Terra. Un team di ricercatori coordinati dalla UCLA (Università della California a Los Angeles) e dall’Università di Oslo ha usato dati raccolti dal radar RIMFAX (Radar Imager for Mars’ Subsurface Experiment) montato sul Mars Rover Perseverance della NASA sfruttandone la capacità di compiere rilevazioni sotterranee fino a una profondità di 20 metri.

Dati raccolti tra il 20 maggio e l’8 dicembre 2022 in un’area di contatto tra il fondo del cratere e il delta di un antichissimo fiume hanno permesso di mappare quella zona e di ricostruire la sequenza di erosioni e depositi di sedimenti. Le condizioni erano favorevoli allo sviluppo di forme di vita e potrebbero essercene ancora tracce nei campioni raccolti da Perseverance.

Illustrazione del sistema della stella HD 63433

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta la conferma dell’esistenza dell’esopianeta HD 63433d, un pianeta roccioso con dimensioni vicine a quelle della della Terra che orbita attorno a una stella molto simile al Sole in un sistema già conosciuto. Un team di ricercatori guidato da Melinda Soares-Furtado dell’Università del Wisconsin-Madison e Benjamin Capistrant, ora studente all’Università della Florida, ha usato dati raccolti dal telescopio spaziale TESS della NASA per identificare HD 63433d all’interno dell’indagine THYME (TESS Hunt for Young and Maturing Exoplanets). La sua notevole vicinanza alla sua stella lo rende probabilmente un cosiddetto pianeta di lava dato che sul lato diurno la temperatura sulla superficie è stimata a oltre 1.500° Kelvin.