Telescopi

Blog che parlano di telescopi e strumenti di osservazione astronomica

Una rappresentazione artistica di un evento di distruzione mareale: una stella viene distrutta dalle intense forze mareali di un buco nero supermassiccio, mentre parte della sua materia forma un disco di accrescimento attorno a esso. (Immagine generata da Google

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta i risultati di uno studio sulla formazione di getti di materiali da parte dei buchi neri trovando una regola che sembra essere indipendente dalla loro massa. Adelle Goodwin dell’International Centre for Radio Astronomy Research della Curtin University, in Australia, e Andrew Mummery dell’Institute for Advanced Study di Princeton, negli USA, hanno studiato una serie di eventi di distruzione mareale in cui buchi neri hanno distrutto una stella. Analizzando i dati raccolti, i ricercatori hanno concluso che tutti i buchi neri emettono potenti getti di materiali nello stesso momento del loro ciclo di accrescimento, il quale è legato solo alla velocità del buco nero nell’alimentarsi e non alla sua massa.

Due viste di Saturno ottenute grazie al telescopio spaziale Hubble. Sulla destra, la vista del polo sud del pianeta, con il decagono oggetto di questo studio

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science Advances” riporta la scoperta di una struttura a forma di decagono al polo sud del pianeta Saturno. Un team di ricercatori guidato dal professor Agustín Sánchez-Lavega dell’Università dei Paesi Baschi ha combinato osservazioni condotte con il telescopio spaziale Hubble tra il 2023 e il 2025. Hanno così notato un’evoluzione di questa struttura che inizialmente era solo vagamente definita per poi assumere contorni più definiti. Questo decagono ha similitudini con l’esagono al polo nord di Saturno ma mostra anche delle differenze. I ricercatori pensano che potrebbe essere generato da un nuovo fenomeno atmosferico.

Il telescopio spaziale Nancy Grace Roman decolla su un razzo vettore Falcon Heavy (Immagine NASA+)

Poco fa il telescopio spaziale Nancy Grace Roman della NASA è stato lanciato su un razzo vettore Falcon Heavy di SpaceX dal Kennedy Space Center. Dopo poco più di 31 minuti si è separato con successo dall’ultimo stadio del razzo e si è immesso sulla sua rotta che lo porterà verso l’area chiamata L2 (Lagrange Point 2), dove comincerà la sua missione scientifica.

Conosciuto inizialmente come WFIRST (Wide Field InfraRed Survey Telescope) per poi essere intitolato all’astronoma Nancy Grace Roman, questo telescopio spaziale ha avuto una storia complicata e fuori dal normale. Vari progetti per l’astronomia agli infrarossi sembravano impossibili da essere approvati per la mancanza di fondi sufficienti ma nel 2012 il National Reconnaissance Office (NRO) donò alla NASA due satelliti spia inutilizzati dotati di uno specchio delle dimensioni di quello di Hubble, che ha un diametro di 2,4 metri. Ciò ha permesso di far partire questo progetto.

Betelgeuse vista dal radiotelescopio ALMA (Immagine ALMA(ESO/NAOJ/NRAO)/W. Dent et al.)

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta i risultati di osservazioni di strutture più durature del previsto nell’atmosfera della stella Betelgeuse. Un team di ricercatori ha usato il radiotelescopio ALMA per ottenere viste della superficie di Betelgeuse che sono tra le più dettagliate mai ottenute. Ciò ha permesso di studiare quella superficie, tutt’altro che omogenea, e le strutture all’interno dell’atmosfera.

Alcune delle galassie incluse nella mappa delle DESI Legacy Imaging Surveys (Immagine DESI Legacy Imaging Surveys/LBNL/DOE & KPNO/CTIO/NOIRLab/NSF/AURA)

Il team delle DESI Legacy Imaging Surveys ha rilasciato la più grande mappa bidimensionale dell’universo. Composta da 5.600 miliardi di pixel, questa mappa include quasi 4 miliardi di oggetti celesti che vanno dagli asteroidi alle galassie ma anche altri oggetti come stelle, buchi neri e altri ancora. Si tratta di un grande archivio che abbraccia circa tre quarti del cielo utile per studi astronomici che richiedono informazioni a frequenze ottiche e nell’infrarosso vicino. Questo risultato non è quello finale perché la mappa verrà usata per determinare la distanza di oggetti come i quasar per costruire una nuova mappa, stavolta tridimensionale.