Stelle

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Una rappresentazione artistica di un evento di distruzione mareale: una stella viene distrutta dalle intense forze mareali di un buco nero supermassiccio, mentre parte della sua materia forma un disco di accrescimento attorno a esso. (Immagine generata da Google

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta i risultati di uno studio sulla formazione di getti di materiali da parte dei buchi neri trovando una regola che sembra essere indipendente dalla loro massa. Adelle Goodwin dell’International Centre for Radio Astronomy Research della Curtin University, in Australia, e Andrew Mummery dell’Institute for Advanced Study di Princeton, negli USA, hanno studiato una serie di eventi di distruzione mareale in cui buchi neri hanno distrutto una stella. Analizzando i dati raccolti, i ricercatori hanno concluso che tutti i buchi neri emettono potenti getti di materiali nello stesso momento del loro ciclo di accrescimento, il quale è legato solo alla velocità del buco nero nell’alimentarsi e non alla sua massa.

Betelgeuse vista dal radiotelescopio ALMA (Immagine ALMA(ESO/NAOJ/NRAO)/W. Dent et al.)

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta i risultati di osservazioni di strutture più durature del previsto nell’atmosfera della stella Betelgeuse. Un team di ricercatori ha usato il radiotelescopio ALMA per ottenere viste della superficie di Betelgeuse che sono tra le più dettagliate mai ottenute. Ciò ha permesso di studiare quella superficie, tutt’altro che omogenea, e le strutture all’interno dell’atmosfera.

Alcune delle galassie incluse nella mappa delle DESI Legacy Imaging Surveys (Immagine DESI Legacy Imaging Surveys/LBNL/DOE & KPNO/CTIO/NOIRLab/NSF/AURA)

Il team delle DESI Legacy Imaging Surveys ha rilasciato la più grande mappa bidimensionale dell’universo. Composta da 5.600 miliardi di pixel, questa mappa include quasi 4 miliardi di oggetti celesti che vanno dagli asteroidi alle galassie ma anche altri oggetti come stelle, buchi neri e altri ancora. Si tratta di un grande archivio che abbraccia circa tre quarti del cielo utile per studi astronomici che richiedono informazioni a frequenze ottiche e nell’infrarosso vicino. Questo risultato non è quello finale perché la mappa verrà usata per determinare la distanza di oggetti come i quasar per costruire una nuova mappa, stavolta tridimensionale.

Da destra: Orione, Betelgeuse e un dettaglio della candidata Betelgeuse B (Immagine ESO/M. Montargès et al. Background: N. Rissinger (skysurvey.org))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” offre la prova migliore dell’esistenza di una compagna della stella Betelgeuse. Un team di ricercatori guidato da Miguel Montargès dell’Osservatorio di Parigi – PSL ha usato lo strumento SPHERE, e in particolare il polarimetro ZIMPOL integrato in esso, montato sul VLT in Cile per catturare l’immagine diretta di quella che sembra proprio una stella vicina a Betelgeuse. Sarà necessario ottenere osservazioni indipendenti per confermare l’esistenza della candidata Betelgeuse B. Questo studio suggerisce che si tratti di una stella con una massa tra 2,6 e 3,1 volte quella del Sole.

La galassia Sextans A. Nel riquadro, in verde, idrocarburi policiclici aromatici (Immagine NASA, ESA, CSA, Elizabeth Tarantino (STScI), Martha Boyer (STScI), Julia Roman-Duval (STScI); Image Processing: Alyssa Pagan (STScI))

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta i risultati di uno studio sulla polvere generata da stelle giganti rosse verso la fine della loro vita in condizioni simili a quelle esistenti nelle prime galassie dell’universo. Un team di ricercatori guidato da Claudio Gavetti dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) e dell’Università degli Studi Roma Tre ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale James Webb per studiare la galassia nana Sextans A, dove l’ambiente è molto povero di metalli. Osservazioni di qualità impensabile nel passato hanno permesso di capire come queste stelle producano polvere cosmica in ambienti simili a quelli dell’universo primordiale.